Di fronte a un mondo ferito da guerre, crisi e fallimenti personali, il Natale rischia di apparire come una consolazione fragile e illusoria. Il Vangelo di oggi, invece, ci annuncia una gioia vera e una salvezza che nascono dall’incarnazione: Dio entra nella nostra storia, si unisce all’umanità e rende l’uomo capace di amare come Lui. Accogliere questa luce, con libertà rinnovata ogni giorno, è l’alternativa al Natale di “zucchero, melassa e luminarie” e l’inizio di una Speranza che non viene vinta dalle tenebre.
Meditazione a cura di suor Antonella Simonetti, Francescana Missionaria di Assisi
“Non temete: ecco, vi annuncio una grande gioia, che sarà di tutto il popolo: oggi, nella città di Davide, è nato per voi un Salvatore, che è Cristo Signore.” (Lc 2,10-11).
Ma quale gioia e quale salvezza, in un mondo che si sta autodistruggendo attraverso le guerre, i disastri ambientali, le emergenze sanitarie?
Quale gioia e quale salvezza nei nostri fallimenti personali e comunitari, nelle tante delusioni che, più avanziamo negli anni, più rischiano di costellare la nostra esistenza?
E allora rifugiamoci almeno per qualche giorno in questo Natale di zucchero, melassa e luminarie, in questa festa di bambini, cosicché Babbo Natale ci aiuti a sognare un po’, per poi ripiombare nella dura, inesorabile realtà!
… Considerazioni forse amaramente serpeggianti nel cuore di tanti uomini e magari anche di qualche cristiano e talvolta… anche nel nostro cuore…
Vogliamo, però, lasciarci ammonire dal Signore: “Fermatevi! Sappiate che io sono Dio” (Sal 46,11). Vogliamo dare valore e credito a quella Parola che sappiamo venire da molto lontano e non essere una Parola solo umana.
Quale salvezza, dunque, e quale gioia?
“Mentre un profondo silenzio avvolgeva tutte le cose, e la notte era a metà del suo rapido corso, la tua parola onnipotente dal cielo, dal tuo trono regale, guerriero implacabile, si lanciò in mezzo a quella terra di sterminio.” (Sap 18, 14-15).
Ad un certo punto della storia Dio ha deciso di prendere una carne umana, di unirsi “in certo modo ad ogni uomo” (GS 22), per rendere finalmente l’uomo “capace” di Dio. Non solo per raccontarci chi è Dio, e dunque chi è l’uomo realmente riuscito, ma per donarci la sua stessa vita divina, per redimere la nostra libertà malata e donarci la possibilità di amare come Egli ama, nella dimensione del dono totale. Ecco la grande bella notizia da cui scaturiscono la salvezza e la gioia: non siamo soli, abbandonati a noi stessi e alla nostra incapacità, in balia del nostro peccato, perché ormai la nostra povera umanità è “impastata” definitivamente di divinità. Il Signore Gesù, il Vivente abita in noi, abita la nostra carne, per condurre la nostra vita nell’amore, fino all’abbraccio definitivo col Padre.
D’altra parte, nella relazione Dio – uomo nulla avviene automaticamente, perché il Signore ha troppo rispetto della nostra libertà per trattarci come dei burattini. E il caso serio è proprio rappresentato dalla nostra libertà! “A quanti lo hanno accolto ha dato potere di diventare figli di Dio” (Gv 1,12). Alla nostra libertà, ormai resa capace di Dio, perché Dio si è fatto uomo, è chiesto di scegliere sempre e di nuovo di aprirsi a questo grande dono, di lasciarsi continuamente evangelizzare. I piccoli o grandi “no” all’azione di Dio in noi generano le nostre piccole o grandi guerre personali, fino alle grandi guerre planetarie.
“I suoi non lo hanno accolto” (Gv 1,11), allora come oggi, ma… “La luce splende nelle tenebre e le tenebre non l’hanno vinta” (Gv 1,5). Ecco la vera alternativa al vuoto Natale di zucchero e melassa: aprire il mio cuore al Signore, dire ogni giorno il mio “sì” alla sua azione in me, credere che la sua luce è più forte delle tenebre e lasciarmene avvolgere, per poter diventare una piccola fiammella che risplende di quel grande fuoco che è Lui.