Dalla nostra parte. Commento al Vangelo del Battesimo del Signore

Nel Battesimo al Giordano, Gesù compie un gesto che sorprende: entra nelle acque destinate ai peccatori e sceglie di stare accanto all’umanità fragile, ferita, in ricerca. È lo stile di Dio che non salva da lontano, non giudica dall’alto, ma si immerge nella nostra storia e cammina con noi. Questa festa diventa allora anche memoria del nostro battesimo: siamo chiamati a passare “dall’altra parte”, a guardare la vita con gli occhi dell’altro e a lasciarci trasformare dalla misericordia, perché impariamo a vivere come Gesù, non sopra gli altri ma al loro fianco.

Meditazione a cura di padre Luca Vitali, Comunità Missionaria di Villaregia.

Dal Vangelo secondo Matteo (Mt 3,13-17)

In quel tempo, Gesù dalla Galilea venne al Giordano da Giovanni, per farsi battezzare da lui.
Giovanni però voleva impedirglielo, dicendo: «Sono io che ho bisogno di essere battezzato da te, e tu vieni da me?». Ma Gesù gli rispose: «Lascia fare per ora, perché conviene che adempiamo ogni giustizia». Allora egli lo lasciò fare.
Appena battezzato, Gesù uscì dall’acqua: ed ecco, si aprirono per lui i cieli ed egli vide lo Spirito di Dio discendere come una colomba e venire sopra di lui. Ed ecco una voce dal cielo che diceva: «Questi è il Figlio mio, l’amato: in lui ho posto il mio compiacimento».

Commento al Vangelo

C’è imbarazzo nei Vangeli. Quando si parla di battesimo è come se gli evangelisti abbassassero lo sguardo e raccontassero questi fatti come una cosa che crea loro difficoltà. E allora: Marco lo dice in due parole, Matteo ci aggiunge la storia del Battista che non si sente degno e lascia fare e Luca ammorbidisce la scena. Il fatto infatti è e resta scandaloso perché: cosa ci fa Gesù a farsi battezzare se il battesimo serve a pentirsi per i propri peccati? Gesù aveva qualcosa per il quale chiedere perdono?

Eppure, dietro questa storia si gioca lo stile di Dio. Egli infatti non ci salva stando fuori delle nostre vite, osservando e magari giudicando restando fuori, ma immergendosi nella nostra realtà, mettendosi dalla nostra parte. È facile, infatti, sentenziare restando dentro i propri confini, conoscendo solo la propria realtà, mentre è diverso guardare la scena superando il confine dell’io per cogliere anche dalla prospettiva dell’altro. Con il suo battesimo Gesù fa proprio questo: viene di qua, dalla nostra parte, dalla parte di chi sbaglia, di chi fallisce, di chi prova a rialzarsi, di chi soffre, di chi piange, di chi pecca. Durante la sua vita pubblica Egli si prenderà cura degli altri avvicinandoli, ponendo domande, mettendosi in ascolto, toccandoli, per condividere, per immergersi in quel dolore. Non si pone sopra, ma a fianco.

Scrive Papa Leone: “Il Vangelo è annunciato correttamente solo quando spinge a toccare la carne degli ultimi e avvertendo che il rigore dottrinale senza misericordia è un discorso vuoto” (DT 48) e ancora: “Tutti questi esempi ci insegnano che servire i poveri non è un gesto da fare “dall’alto verso il basso”, ma un incontro tra pari, dove Cristo viene rivelato e adorato” (DT 79).

Dio non resta in alto, ma si abbassa, non resta a guardare, ma corre in nostro aiuto, non giudica, ma condivide fino a sprofondare nelle nostre vite perché Lui è il Dio con noi! Questo è il suo battesimo.
E noi che oggi ricordiamo il nostro siamo invitati a domandarci se l’immersione nelle acque della misericordia di Dio ci rendono più o meno capaci di condividere la nostra vita con gli altri così come ha fatto Gesù.

Parole e passi: scrivi qualche parola che ti aiuti a capire in quale situazione della tua vita attuale hai bisogno di passare dall’altra parte per capire davvero la realtà.

Signore, tu che con il battesimo t’immergi nella nostra realtà, aiutaci a guardare la realtà ponendoci dall’altra parte della strada.

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