“Seguimi”: la chiamata che ha cambiato la vita di suor Elisa, missionaria in Burundi

In occasione della Giornata Mondiale della Vita Consacrata del 2 febbraio, la storia di Elisa Branchi, religiosa delle Suore Operaie della Santa Casa di Nazareth e missionaria in Burundi, racconta una vocazione nata da una fede semplice respirata in famiglia e cresciuta attorno a una parola del Vangelo diventata luce per il cammino: “Seguimi”. Dalle domande dell’adolescenza alla scelta della vita consacrata, fino alla missione tra i più poveri, suor Elisa mostra come la fede possa prendere forma nel quotidiano, nella condivisione e nell’incontro tra culture, trasformando la vita ordinaria in dono per gli altri.

di Vittoria Terenzi

«La sintesi della mia vocazione è questa: questo «seguimi» che il Signore mi ha detto tanti anni fa, e che tutt’ora mi dice e la disponibilità a fare quello che mi viene chiesto. La disponibilità a un’obbedienza che mi ha fatto uscire dal mio paese natale, per scoprire come il Signore è presente anche in un altro popolo, quello burundese, mi sta dando molto, mi sta aiutando a dare concretezza sempre alla fede, a viverla nel quotidiano in una maniera semplice anche straordinaria perché il Signore c’è e i più poveri te lo insegnano, lo respiri con i più poveri, che il Signore veramente c’è, è lì». Suor Elisa Branchi, 41 anni, originaria di Castenedolo nella provincia di Brescia, appartiene alla Congregazione delle suore Operaie della Santa Casa di Nazareth. È missionaria in Burundi da 4 anni e, da lì, racconta la storia della sua vocazione.

«Vengo da una famiglia cattolica, praticante, dove i miei genitori attraverso la loro vita, attraverso il loro amore, mi hanno trasmesso il valore della fede. Non una fede studiata sui libri di testo, studiata a catechismo, ma una fede che aveva il profumo della vita. Penso che, nel mio cammino di fede, molto ha influito il loro vivere, la fede. La loro testimonianza, a volte anche magari nascosta, magari confusa nelle azioni ripetitive della vita quotidiana, mi ha incuriosito, ha fatto in modo che questo desiderio di Dio crescesse in me».

Fin da piccola Elisa frequenta la parrocchia, vive come tante ragazze, sognando un marito, una famiglia numerosa, aperta anche a chi si trova nel bisogno. Poi le Missioni popolari nella sua parrocchia la fanno riflettere: «Ero ancora adolescente, avevo 16 anni, quando nel 2000 ho vissuto le missioni popolari nel mio paese e lì, chiacchierando con un frate missionario, avevo colto che amavo il Signore, ma non riuscivo a capire come fosse possibile provare un amore così forte e profondo per il Signore e nel frattempo cercare anche qualcuno con cui condividere una vita. Questa domanda è rimasta lì per un po’ di tempo, poi l’ho dimenticata».

La vita prosegue: il diploma, l’università e la prima esperienza di lavoro. Nel frattempo Elisa si impegna in molti ambiti, fa pallavolo a livello agonistico, ma le grandi domande rimangono nel suo cuore, fino a diventare sempre più urgenti. Decide, allora, di partecipare a un’esperienza per giovani in Trentino, in una casa delle suore Operaie della Santa Casa di Nazareth: «siamo andate a Roncone, in provincia di Trento, e abbiamo partecipato a questa settimana. Mi sono trovata bene, ho conosciuto dei giovani come me, semplici, c’è stata una bella condivisione e c’erano queste suore gioiose con cui mi trovavo bene, mi faceva bene vederle». Con una di loro parla di se, della sua ricerca e riceve l’invito a partecipare a un cammino vocazionale. «Alla fine del percorso, c’era questa Parola della chiamata di Matteo, dove Gesù dice a Matteo seguimi, che mi ha interpellato anche se ancora non capivo dove il Signore mi volesse».

Così Elisa continua a partecipare agli incontri di preghiera organizzati dalle suore Operaie, ai campi, anche se ancora non sente il desiderio di diventare suora. «Ogni tanto saltava fuori questa parola seguimi, che non trovava un senso fino a quando un giorno, ero nel pieno della mia inquietudine e questo seguimi si è fatto chiaro: era un seguimi che aveva il nome delle Suore Operate della Santa Casa di Nazareth. Era estate, ero a casa sola perché i miei erano in vacanza, stavo sistemando il giardino e in quel gesto quotidiano, nel cuore ha palpitato questo desiderio che era essere Suore Operaia. In quell’istante stesso, ho detto: “se è questa, Signore, la strada che tu mi proponi per la felicità, ti dico subito sì”. È stato nel dirgli di sì, nel cuore, che quel vuoto che c’era dentro di me si è riempito, è scattata una serenità tale che non riesco ad descrivere, ma che tutt’ora mi abita, nonostante le difficoltà, le crisi del cammino, che sono inevitabili».

Dopo aver fatto i voti perpetui, a suor Elisa viene proposto di vivere un’esperienza missionaria in Burundi, dove ci sono nove comunità di suore Operaie, molte burundesi e alcune italiane. «Mi è stato proposto questa esperienza missionaria in Burundi. All’inizio è stata un po’ una sorpresa perché non me l’aspettavo, ma poi, anche lì, è ritornato ancora quel seguimi che il Signore mi aveva detto all’inizio della mia giovinezza, il suo invito: “fidati, non temere, se sei con me non c’è niente da temere”. Allora mi sono fidata e sono partita, quindi anche il sì che ho detto alla mia famiglia religiosa è stato un sì libero, innamorato di questa vita».

In Burundi le Suore Operaie operano soprattutto nel settore sanitario, educativo, hanno dei dispensari, che sono ambulatori di primo soccorso, nell’entroterra del Paese, e delle scuole professionali per formare i giovani al lavoro e dare loro speranza. Suor Elisa ora abita nella comunità di formazione a Gitega, la capitale politica del paese. «La mia missione è molto semplice, è condividere la vita con le sorelle e con le giovani in formazione e cercare di essere quel ponte tra culture diverse», racconta. «Il Vangelo ci fa sentire sorelle, questa è la straordinarietà: poter vivere insieme, nonostante non ci siamo scelte, ma grazie al cammino che il Vangelo ci fa fare ogni giorno, con la meditazione, con la preghiera quotidiana».

Vittoria Terenzi

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