Nel Vangelo di questa domenica Gesù non abolisce la Legge, ma la conduce alla sua pienezza proponendoci un “codice nuovo”: non norme più dure, ma un criterio interiore che nasce dal cuore e trasforma le relazioni, andando oltre il minimo indispensabile.
La meditazione, a cura di fra Adolfo Marmorino OFM, mette in dialogo questo passaggio evangelico con l’esperienza di Francesco d’Assisi, che ha preso sul serio il Vangelo fino a lasciarsene trasformare. Un invito a vivere una giustizia più profonda, fatta di pace, verità e fraternità concreta.
Dal Vangelo secondo Matteo (Mt 5,17-37)
In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «Non crediate che io sia venuto ad abolire la Legge o i Profeti; non sono venuto ad abolire, ma a dare pieno compimento. In verità io vi dico: finché non siano passati il cielo e la terra, non passerà un solo iota o un solo trattino della Legge, senza che tutto sia avvenuto. Chi dunque trasgredirà uno solo di questi minimi precetti e insegnerà agli altri a fare altrettanto, sarà considerato minimo nel regno dei cieli. Chi invece li osserverà e li insegnerà, sarà considerato grande nel regno dei cieli.
Io vi dico infatti: se la vostra giustizia non supererà quella degli scribi e dei farisei, non entrerete nel regno dei cieli.
Avete inteso che fu detto agli antichi: “Non ucciderai; chi avrà ucciso dovrà essere sottoposto al giudizio”. Ma io vi dico: chiunque si adira con il proprio fratello dovrà essere sottoposto al giudizio. Chi poi dice al fratello: “Stupido”, dovrà essere sottoposto al sinedrio; e chi gli dice: “Pazzo”, sarà destinato al fuoco della Geènna.
Se dunque tu presenti la tua offerta all’altare e lì ti ricordi che tuo fratello ha qualche cosa contro di te, lascia lì il tuo dono davanti all’altare, va’ prima a riconciliarti con il tuo fratello e poi torna a offrire il tuo dono.
Mettiti presto d’accordo con il tuo avversario mentre sei in cammino con lui, perché l’avversario non ti consegni al giudice e il giudice alla guardia, e tu venga gettato in prigione. In verità io ti dico: non uscirai di là finché non avrai pagato fino all’ultimo spicciolo!
Avete inteso che fu detto: “Non commetterai adulterio”. Ma io vi dico: chiunque guarda una donna per desiderarla, ha già commesso adulterio con lei nel proprio cuore.
Se il tuo occhio destro ti è motivo di scandalo, cavalo e gettalo via da te: ti conviene infatti perdere una delle tue membra, piuttosto che tutto il tuo corpo venga gettato nella Geènna. E se la tua mano destra ti è motivo di scandalo, tagliala e gettala via da te: ti conviene infatti perdere una delle tue membra, piuttosto che tutto il tuo corpo vada a finire nella Geènna.
Fu pure detto: “Chi ripudia la propria moglie, le dia l’atto del ripudio”. Ma io vi dico: chiunque ripudia la propria moglie, eccetto il caso di unione illegittima, la espone all’adulterio, e chiunque sposa una ripudiata, commette adulterio.
Avete anche inteso che fu detto agli antichi: “Non giurerai il falso, ma adempirai verso il Signore i tuoi giuramenti”. Ma io vi dico: non giurate affatto, né per il cielo, perché è il trono di Dio, né per la terra, perché è lo sgabello dei suoi piedi, né per Gerusalemme, perché è la città del grande Re. Non giurare neppure per la tua testa, perché non hai il potere di rendere bianco o nero un solo capello. Sia invece il vostro parlare: “sì, sì”, “no, no”; il di più viene dal Maligno».
Commento al Vangelo
Nel discorso della montagna, Gesù non oppone semplicemente un comandamento a un altro. Apre un varco. Mostra che la vita può essere abitata in un modo più libero, più interiore, più umano. Le sue antitesi, quindi, non cancellano ciò che c’era prima: lo attraversano, lo portano oltre, come se la legge trovasse finalmente il suo respiro.
Così, dietro il “non uccidere”, Gesù scorge l’ira che divide; dietro il “non commettere adulterio”, lo sguardo che possiede; dietro il giuramento, la parola che si difende da sola; dietro la logica della ritorsione, la possibilità di un gesto che disarma; dietro l’amore per i vicini, l’orizzonte inatteso dei nemici. Ogni antitesi è un invito a spostare il baricentro: dalla norma al cuore, dal minimo indispensabile alla pienezza.
È un movimento che ricorda, un altro registro, quello che Francesco d’Assisi ha vissuto e raccontato. Anche lui ha attraversato le forme conosciute per cercare un modo più essenziale di stare al mondo. Ha scoperto che la pace nasce prima dentro di sé, che la purezza è uno sguardo libero, che la parola vale quando è semplice, che la forza non coincide con la violenza, che la fraternità non ha confini. Non ha inventato nulla: ha preso sul serio il Vangelo fino a lasciarsene trasformare.
Così, le antitesi di Matteo 5 e l’esperienza di Francesco si incontrano in un punto preciso: nella convinzione che l’essere umano può cambiare davvero, che un “di più” è possibile non come gesto eroico ma come maturazione. La libertà prende forma quando si smette di misurare e si entra nella logica del dono; in questo modo, la pace emerge non come assenza di conflitto ma come modo diverso di attraversarlo e la fraternità si rivela non come sentimento spontaneo ma come scelta quotidiana di apertura, anche se questo costa (e molto spesso tanto).
In questo senso, le parole di Gesù non sono un codice nuovo, e quelle di Francesco non sono un’imitazione ingenua. Sono due modi, diversi e consonanti, di indicare una stessa direzione: un’umanità riconciliata, capace di andare oltre la superficie, oltre il calcolo, oltre la paura. Un’umanità che non si accontenta di ciò che è, perché intravede ciò che può diventare.
fra Adolfo Marmorino OFM