Nella nostra vita siamo di frequente immersi in molte cose, e non manca la sensazione di esserne sommersi: lavoro, famiglia, salute, preoccupazioni varie, la crisi mondiale che ci minaccia da vicino. Andare nel deserto in questa Quaresima può essere un tempo favorevole per riprendere spazi, tempi, per riprendersi in mano, per avvicinarsi a Dio e crescere nella relazione con Lui. Meditazione sul Vangelo della I domenica di Quaresima a cura di sr. Stefania Raspo, missionaria della Consolata.
La prima domenica di Quaresima presenta ogni anno il racconto delle tentazioni di Gesù nel deserto, secondo la versione dei tre Vangeli sinottici. Sono brani evangelici sensibilmente diversi uno dall’altro, ma tutti danno un orientamento significativo per vivere il tempo di Quaresima come un “tempo favorevole”, usando l’espressione di San Paolo (2 Corinzi, 6,2).
Dal Vangelo secondo Matteo (Mt 4,1-11)
In quel tempo, Gesù fu condotto dallo Spirito nel deserto, per essere tentato dal diavolo. Dopo aver digiunato quaranta giorni e quaranta notti, alla fine ebbe fame. Il tentatore gli si avvicinò e gli disse: «Se tu sei Figlio di Dio, di’ che queste pietre diventino pane». Ma egli rispose: «Sta scritto: “Non di solo pane vivrà l’uomo, ma di ogni parola che esce dalla bocca di Dio”».
Allora il diavolo lo portò nella città santa, lo pose sul punto più alto del tempio e gli disse: «Se tu sei Figlio di Dio, gèttati giù; sta scritto infatti: “Ai suoi angeli darà ordini a tuo riguardo ed essi ti porteranno sulle loro mani perché il tuo piede non inciampi in una pietra”». Gesù gli rispose: «Sta scritto anche: “Non metterai alla prova il Signore Dio tuo”».
Di nuovo il diavolo lo portò sopra un monte altissimo e gli mostrò tutti i regni del mondo e la loro gloria e gli disse: «Tutte queste cose io ti darò se, gettandoti ai miei piedi, mi adorerai». Allora Gesù gli rispose: «Vàttene, satana! Sta scritto infatti: “Il Signore, Dio tuo, adorerai: a lui solo renderai culto”».
Allora il diavolo lo lasciò, ed ecco degli angeli gli si avvicinarono e lo servivano.
Il deserto e l’esodo verso la libertà
I quaranta giorni di Quaresima ricordano i quaranta anni vissuti dal popolo di Israele nel deserto, in un viaggio che lo ha portato dalla schiavitù d’Egitto alla libertà della Terra promessa. Pertanto, quando il Nuovo Testamento parla di deserto e di esodo, dobbiamo riferirci a questa esperienza fondante, che è la relazione di Dio con il suo popolo. Dio ascolta il grido degli israeliti, interviene prodigiosamente e li libera dall’oppressione del Faraone, quindi li conduce in un percorso di liberazione molto più profonda, in cui il popolo impara a fidarsi di Dio, a ritornare a Lui quando sbaglia o lo tradisce, a scoprire e toccare con mano che quando Dio promette, mantiene la sua parola, perché lui è fedele.
Il deserto è il luogo in cui avviene questa relazione, con i suoi alti e bassi: un luogo dove c’è solo l’essenziale, e alle volte nemmeno quello c’è. Può esaurirsi l’acqua, può mancare il cibo.
Nella nostra vita siamo di frequente immersi in molte cose, e non manca la sensazione di esserne sommersi: lavoro, famiglia, salute, preoccupazioni varie, la crisi mondiale che ci minaccia da vicino.
Andare nel deserto in questa Quaresima può essere un tempo favorevole per riprendere spazi, tempi, per riprendersi in mano, per avvicinarsi a Dio e crescere nella relazione con Lui. Per questo la Chiesa propone alcune pratiche: la preghiera, il digiuno, l’elemosina (solidarietà).
Mi chiedo: quali cose mi sommergono? Quali scelte posso fare per vivere nel deserto in questi quaranta giorni?
Gesù nel deserto ci insegna come vivere la relazione con Dio
Gesù, Dio incarnato, non poteva che vivere anche lui l’esperienza del deserto, in tutto solidale con la nostra umanità. Lui, il Figlio prediletto del Padre, viene tentato dal Diavolo allo stesso modo di Adamo ed Eva, nostri progenitori, di cui leggiamo la vicenda nella prima lettura di oggi.
Sono tre le tentazioni narrate da Matteo: la prima nasce da un bisogno molto elementare, che è la fame. Gesù non sottovaluta o disprezza questo bisogno, basti pensare come si preoccupa per la folla che non ha cibo, e per cui compie il miracolo della condivisione dei pani (vedi Matteo 14,13-21). Ma la proposta del tentatore è molto sottile: “Se tu sei Figlio di Dio… compi il miracolo”. Nel capitolo precedente Dio aveva assicurato, dopo il Battesimo di Gesù: “Questi è il Figlio mio prediletto” (Matteo 3,17). Il diavolo invita Gesù a mettersi al primo posto, a diventare lui Creatore al posto del Padre, trasformando delle pietre in pane. E Gesù risponde dicendo che l’assoluto è Dio, non il pane. L’assoluto è la sua Parola, anzi: ogni sua parola.
La seconda tentazione vuole mettere alla prova l’esperienza di Dio come “protettore”, padre buono che vuole il bene dei suoi figli. Anche qui la proposta del tentatore è sottile, parte dalla Parola di Dio, che rivela alla persona l’amore di Dio: Egli promette di mandare angeli a proteggerla da ogni male o pericolo. Questa è una verità rivelata su cui fondare la propria vita e crescere nella fiducia in Dio, ma qui il diavolo propone di buttarsi giù dal pinnacolo del Tempio, per provare questa fiducia. Un atto autolesionistico che vuole fare il test di affidabilità di Dio come protettore. E Gesù non accetta, non vuole tentare Dio, non entra nel meccanismo del tentatore!
La terza è, se vogliamo, una tentazione un po’ più sfacciata e diretta: “Adora me, e ti darò la gloria della terra”. Regnare, avere soldi e potere, non sono una realtà che attrae chiunque? A quale costo, però? Al costo di adorare un altro Dio, costruito con le proprie mani, Gesù dirà che non si può servire Dio e mammona (Matteo 6,24). E Gesù sceglie di adorare solo Dio.
Il nostro esodo: il cammino verso la libertà dall’IO a DIO
Le tentazioni possono essere rilette alla luce dell’esodo, del cammino verso la libertà, dall’IO e DIO.
IO e DIO, due parole così simili, una sola lettera che fa tutta la differenza, e Gesù, nel deserto e in tutta la sua vita, ci insegna a fare questo questo cammino verso la libertà: dall’IO a DIO. Non è un percorso facile, sembra piuttosto una lotta, una dialettica, come quella rappresentata dalle parole di Satana. Siamo naturalmente egoistici ed egocentrati, e il contesto culturale odierno amplifica e autorizza la centralità dell’IO, come qualcosa di assoluto. Concentrati in noi stessi, ciascuno come un’isola, o un castello chiuso e inespugnabile, perdiamo la relazione genuina con Dio e con gli altri.
Un cammino di reale conversione sposta il centro su DIO, per scoprire (dopo un’ascesi anche molto esigente) che l’IO si trova pienamente realizzato, in pace con sé stesso e con tutti, libero dalle sue stesse dinamiche, solo quando lascia il centro e lo ridona a DIO.
Tutta la vita di Gesù propone questa nuova condizione redenta, e anche la risposta di Gesù alle tentazioni lo rivela.
La prima tentazione: Gesù sposta il centro da sè e dalla sua fame alla centralità di Dio e la sua Parola. L’IO non è un assoluto, lo è DIO. Il digiuno materiale della Quaresima è un’ottima esperienza per spostare la concentrazione dai nostri bisogni all’incontro con il Signore. E’ uno sforzo che richiama il corpo a una rinuncia, e pretende che la nostra mente si innalzi dai bisogni basici a una vita più libera. Nell’epoca del consumo, privarsi del consumo è una potente scelta che aiuta nell’esodo.
Il digiuno in Quaresima ci aiuta ad elevarci al di sopra dei bisogni e a relativizzare quello di cui veramente abbiamo bisogno.
La seconda tentazione: se l’IO è al centro, DIO diventa un distributore di beni e favori, che posso persino pretendere. Se DIO è al centro, allora mi fido e mi affido a lui, e faccio esperienza della sua protezione amorosa.
La preghiera e la lettura della Parola di Dio in Quaresima sono un’occasione per incontrare Dio, il suo vero volto di Padre amoroso, così come si rivela nella Bibbia e, alla luce della Parola, nella nostra vita.
La terza tentazione: potere e gloria sono le mète ambite dall’IO. Siamo quotidianamente bombardati da notizie di pochi ultramiliardari che hanno nelle mani le sorti dell’umanità intera, che pensano di poter disporre delle persone e dei territori come se fossero merce che si compra o si ruba.
La solidarietà fraterna che si realizza in Quaresima riafferma l’importanza della fraternità universale, della destinazione universale dei beni, per cui nessun fratello o sorella dovrebbe essere privato del pane e di condizioni di vita dignitose. Un messaggio controcorrente e una scelta rivoluzionaria, di cui oggi c’è tanto bisogno.
Suor Stefania Raspo, missionaria della Consolata