Gesù e la Samaritana: l’Acqua viva che disseta il cuore. Commento al Vangelo

Nel Vangelo della terza domenica di Quaresima l’incontro tra Gesù e la donna samaritana al pozzo diventa occasione per riflettere sulla sete più profonda dell’uomo e sulla ricerca di quell’Acqua viva che può davvero dissetare il desiderio di vita, guarire le ferite del cuore e aprire un cammino oltre i nostri deserti.

Meditazione a cura di suor Antonella Simonetti, Francescana Missionaria di Assisi

Dal Vangelo secondo Giovanni (Gv 4,5-15.19b-26.39a.40-42)

In quel tempo, Gesù giunse a una città della Samarìa chiamata Sicar, vicina al terreno che Giacobbe aveva dato a Giuseppe suo figlio: qui c’era un pozzo di Giacobbe. Gesù dunque, affaticato per il viaggio, sedeva presso il pozzo. Era circa mezzogiorno. Giunge una donna samaritana ad attingere acqua. Le dice Gesù: «Dammi da bere». I suoi discepoli erano andati in città a fare provvista di cibi. Allora la donna samaritana gli dice: «Come mai tu, che sei giudeo, chiedi da bere a me, che sono una donna samaritana?». I Giudei infatti non hanno rapporti con i Samaritani. Gesù le risponde: «Se tu conoscessi il dono di Dio e chi è colui che ti dice: Dammi da bere!, tu avresti chiesto a lui ed egli ti avrebbe dato acqua viva». Gli dice la donna: «Signore, non hai un secchio e il pozzo è profondo; da dove prendi dunque quest’acqua viva? Sei tu forse più grande del nostro padre Giacobbe, che ci diede il pozzo e ne bevve lui con i suoi figli e il suo bestiame?».
Gesù le risponde: «Chiunque beve di quest’acqua avrà di nuovo sete; ma chi berrà dell’acqua che io gli darò, non avrà più sete in eterno. Anzi, l’acqua che io gli darò diventerà in lui una sorgente d’acqua che zampilla per la vita eterna». «Signore – gli dice la donna -, dammi quest’acqua, perché io non abbia più sete e non continui a venire qui ad attingere acqua. Vedo che tu sei un profeta! I nostri padri hanno adorato su questo monte; voi invece dite che è a Gerusalemme il luogo in cui bisogna adorare».
Gesù le dice: «Credimi, donna, viene l’ora in cui né su questo monte né a Gerusalemme adorerete il Padre. Voi adorate ciò che non conoscete, noi adoriamo ciò che conosciamo, perché la salvezza viene dai Giudei. Ma viene l’ora – ed è questa – in cui i veri adoratori adoreranno il Padre in spirito e verità: così infatti il Padre vuole che siano quelli che lo adorano. Dio è spirito, e quelli che lo adorano devono adorare in spirito e verità».
Gli rispose la donna: «So che deve venire il Messia, chiamato Cristo: quando egli verrà, ci annuncerà ogni cosa». Le dice Gesù: «Sono io, che parlo con te».
Molti Samaritani di quella città credettero in lui. E quando giunsero da lui, lo pregavano di rimanere da loro ed egli rimase là due giorni. Molti di più credettero per la sua parola e alla donna dicevano: «Non è più per i tuoi discorsi che noi crediamo, ma perché noi stessi abbiamo udito e sappiamo che questi è veramente il salvatore del mondo».

Commento al Vangelo

“Il mio popolo ha abbandonato me, sorgente d’acqua viva, e si è scavato cisterne piene di crepe, che non trattengono l’acqua” (Ger 2,13).

Lasciamoci accompagnare, nell’accostare il nostro testo, da questa frase del profeta Geremia, che i lettori di Giovanni avevano bene in mente mentre leggevano questo brano.

La prima domenica di Quaresima ci ha presentato Gesù che, appoggiandosi unicamente sulla Parola di Dio, inizia, a beneficio di tutti noi, la sua lotta contro il male, che porterà a compimento sulla croce e attraverso la croce.

La seconda domenica ci ha offerto una sosta ristoratrice: il volto luminoso del Figlio ci ha confermato nella certezza che la morte non avrà l’ultima parola.

Le successive tre domeniche di questo anno, l’anno A, ci aiutano a comprendere chi è Colui che sta andando a morire per noi, per poi risorgere vittorioso dalla morte: Egli è l’Acqua viva, è la Luce vera, è la Vita piena.

L’incontro tra Gesù e la donna samaritana ci aiuta a comprendere chi è Lui e chi siamo noi.

“Gesù doveva attraversare la Samaria”, una terra pagana, scismatica, profondamente segnata dal peccato, dalla lontananza da Dio. Ecco la prima buona notizia: il Signore vuole attraversare quella terra pagana che è presente nel cuore di ognuno di noi; ciò che ci rende lontani da Lui non lo spaventa, anzi lo attrae, perché sa che abbiamo bisogno di Lui, ci ama così come siamo e così come siamo vuole farci entrare in comunione con Lui. Quaresima: occasione buona per gettare la maschera dinanzi a Colui che è Amore!

Gesù incontra questa donna al pozzo, luogo – nell’Antico Testamento – dell’incontro amoroso, del matrimonio, dell’unione intima. Ma questa è una donna ferita, con una vita sentimentale molto travagliata… forse per questo motivo va al pozzo a mezzogiorno, per non incontrare nessuno, e invece incontra questo straniero che, sorprendentemente, le rivolge la parola e si presenta a lei come un mendicante, come uno che ha bisogno: “Dammi da bere”.

Ecco la seconda buona notizia: il Signore è Colui che prende sempre l’iniziativa, è Colui che ci cerca per primo, che si abbassa al nostro livello, per metterci a nostro agio.

Ad un certo punto Gesù alza il livello del discorso, introducendo il tema dell’acqua viva, un altro simbolo molto presente nell’Antico Testamento. La tradizione sapienziale identifica l’acqua con la Sapienza, il dono più grande che Dio fa all’uomo, e che poi si concretizzerà nel dono del Figlio. I profeti, poi, identificheranno l’acqua viva con Dio e la sua salvezza, salvezza che il popolo rifiuta, scavandosi “cisterne piene di crepe, che non tengono l’acqua”. L’acqua viva che Gesù promette, dunque, è la sua stessa vita, la vita stessa di Dio, a cui ciascuno di noi è chiamato a partecipare per puro dono di grazia. È questo quel “matrimonio” che è rimasto sullo sfondo fin dall’inizio e al quale il Signore chiama ciascuno di noi.

La donna sembra far fatica a seguire il discorso di Gesù, rimane ad un altro livello, più basso, ma Gesù la aspetta, si mette al suo livello, la conduce con pazienza.

Ad un tratto Gesù sembra cambiare discorso, invitando la donna a chiamare suo marito; in realtà vuole portare il discorso ad un livello più profondo: vuole sollevare la questione che i “matrimoni” della donna non sono veri e propri matrimoni (questi cinque mariti alludono anche agli idoli adorati dai samaritani) e vuole suscitare in lei il desiderio del matrimonio vero, dell’incontro vero, l’incontro con Lui, l’unico che può donare quella vita che è la Vita di Dio in me.

“Io non ho marito”: la donna ormai non si nasconde più, ha capito che si può fidare di quell’uomo così strano, che ha iniziato un dialogo con lei, che l’ha accompagnata con estrema delicatezza, che non la giudica, che la guarda come forse nessun uomo l’ha mai guardata.

Probabilmente, finché non lasciamo entrare il Signore nel nostro peccato, nelle nostre idolatrie, nella nostra distanza da Lui, finché continueremo a esibire davanti a Lui la nostra presunta santità, la nostra autosufficienza non entreremo mai in una relazione vera, autentica con Lui.

“Vedo che tu sei un profeta”: la donna comincia a lasciarsi coinvolgere e porta il discorso sul piano del culto, come a dire, un po’ a tentoni: “qual è la via per giungere a quell’acqua viva, a quel matrimonio, a quella vita piena”?

“I veri adoratori adoreranno il Padre in Spirito e Verità…il Messia sono io, che parlo con te”: ecco la rivelazione di Gesù: al Padre, alla vita di Dio si giunge nello Spirito e attraverso Cristo (la Verità) e “il Cristo sono io, che parlo con te”. Gesù qui si definisce come Colui che parla all’uomo: “Io sono Colui che parla con te, che cerca una relazione intima, profonda, personale con te, per legarti a me, per donarti la mia stessa vita, per introdurti nella mia relazione col Padre” e infatti ci ricorda il Salmo 28,1: “Se tu non mi parli, sono come chi scende nella fossa”!

“La donna lasciò la sua anfora…”: A questo punto la donna lascia l’anfora: ciò significa che un incontro c’è stato, un incontro che l’ha raggiunta nella profondità di se stessa e che l’ha distolta dal suo precedente obiettivo (attingere acqua), perché ha compreso che l’acqua che davvero le interessa non può essere attinta, ma può solo essere ricevuta in dono, attraverso una relazione viva con il Signore Gesù.

E il tema dell’incontro avvenuto diventa, da questo momento, centrale nel racconto: un incontro che ha come fondamento la relazione di Gesù col Padre (“mio cibo è fare la volontà di colui che mi ha mandato e compiere la sua opera”) e che a quella relazione vuol condurre; un incontro che ha sconvolto la vita della donna, un incontro che diventa mediazione di altri incontri; un incontro, poi, che lascia già intravvedere un compimento (“i campi già biondeggiano per la mietitura”): quella pienezza di vita che solo il Signore può donare e che si realizzerà perfettamente nell’eternità.

Mentre mettiamo ai piedi del Signore le nostre tante “seti”, portiamo con noi, oggi, tutta l’umanità, riarsa, incendiata dal fuoco dell’odio, del desiderio di dominio e di vendetta, accecata e abbruttita nel suo delirio di onnipotenza. A nome di tutta l’umanità mettiamoci seriamente in cammino alla ricerca dell’Acqua viva, perché se il Figlio di Dio si è incarnato in una sola persona per salvare tutta l’umanità significa che tra tutti noi c’è un misterioso ma profondo legame, tanto nel bene quanto nel male, pertanto l’avanzamento di una sola persona verso il Bene fa progredire tutta l’umanità e il suo arretramento verso il male la affossa nell’abisso di una sempre maggiore distanza da Dio.

Sorprendentemente ci troveremo davanti ad un Dio umile, crocifisso, che dalla croce ci dirà: “Dammi da bere, ho sete, ho sete di te, della tua fede. Ho bisogno che tu mi apra uno spiraglio, per farti entrare nella comunione piena con me”.

Crediti foto: nopow/Collezione Essentials/Getty Images

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