Nel mattino di Pasqua, Maria di Magdala va al sepolcro quando è ancora buio, perché ama. Non ha risposte, porta dentro dolore e smarrimento, eppure non smette di cercare Gesù. È questo amore fedele che la mette in cammino e la conduce davanti al segno decisivo della Pasqua: il sepolcro vuoto, che da quel mattino e per sempre è il sigillo che il Crocifisso per amore è vittorioso, è il Risorto, il Vivente. Da qui nasce un cammino che coinvolge anche i discepoli, ancora incerti ma già toccati da una speranza nuova. Così la Pasqua si rivela anche per noi: non come una risposta immediata, ma come una presenza che si lascia incontrare dentro il desiderio e dentro un amore che non si arrende.
Meditazione a cura di p. Gabriele Beltrami, missionario Scalabriniano.
Dal Vangelo secondo Giovanni (Gv 20,1-9)
Il primo giorno della settimana, Maria di Màgdala si recò al sepolcro di mattino, quando era ancora buio, e vide che la pietra era stata tolta dal sepolcro. Corse allora e andò da Simon Pietro e dall’altro discepolo, quello che Gesù amava, e disse loro: «Hanno portato via il Signore dal sepolcro e non sappiamo dove l’hanno posto!». Pietro allora uscì insieme all’altro discepolo e si recarono al sepolcro. Correvano insieme tutti e due, ma l’altro discepolo corse più veloce di Pietro e giunse per primo al sepolcro. Si chinò, vide i teli posati là, ma non entrò.
Giunse intanto anche Simon Pietro, che lo seguiva, ed entrò nel sepolcro e osservò i teli posati là, e il sudario – che era stato sul suo capo – non posato là con i teli, ma avvolto in un luogo a parte. Allora entrò anche l’altro discepolo, che era giunto per primo al sepolcro, e vide e credette. Infatti non avevano ancora compreso la Scrittura, che cioè egli doveva risorgere dai morti.
Commento al Vangelo
Il Vangelo della Domenica di Pasqua ci porta davanti a una scena stranissima: un sepolcro aperto, il buio dell’alba, gente che corre senza capire bene cosa sta succedendo. Maria di Magdala arriva quando è ancora buio. Quante volte anche noi ci sentiamo al buio, non sappiamo bene cosa vogliamo, abbiamo paura del futuro, ci portiamo dentro ferite o delusioni. Maria va al sepolcro perché ama. Anche se è confusa, anche se è nel dolore, non smette di cercare Gesù.
E questo è già il primo messaggio forte: anche quando siamo nel caos, non smettiamo di cercare.
Poi parte una corsa. Pietro e il discepolo amato corrono. Il Vangelo è pieno di gente che corre: perché quando succede qualcosa di vero, non puoi restare fermo. Ma attenzione: non tutti arrivano allo stesso modo. Pietro entra, osserva, cerca di capire. Il discepolo amato entra, vede… e crede. Come mai? Perché ama. C’è qualcosa di enorme che emerge per noi: non è il più bravo, il più perfetto, il più “religioso” che capisce Dio. È chi ama di più.
Oggi, pieni di informazioni come siamo, scrolliamo, guardiamo, consumiamo contenuti, ma il Vangelo ci dice: non basta vedere tutto se poi non capisci niente; puoi sapere tante cose su Dio ma non incontrarlo mai. Il discepolo amato invece “vide e credette”. Perché? Perché aveva il cuore aperto.
E allora la domanda è diretta: tu stai solo guardando la vita… o la stai davvero vivendo con il cuore?
A questi discepoli il sepolcro si presenta vuoto e questo può spaventare, certo, oppure può diventare l’inizio di tutto. Perché Dio spesso si presenta così: non come una risposta pronta, ma come uno spazio aperto, dove puoi ricominciare, dove la morte non è l’ultima parola, dove la speranza rinasce. E con essa, da qui nasce la missione.
Nessuno dei discepoli ha ancora capito tutto, non hanno teorie perfette, non hanno certezze blindate, ma hanno visto qualcosa. E questo basta per partire.
Essere missionari oggi non significa avere tutte le risposte, ma significa dire: “Non capisco tutto… ma ho incontrato qualcosa di vero.”
Non devi fare discorsi complicati, piuttosto devi solo annunciare quello che vivi: una speranza, una luce, una fede che magari è ancora fragile…ma è reale.
Questa settimana, alla luce della Risurrezione di Cristo, prova a fare tre cose:
• corri verso qualcosa che vale (non restare fermo nelle solite abitudini);
• vai più in profondità (meno superficialità, più verità);
• ama di più (perché è lì che nasce la fede).
Forse così, piano piano, anche tu ti ritroverai catapultato in quel Vangelo, davanti al sepolcro vuoto… e con un cuore che finalmente inizia a credere.
P. Gabriele Beltrami