Con Tommaso, in cammino sulla via della fede. Commento al Vangelo

Il Vangelo di questa seconda domenica di Pasqua, detta anche in Albis, racconta l’apparizione del Risorto a Tommaso, otto giorni dopo la prima manifestazione ai discepoli, e invita a riscoprire la comunità come luogo in cui il Signore si rende presente e rafforza la fede. Il dubbio dell’apostolo diventa così occasione di incontro e di crescita, mentre la Chiesa, nutrita dalla Parola e dall’Eucaristia, è inviata a testimoniare nel mondo la speranza della Risurrezione.

Meditazione a cura di sr. Rosanna Marchetti, missionaria dell’Immacolata – Pime in Amazzonia

Dal Vangelo secondo Giovanni (Gv 20,19-31)

La sera di quel giorno, il primo della settimana, mentre erano chiuse le porte del luogo dove si trovavano i discepoli per timore dei Giudei, venne Gesù, stette in mezzo e disse loro: «Pace a voi!». Detto questo, mostrò loro le mani e il fianco. E i discepoli gioirono al vedere il Signore.
Gesù disse loro di nuovo: «Pace a voi! Come il Padre ha mandato me, anche io mando voi». Detto questo, soffiò e disse loro: «Ricevete lo Spirito Santo. A coloro a cui perdonerete i peccati, saranno perdonati; a coloro a cui non perdonerete, non saranno perdonati».
Tommaso, uno dei Dodici, chiamato Dìdimo, non era con loro quando venne Gesù. Gli dicevano gli altri discepoli: «Abbiamo visto il Signore!». Ma egli disse loro: «Se non vedo nelle sue mani il segno dei chiodi e non metto il mio dito nel segno dei chiodi e non metto la mia mano nel suo fianco, io non credo».
Otto giorni dopo i discepoli erano di nuovo in casa e c’era con loro anche Tommaso. Venne Gesù, a porte chiuse, stette in mezzo e disse: «Pace a voi!». Poi disse a Tommaso: «Metti qui il tuo dito e guarda le mie mani; tendi la tua mano e mettila nel mio fianco; e non essere incredulo, ma credente!». Gli rispose Tommaso: «Mio Signore e mio Dio!». Gesù gli disse: «Perché mi hai veduto, tu hai creduto; beati quelli che non hanno visto ed hanno creduto!».
Gesù, in presenza dei suoi discepoli, fece molti altri segni che non sono stati scritti in questo libro. Ma questi sono stati scritti perché crediate che Gesù è il Cristo, il Figlio di Dio, e perché, credendo, abbiate la vita nel suo nome.

Chiesa: comunità di vita

Siamo nel tempo pasquale. Abbiamo camminato con Gesù, lo abbiamo seguito nel suo progressivo donarsi fino al punto di dare la vita. Morto e risorto, ora dona vita nuova alla comunità: luogo di incontro e fraternità, generatrice di vita e custode della fede trasmessa dagli apostoli. È una Chiesa che nasce dalla croce, vive della Risurrezione e si apre alla missione.

Nella prima lettura troviamo la descrizione di una comunità ideale, sostenuta da quattro colonne fondamentali: la catechesi, la vita fraterna, la preghiera e l’Eucaristia. Unita dalla fede, proclama con la vita la vera Vita che è Gesù. Costruisce relazioni nuove e assume criteri diversi, fondati sull’esperienza di fede vissuta insieme e condivisa.

Sembra difficile oggi pensare una comunità in un mondo autoreferenziale e individualista, che spesso cerca il proprio benessere e la soddisfazione personale. Essere comunità significa diventare profezia di un mondo in cui il bene comune supera gli interessi individuali, dove servire, pensare al bene dell’altro e donare la vita nel quotidiano diventano criteri delle nostre scelte.

Nel testo di Giovanni, però, nella comunità manca qualcuno. Tommaso non è presente quando Gesù appare ai discepoli riuniti. Dubita della testimonianza dei fratelli, vuole vedere per credere, desidera prove concrete. È un momento di crisi. Più si allontana dalla comunità, più i dubbi aumentano, le relazioni si indeboliscono e nascono domande che mettono alla prova la fede nella Risurrezione.

Ogni crisi, però, può diventare occasione di crescita personale e comunitaria. È proprio nella comunità riunita che Gesù appare di nuovo per confermare la fede di chi dubita. L’esperienza del Risorto fa maturare la fede, una fede che illumina noi, discepoli missionari, e ci spinge sulle strade del mondo per annunciare che Lui vive, che è la nostra speranza anche nei momenti più bui.

Si annuncia ciò che si sperimenta. Si diventa testimoni di Colui nel quale crediamo profondamente, perché nella fede abbiamo riconosciuto i segni della morte e della risurrezione. Per questo siamo inviati nel mondo per dare, come Maria Maddalena, la buona notizia: Gesù è veramente risorto.

La comunità è lo spazio dell’esperienza. L’Eucaristia e la Parola alimentano la fede e, dalla comunità, lo Spirito ci invia come testimoni di una Chiesa che desidera uscire dal proprio comodismo ed egocentrismo per aprirsi a tutti, anche a coloro che sono lontani perché non credono o perché non hanno incontrato qualcuno che abbia testimoniato loro che Cristo è cammino, verità e vita per tutti, senza distinzioni.

Sr. Rosanna Marchetti

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