Giovedì 7 maggio si è svolta a Roma la presentazione di “Francesco, il papa dai cantieri aperti”, il libro scritto da Luca Vitali e pubblicato da EMP – Edizioni Messaggero Padova. Condividiamo un resoconto dell’evento.
di Geraldine Schwarz
È passato un anno dalla salita al cielo di Papa Francesco e ricordare le sue parole, gli insegnamenti, i gesti e l’eredità umana e spirituale che ha lasciato è ancora molto emozionante. La sua testimonianza di vita e il suo magistero hanno tracciato una strada sterrata di lavori in corso di una Chiesa in cammino e missionaria che non deve perdere di vista la dimensione sinodale, relazioni più fraterne, un servizio umile e una spiritualità che parta dal basso, dall’inclusione degli esclusi e dei poveri.
L’occasione di ricordarlo e riassaporare la sua grandezza umana e spirituale, è stata la presentazione del libro di Luca Vitali, teologo e formatore esperto in spiritualità e pastorale missionaria, che ha pubblicato con Edizioni Messaggero di Padova, un testo di centoventi pagine dal titolo, “Francesco, il papa dai cantieri aperti” che grazie a Terra e Missione e all’Ufficio Cultura del Vicariato di Roma, è stato presentato a Roma, presso la Chiesa delle Sacre Stimmate di san Francesco.
“Ho scritto questo libro – ha spiegato l’autore – perché stavo preparando il mio dottorato in teologia con questo materiale e per mesi ho raccolto e studiato il suo ministero, seguendolo nelle parole delle sue encicliche, nei suoi viaggi missionari e nelle azioni rivoluzionarie che faceva con quel suo stile così semplice rivelando una grande profondità spirituale e una vera adesione al Vangelo e quando è morto sono rimasto stupito da tutte le critiche che ho sentito nei suoi confronti, pertanto ho sentito forte il bisogno di pubblicare questo scritto per riconsegnare un pezzo di verità e la consapevolezza che il suo è stato un magistero profondo e affatto banale come invece ho sentito dire. Questo libro nasce per questo: per ripercorrere i momenti principali del suo magistero e individuare un cammino da percorrere insieme anche in quei cantieri aperti da papa Francesco che ancora sono possibili e perseguibili da una Chiesa viva che voglia essere sinodale, missionaria e attenta a chi soffre.”
Non è vero, come ha ricordato l’autore, che “morto un papa se ne fa un altro”, in un susseguirsi di ministeri indistinti, perché la storia della Chiesa è un cammino di pezzi unici che imprimono un’impronta originale, come un sigillo dello Spirito. E papa Francesco è stato un pezzo unico che ha scosso l’universo Chiesa con il suo stile semplice ma rivoluzionario, facendosi piccolo e rivelando una estrema statura spirituale. Francesco è stato il primo in tante cose Il primo a presentarsi appena eletto senza paramenti papali, il primo a ridurre le distanze sin dall’inizio con quel suo “fratelli e sorelle, buonasera” che sarebbe stato lo stile di tutto il suo pontificato, il primo gesuita, e il primo a prendere il nome di Francesco per ispirarsi a Francesco d’Assisi.
E poi anche il primo a indicare che “non stiamo vivendo un’epoca di cambiamenti ma un cambiamento d’epoca” e che la Chiesa per aderire alla sua missione deve uscire da sé stessa e farsi missionaria andare verso le periferie, i poveri e chi soffre, per rifuggire i pericoli dell’autoreferenzialità e dell’indifferenza verso l’altro. A sottolineare il carattere unico di Bergoglio sono stati anche gli altri ospiti, intervenuti alla presentazione.
Tra loro, padre Giulio Albanese, direttore dell’Ufficio per le Comunicazioni Sociali e dell’Ufficio per la Cooperazione Missionaria tra le Chiese del Vicariato di Roma, che ha ricordato come questo doppio incarico gli fu conferito proprio da papa Bergoglio. “Ci incontrammo per la prima volta – ha ricordato padre Albanese – durante il volo di ritorno da Bangui, a seguito del primo viaggio missionario di Papa Francesco durante il quale fu aperta una porta Santa – e lui mi chiese se avevo della schiuma da barba.” Poi ci furono altri incontri. Fino a quando gli chiese di prendere i due uffici che ancora oggi porta avanti per la Chiesa di Roma: “Mi disse – continua padre Giulio – che le Comunicazioni sociali e la Cooperazione Missionaria sono due facce della stessa medaglia e che quindi avrei dovuto gestirle insieme. E aveva ragione. Anche la stessa Comunicazione è una missione.”
Ad animare il dibattito sui cantieri aperti da papa Francesco sono intervenuti anche don Andrea Lonardo, direttore dell’Ufficio Cultura del Vicariato di Roma, che ha moderato l’incontro, e padre Salvatore Maurizio Sessa, biblista e rettore delle Sacre Stimmate di san Francesco che ha ospitato la presentazione presso la Rettoria.



















