3 – Campesino

campesino

Brasile, 1984
carboncino
cartoncino 55 x 73 cm


Padre Ezechiele visse una profonda solidarietà con i campesinos, rispettandone l’identità, il cammino e la loro soggettività, in un dialogo e un incontro che metteva al centro la persona di Gesù Cristo.
Colpisce lo sguardo fiero del campesino, del senza terra, che è povero ma è ricco, che guarda l’orizzonte con speranza, dignità e orgoglio e non smette di lottare con la sua famiglia e per gli altri del suo popolo.

«La situazione si sta facendo calda. Il 25 luglio u.s. la Chiesa cattolica ha organizzato il “giorno del lavoratore”. Tra cortei e striscioni e processioni si spera di aver promosso qualcosa. A Cacoal, sotto i nostri occhi, la polizia ha arrestato il presidente del sindacato rurale (un contadino con la II elementare). Siamo dovuti andare a protestare col rischio di essere messi dentro. Ad Aripuanà (posto qui vicino) la polizia ha sparato durante la processione. Il vescovo era in testa. Tre feriti, di cui uno gravissimo. La macchina della parrocchia era un colabrodo. Si sta chiedendo la riforma agraria. Chiara la reazione di chi tiene 10.000 ettari di terra!» E. Ramin, Lettera ad Antonio Ramin, Cacoal 3/8/1984


Nell’Omelia di Khartoum, che San Daniele Comboni ha pronunciato in lingua araba al rientro nella sede missionaria dopo l’ordinazione episcopale, troviamo uno dei caratteri fondamentali del carisma comboniano: “fare causa comune”. Ed è quello che ha vissuto p. Ezechiele con i popoli originari e i campesinos dell’Amazzonia.

Traduzione dall’arabo fatta da P. Carcereri

san daniele comboni

Sono ben felice, o carissimi, di trovarmi finalmente reduce a voi dopo tante vicende penose e tanti affannosi sospiri. Il primo amore della mia giovinezza fu per l’infelice Nigrizia, e lasciando quant’eravi per me di più caro al mondo, venni, or sono sedici anni, in queste contrade per offrire al sollievo delle sue secolari sventure l’opera mia. Appresso, l’obbedienza mi ritornava in patria, stante la cagionevole salute che i miasmi del Fiume Bianco presso S. Croce e Gondocoro avevano reso impotente all’azione apostolica. Partii per obbedire: ma tra voi lasciai il mio cuore, e riavutomi come a Dio piacque, i miei pensieri ed i miei passi furono sempre per voi.
Ed oggi finalmente ricupero il mio cuore ritornando fra voi per dischiuderlo in vostra presenza al sublime e religioso sentimento della spirituale paternità, di cui volle Iddio che fossi rivestito or fa un anno, dal supremo Gerarca della Chiesa Cattolica, nostro Signore il Papa Pio IX. Sì, io sono di già il vostro Padre, e voi siete i miei figli, e come tali, la prima volta vi abbraccio e vi stringo al mio cuore. Sonovi ben riconoscente delle entusiastiche accoglienze che mi faceste; esse dimostrano il vostro amore di figli, e mi persuasero che voi vorrete essere sempre il mio gaudio e la mia corona, come siete la mia parte e la mia eredità.
Assicuratevi che l’anima mia vi corrisponde un amore illimitato per tutti i tempi e per tutte le persone. Io ritorno fra voi per non mai più cessare d’essere vostro, e tutto al maggior vostro bene consa¬crato per sempre. Il giorno e la notte, il sole e la pioggia, mi troveranno egualmente e sempre pronto ai vostri spirituali bisogni: il ricco e il povero, il sano e l’infermo, il giovane e il vecchio, il padrone e il servo avranno sempre eguale accesso al mio cuore. Il vostro bene sarà il mio, e le vostre pene saranno pure le mie.
Io prendo a far causa comune con ognuno di voi, e il più felice de’ miei giorni sarà quello, in cui potrò dare la vita per voi. – Non ignoro punto la gravezza del peso che mi indosso, mentre come pastore, maestro e medico delle anime vostre, io dovrò vegliarvi, istruirvi e correggervi: difendere gli oppressi senza nuocere agli oppressori, riprovare l’errore senza avversare gli erranti, gridare allo scandalo e al peccato senza lasciar di compatire i peccatori, cercare i traviati senza blandire al vizio: in una parola essere padre e giudice insieme. Ma io mi vi rassegno, nella speranza, che voi tutti mi aiuterete a portare questo peso con allegrezza e con gioia nel nome di Dio.
Sì: io confido primamente nell’opera tua, o Reverendo Padre, e mio carissimo Vicario Generale: tu che il primo mi aiutasti in quest’opera di Missione per la Rigenerazione della Nigrizia, ed il primo innalzasti il vessillo della santa Croce nel Cordofan, ed insegnasti a quei popoli i primi rudimenti della fede e della civiltà. Ed in voi eziandio confido o stimabili Sacerdoti miei fratelli e figliuoli in questo Apostolato, mentre voi sarete le mie braccia di azione per dirigere nelle vie del Signore il suo popolo, ed insieme i miei angeli del consiglio. Ed in voi pure molto confido o Venerabili suore, che con mille sacrifici vi associaste a me per coadiuvarmi nella educazione della gioventù femminile. Ed anche in voi tutti, o Signori, confido perché vorrete sempre confortarmi colla vostra obbedienza e docilità alle amorose insinuazioni che il mio dovere e il vostro bene mi consiglieranno di darvi.
Quanto a voi illustre rappresentante di S. M. I. R. A. l’Imperatore Francesco Giuseppe I nobile Protettore di questa vasta Missione, mentre godo ringraziarvi di quanto faceste finora per essa, mi affretto ad esprimervi la speranza che vorrete gloriosamente continuare a prestare l’ossequio della spada alla croce, difendendo i diritti della nostra Religione divina, qualora venissero disconosciuti ed oltraggiati.
Ed ora a voi finalmente mi rivolgo, o pietosa Regina della Nigrizia, ed acclamandovi nuovamente Madre amorosa di questo Vicariato Apostolico dell’Africa Centrale, alle mie cure commesso, oso supplicarvi a ricevere solennemente sotto la vostra protezione me e tutti i miei figli per custodirci dal male e dirigerci al bene.
O Maria, o Madre di Dio, il gran popolo dei neri dorme per la più parte ancora nelle tenebre e nell’ombra di morte: affrettate l’ora della loro salute, spianate gli ostacoli, disperdete i nemici, preparate i cuori, ed inviate sempre nuovi apostoli a queste remote contrade tanto infelici e bisognose.
Miei figli, io vi commetto tutti in questo giorno solenne alla pietà del Cuor di Gesù e di Maria, e nell’atto di offrire per voi il più accettevole dei sacrifici all’Altissimo Iddio, lo prego umilmente di versare sulle anime vostre il sangue della redenzione, per rigenerarle, per risanarle, per abbellirle a seconda dei vostri bisogni, affinché questa santa Missione sia feconda di salute a voi, e di gloria a Dio. E così sia.

Daniele Comboni


Da “Por Sanchè – solidaridad en flor”, Imprimenda Padova, 1993, pag. 99

Fronti che portano avanti la lotta per la terra: IL POPOLO SOLIDALE

È un fronte di lotta speciale perché non è controllabile dall’organizzazione, anche se è in intima relazione con la direzione della organizzazione. La solidarietà svolge il suo lavoro indipendentemente dagli obiettivi specifici, non siamo mai stati sottoposti ad alcuna condizione: la solidarietà si esprime, realizza l’appoggio, condivide metodologie. In una parola, la solidarietà rispetta l’identità, il cammino e le scelte delle persone.
Questo soggetto indispensabile alle lotte, si è presentato nelle forme più svariate, tanto da meritarsi il nome di popolo solidale. Per noi parlare del popolo solidale significa parlare di persone talmente familiari che nei nostri comunicati stampa arrivano ad essere interlocutori privilegiati, creando così un secondo pilastro di appoggio all’intera lotta. Il primo pilastro era infatti la resistenza dei contadini a cui il popolo solidale dava forza e determinazione per avanzare.
Senza il popolo solidale non avremmo certamente raggiunto la meta e il sogno della terra promessa. Non avremmo potuto resistere senza l’appoggio morale ed economico della solidarietà.
La lotta nella terra durò 11 mesi e la solidarietà ha permesso il mantenimento basilare di circa 200 persone, alimentandoci tre volte al giorno. Siamo stati in grado di raccogliere risorse sufficienti per sostenere tutti i contadini, soprattutto quelli in carcere, oltre che a finanziare l primo raccolto di riso, le pratiche legali per i titoli della terra e sostenere le necessità individuali delle famiglie più povere in lotta.
Questo popolo solidale ha un volto dominicano e internazionale, la solidarietà non ha frontiere. I limiti della solidarietà sono a discrezione dei soggetti stessi che offrono la solidarietà. Il limite è chiaramente definito quando la solidarietà non è autentica: si avverte che la solidarietà si converte in esigenza e manipolazione. La solidarietà non si maschera, al contrario, è coerente, rispettosa, ha una sola faccia e non accetta tutto passivamente ma partecipa degli eventi con proprietà di intervento e dialogo perché interroga la realtà.

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