6 – Il Crocifisso

Il crocifisso

Periodo italiano, 1980-83
mista: fibra e pastello a cera
cartoncino 70 x 100 cm


Il corpo inanimato del Crocifisso, l’abbraccio umano, che sostiene, che cerca ancora la vita dove sembra esserci solo la morte. Può una morte parlarci di un inizio?

«L’amore incondizionato del Comboni per i popoli dell’Africa aveva la sua origine e il suo modello nell’amore salvifico del Buon Pastore, che offrì la sua vita per l’umanità.
La contemplazione del Cuore trafitto di Cristo, da cui nasce la Chiesa, è stimolo all’azione missionaria, come impegno per la liberazione globale dell’uomo, e a quella carità fraterna che deve essere un segno distintivo della comunità comboniana
». Missionari Comboniani, Regola di Vita, 3.


Fratello Lele, martire per i più poveri
Mario Pellegrino, missionario comboniano in Sudafrica

“Non è possibile difendere i poveri e salvare la propria vita”, scriveva Lele.

Già, difendere gli oppressi, schierarsi dalla parte di chi soffre denunciando l’ingiustizia ha portato al suo martirio, così come 2.000 anni prima era successo al suo Maestro. Questo è il coraggio di Lele, il desiderio di andare fino in fondo pur di difendere la gente che amava, disposto a pagare con il proprio sangue per la salvezza del suo popolo.

Come Gesù, lui testimonia con la propria vita che “nessuno ha un amore più grande di questo: dare la vita per i propri amici” (Gv 15,13)

Lele non è stato indifferente al grido e alla sofferenza dei “sem-terra”, a continuato a state con loro, a proteggerli e ad andare al loro incontro anche quando i rischi erano molto alti. Solo l’amore senza confini del Dio della Vita e la passione per il popolo che lui ci affida ci trasformano a tal punto da renderci capaci di fare scelte coraggiose e controcorrente. Sono scelte che chi resta a guardare da lontano non è in grado di comprendere: è troppo facile, infatti, fare un uso di un eccessivo richiamo alla “prudenza” e al “buon senso” che spesso nascondono indifferenza e ipocrisia, la pausa di mettersi seriamente in gioco e il timore di perdere le proprie comodità.

Lele osava sognare una chiesa che resta, vuole restare e resterà sempre al lato dei poveri, un po’ come oggi Papa Francesco che desidera una chiesa “tenera, povera e per i poveri”, una chiesa in uscita che rinuncia alle proprie sicurezze, privilegi e comodità per fare una vera causa comune con i crocifissi del terzo millennio.

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