Missionari martiri, il coraggio di osare nella gratuità

di Anna Moccia

Ognuno di noi è chiamato a essere protagonista e missionario, a non rimanere ancorato a tempi di buio e difficoltà ma a mettersi piuttosto in cammino, per andare incontro agli altri.  Come affermava santa Teresa di Calcutta: “È nelle favelas, nei cantegriles, nelle villas miseria, che si deve andare a cercare e servire Cristo. Dobbiamo andare da loro come il sacerdote si reca all’altare, con gioia”. Ma la missione significa anche alzare lo sguardo lungo il cammino, nei luoghi che abitiamo quotidianamente, aprendo lo spazio alla compassione e non all’indifferenza.

Da diversi anni, il 24 marzo, anniversario dell’uccisione del beato Oscar Romero (24 marzo 1980), Vescovo di San Salvador, la Chiesa è chiamata a fare memoria dei “missionari martiri”. Uomini e donne che, nella fede, hanno avuto “il coraggio di osare nella gratuità”, e di apportare cambiamenti nelle periferie del nostro tempo. “Chiamati alla vita” è l’espressione scelta da Fondazione Missio come slogan di questa 26° Giornata, che ben descrive la gratuità del servizio e la chiamata al dono della vita.

Secondo i dati forniti dall’agenzia missionaria Fides, nel 2017 sono stati uccisi 23 missionari nel mondo: 13 sacerdoti, 1 religioso, 1 religiosa e 8 laici, che si aggiungono ai 424 operatori pastorali, di cui 5 vescovi, uccisi nel mondo dall’inizio del 2000.

È proprio nel sacrificio di Oscar Romero e degli altri martiri, che ogni comunità cristiana può, anzi deve riflettere per ritrovare il senso profondo di una vita vissuta secondo il Vangelo e il coraggio di una memoria attiva, capace di continuare il cammino con maggiore fiducia e solidarietà.

Crediti foto: Alison McKellar

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