Caso Regeni, possibile svolta per la verità

di Anna Moccia

La verità trionfa da sola, la menzogna ha sempre bisogno di complici”. Questa citazione di Epitteto, pronunciata dalla mamma di Giulio Regeni al termine della conferenza stampa che si è tenuta questo pomeriggio a Roma, nella sede della nella sede della Fnsi – Federazione nazionale della Stampa italiana – potrebbe presto ben rappresentare la conclusione del caso del giovane ricercatore italiano ucciso al Cairo all’inizio del 2016.
Secondo il legale della famiglia Regeni Alessandra Ballerini ben presto ci sarà una svolta nelle indagini: “alle cinque le persone iscritte nel registro degli indagati dalla Procura di Roma si aggiungono documenti che provano il coinvolgimento di almeno 20 persone”.
L’avvocata Ballerini fa nomi e cognomi, dai vertici della National Security, il servizio segreto civile egiziano, al “medico legale che ha mentito dicendo che Giulio è morto per un ematoma ed è stato torturato nel corso di una sola giornata, mentre le torture sono durate 8-9 giorni”.
«Tra i venti nomi – afferma ancora il legale – ci sono generali, colonnelli. Vogliamo che oggi loro sentano di non essere al sicuro. Devono sapere che se lasciano l’Egitto possono essere arrestati perché sono coinvolti nel sequestro, nelle torture e nell’omicidio di Giulio».
A pochi giorni dal 70esimo anniversario della Dichiarazione universale dei diritti umani, siglata il 10 dicembre, si apre uno spiraglio di verità e giustizia per Giulio e per tutti i Giulio e le Giulie d’Egitto e del mondo.

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