Il presepe della fraternità

di Federico Sartori

Tradizionalmente per me l’8 dicembre o i giorni vicini è quello in cui in casa abbiamo celebrato l’avvicinarsi del Natale, decorando casa con l’albero, il presepe e le altre decorazioni natalizie.
Era per noi un evento quasi magico, quello in cui si celebrava l’arrivo del santo Bambinello in un tripudio di luci colorate.
Ho mantenuto questa tradizione anche nel momento in cui sono andato da abitare da solo, scambiandoci foto con la famiglia delle nostre “creazioni”.
Oggi mi sono messo come appunto da tradizione a fare presepe e l’albero nella mia casa. Mentre lo facevo ripensavo a quanto ho raccontato ed ho considerato che i gesti che facciamo come famiglia sono quelli ci restano radicati per tutta la vita e che forse ci danno anche i nostri valori. Per me la rappresentazione del presepe iniziata da San Francesco a Greccio, ha sempre voluto essere il significato dell’attesa, ma non di un Gesù generico, ma del Gesù che ogni anno accogliamo nella nostra vita. Per questo, non ho mai fatto un presepe identico all’altro ma sempre un presepe in cui Gesù veniva ad incontrarmi, o io andavo ad incontrare lui, nella storicità della mia vita e dei miei incontri.
Ripensando al vissuto di quest’anno ho voluto rappresentare il mio viaggio in Africa, mettendo nel mio presepe una natività mozambicana, a rappresentare che Gesù viene in tutto il mondo per tutti i popoli, ho voluto mettere tre natività, una nostra tradizionale, una africana e una peruviana, un po’ a ricordare che Gesù viene per tutti, ma soprattutto per i poveri, per gli ultimi: la sua capanna che dall’alto è il nostro bel pianeta Terra, dal basso è fatta di carta di giornale, come i ricoveri dei senzatetto; il fuoco non è quello di un bel focolare, ma un bidone acceso, come appunto sia usa nelle periferie misere del mondo; il terreno è una wipala, per ricordare tutti i popoli che soffrono per soprusi, guerre e prevaricazioni.
Componendo questo e pensando al mio racconto sulla famiglia, ho idealmente abbracciato tutte le persone conosciute nel percorso di quest’anno e tra le tante rimaste nel cuore vorrei citare le sorelle comboniane, che in Mozambico accolgono e danno senso di famiglia a tante bambine e ragazze sfortunate, e padre Davide e i suoi parrocchiani, che in un senso più allargato di famiglia, ma esattamente nel profondo senso evangelico di comunità si preoccupano per malati ed indigenti nel misero bairro di Nampula.
Ho messo le mie natività sotto l’albero, decorato da mille luci e da tante palline colorate e guardando all’insieme in senso verticale, ho capito che Gesù viene per noi, ma noi per vederlo dobbiamo abbandonare le opulente luci della vita quotidiana, abbandonare il nostro senso di soddisfazione del nostro bisogno e focalizzarci sull’incontro con il Dio della vita, accogliendo i bisogni degli altri, siano essi vicini o lontani.
Ho aggiunto infine una scritta, molto tradizionale: “Pace in Terra agli uomini (e donne) di buona volontà”, e questa nel mio senso verticale di questo Natale non può che stare in basso, a terra, sul pavimento, perché per essere in comunione con i fratelli per una vera pace dobbiamo spogliarci di tutti i nostri bisogni ed incontrare l’altro senza pregiudizi e pensando come diceva il buon Camilleri, che l’altro per chi mi incontra sono io.
Qualcuno potrebbe ritenere che io pensi troppo eppure per me anche questo è prepararsi per il Natale, e devo dire che sicuramente oggi mi sono preparato un po’ di più per questo Avvento 2019.
Buon Natale a tutti e tutte.

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