“Mi chiamavano Liziba”, racconto di un’esperienza missionaria in Congo

di Sr. Maria Rosa Venturelli *

Siamo a più di 3.000 km da Kinshasa, separati dalla capitale solo da una foresta lussureggiante tanto maestosa e bellissima nel suo rigoglioso espandersi. Grandi coltivazioni di caffè, che a dicembre fioriscono stendendo un immenso manto bianco di petali finissimi.
Vi sono arrivata come missionaria il 28 gennaio 1977, mentre il sole sorgeva e mi ha accolto a Isiro un campo verde, dove atterrava regolarmente l’aereo proveniente dalla capitale Kinshasa.
Ho vissuto l’inculturazione sulla mia pelle di donna consacrata. Un giovane sacerdote, diventato più tardi vescovo e ora già nella Pasqua eterna, aveva fondato un Movimento cattolico bantu. Era un percorso di fede cristiana profondo. Durava circa 10 anni. Era per i giovani, che si chiamavano “BILENGE YA MWINDA” – i Giovani della Luce – perché vivevano intensamente il Vangelo di san Giovanni. Passare dalle tenebre alla luce del Vangelo, passarvi attraverso il Cherigma, le catechesi ad hoc, i simboli, i sacramentali presi dalla ampia tradizione della religione tradizionale africana. Anch’io ho fatto la mia inculturazione per un anno intero, sotto la guida esperta di un sacerdote domenicano zaïrese, padre Nengende, esperto del Movimento. E sono poi diventata YAYA – sorella maggiore – e poi ABUGAZA – responsabile del movimento nella mia parrocchia di ste Anne a Isiro e poi successivamente nella missione di Viadana.
Ci sono le catechesi, il cherigma, segni e simboli, prove da superare nella foresta, e tanto altro. È un cammino di iniziazione al cristianesimo, attraverso i sacramenti principali, Battesimo, Eucaristia, Riconciliazione, Cresima. La loro festa principale è la domenica di Cristo Re dell’Universo, sempre preceduta da una settimana di convivenza e ritiro. Preghiera, canti, danze religiose, condivisioni, ascolto, accoglienza.
La mia fede è cresciuta in Africa, lì è diventata adulta. A un certo punto del percorso ti veniva dato anche un NOME NUOVO, simbolo della tua scelta di vita per il Signore Gesù, il Maestro, come è scritto nel libro dell’Apocalisse. Il nome ti viene dato, non si sceglie. A me è capitato il nome di LIZIBA – che significa sorgente, acqua sorgiva. E lo porto ancora adesso nel mio cuore e quando dei giovani di allora – oggi adulti e già nonni – mi scrivono lettere o messaggi, ancora mi chiamano così: sorella Liziba.
Grazie Africa per la ricchezza dei tuoi simboli, della tua fede, della tua creatività liturgica. Grazie!

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* Sr. Maria Rosa Venturelli, missionaria comboniana

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