«Per chi sono io?». Il silenzio della clausura opportunità per interrogare la nostra fede

La riflessione delle Sorelle Clarisse di Boves (Cuneo)

È come un lungo inverno questo tempo di pandemia… anche se la primavera ha cominciato presto a far sbocciare gemme e fiori, segno di quella vita insopprimibile che palpita nel creato.

La nostra vita quotidiana di Sorelle Povere apparentemente sembra trascorrere secondo il suo ritmo abituale, con il susseguirsi di tempi di preghiera, lavoro e vita fraterna. In realtà stiamo portando fortemente il dramma, le domande, i timori e le attese che in questo tempo continuano ad affollare il cuore di tutti. È struggente il pensiero che chiese, piazze, oratori, campi sportivi e tanti altri luoghi usualmente affollati siano ora incredibilmente vuoti e dall’altra si siano riempiti gli ospedali e le case di cura.

Si sono moltiplicate le richieste di sostegno nella preghiera da parte di chi è solo, di chi ha parenti ammalati o di chi si sta donando al limite delle forze per soccorrere e curare, delle persone rimaste senza lavoro e di quelle che sentono pesanti le relazioni famigliari tra le quattro mura di casa.

La nostra preghiera, personale o comunitaria, è come la cassa di risonanza della supplica – magari inespressa – che si affaccia nel cuore di ognuno. È un grido, pieno di dolore ma anche di speranza, al Padre che sa ciò di cui abbiamo bisogno. Forse mai come in questi mesi sentiamo così attuali i salmi che preghiamo nella liturgia delle ore.

Le campane delle nostre chiese tacciono, le celebrazioni ed iniziative pastorali sono sospese, ma quando guardiamo al libro della Parola ed al cero sempre acceso sul nostro altare ci rincuorano le parole del salmo 118 “Lampada per i miei passi è la tua parola, luce sul mio cammino”. Sentiamo che questa luce continua a brillare per ognuno, come un invito incessante a lasciarsi illuminare da essa.

È una Parola che può offrire sostegno e speranza anche a chi più fatica a vivere queste settimane sempre in casa. Quante volte in comunità in questi giorni ci chiediamo: come faranno le famiglie, gli anziani soli o in casa di riposo, i ragazzi e i giovani a vivere questo tempo di “clausura forzata”? Noi in monastero abbiamo spazi grandi, un giardino bello e fiorito, ma quando la casa è stretta, senza uno spazio verde esterno, intuiamo le fatiche e dinamiche che si possono innescare!
Tuttavia per tutti questo tempo può essere un’opportunità per ascoltare le domande che
ci portiamo dentro e anche per farcene alcune che normalmente quando si è di corsa non abbiamo il coraggio di farci. Ad esempio: “Io per chi sono? Chi e che cosa sta riempiendo la mia vita?” oppure “Mi sto prendendo a cuore la sofferenza degli altri e sto facendo qualcosa per loro?”

La creatività dell’amore non ci deve mancare per sfruttare il tempo che si ha a disposizione, per ringraziare del dono della famiglia, della vita, di chi si sta spendendo nei modi più differenti per tutelare la salute di tutti, dei mezzi di comunicazione che consentono comunque di mantenere i contatti e di tanto altro che abbiamo. Soprattutto può essere tempo favorevole per riallacciare il legame con Dio, casomai si fosse un po’ allentato, sapendo che da parte sua la fedeltà non viene mai meno ed il suo agire è sempre per il nostro bene… Crediamo che è nella comunione con il Signore che si creano quegli “anticorpi” capaci di combattere i virus più pericolosi che sono quelli che colpiscono il cuore e l’anima…
E poi passerà questo momento difficile… e il Signore ci doni di trovarci tutti più luminosi nel cuore!

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