Essere madre è per sempre. Storie di vita missionaria in Congo

L’amore più grande resta (sempre) quello per i propri figli. Dalla missione di Isiro la storia di Maria e il dono del “per-dono”, che ci libera dagli sbagli del passato e restituisce la speranza nel futuro. Per essere Vangelo vivente.

di Sr. Maria Rosa Venturelli

Un giorno venne ad abitare vicino alla nostra missione di Isiro, in R.D. Congo, un’anziana signora. Era sola. Si costruì una minuscola capanna con un piccolo giardino e un fazzoletto di orticello. Era molto silenziosa, parlava poco, veniva spesso alla parrocchia per le celebrazioni liturgiche. Nessuno la conosceva. Sembrava venire da lontano. Semplicemente tutti la chiamavamo MAMAN MARIA.

Un giorno con un gruppo di giovani, i BILENGE ya MWINDA – giovani della luce – decidemmo di aiutare alcune persone anziane e così arrivammo anche a casa di Maman Maria. Era schiva e non dava facilmente fiducia alle persone. Forse portava dentro un grande dolore? Faceva fatica a vivere e rimanemmo d’accordo che ogni mese poteva venire alla missione per ricevere quanto aveva bisogno in vestiario, cibo e altro. E così fece, veniva regolarmente.
Richiedeva spesso abiti per donna, cibo a lunga conservazione, oggetti per la casa. Ma quando andavo a trovarla con i giovani per aiutarla a sistemare la sua capannuccia, niente di quanto lei portava via era nella sua casa. Cosa ne faceva? Forse andava a venderlo più lontano? E del denaro che ne faceva, dato che viveva così modestamente e sobriamente?
Cercai di conquistare la sua fiducia e giorno dopo giorno cominciò a parlare un po’ di più. E finalmente un giorno mi chiese lei di potermi parlare a lungo. E allora mi raccontò la sua storia, che per me rimase una lezione di VANGELO VIVENTE.

Maria era una donna sposata e felice. Aveva una figlia Anne. Abitava in un’altra regione, molto lontana dalla nostra missione. Un giorno il marito di Maman Maria si ammalò e morì… poco dopo la figlia si sposò con un commerciante e andò ad abitare lontano da lei un giorno di cammino. Ebbe una figlia, Antoinette, e così Maman Maria diventò nonna. Era molto felice.
Successe che quando la nipotina Antoinette ebbe 6 anni, durante i mesi di vacanza dalla scuola – in Congo si iniziano le scuole elementari a 5 anni – la figlia Anne con la nipotina Antoinette la raggiunsero al suo villaggio. La figlia le lasciò la bimba per un paio di mesi, mentre lei rientrava per il lavoro a casa sua. Trascorso il tempo delle vacanze, Nonna Maria prese la sua nipotina, pagò un tir-camion, ove presero posto entrambe, in alto, che andava alla città dove abitava la figlia. Le riportava la nipotina.
Durante il viaggio, di un giorno e una notte, il camion a velocità folle si scontrò con un altro camion. La bimba morì sul colpo. Nonna Maria si salvò, non si fece nulla. Molte altre persone morirono o rimasero ferite più o meno gravemente.
La figlia Anne alla notizia della morte della sua bimba, si lasciò riempire il cuore non solo di dolore, ma di rabbia e rancore verso sua madre Maman Maria, perché la accusò di essere stata la causa della morte della sua bambina. Nessuno riuscì a farla ragionare. Disse che per lei la madre non esisteva più. E non volle mai più vederla. Nonna Maria era disperata, rientrò al suo villaggio, ma decise poco dopo di andare ad abitare lontano, ove nulla le ricordasse la nipotina morta. E così arrivò alla nostra missione e qui visse per alcuni anni, senza mai condividere con nessuno il suo grande dolore. Io ero la prima persona a cui lei confidava la sua angoscia mortale.

I pacchi che ogni mese riceveva alla missione, li spediva mensilmente alla figlia lontana, la quale mai una volta le rispose ringraziandola. Nonna Maria sapeva che la figlia riceveva il pacco ogni volta, attraverso l’ufficio postale, ma accettò di non avere mai una risposta e un grazie. E continuava a spedire. Ed io a questo punto le chiesi: “Ma perché nonna Maria continui a mandare pacchi alla tua figlia, dato che lei non ti vuole più vedere? Per lei non esisti più. Tienili per te”. Nonna Maria mi rispose: “Una madre è madre per sempre, io l’aiuterò sempre, è mia figlia, anche se lei non mi riconosce più come madre, per me è sempre MIA FIGLIA”.
Rimasi senza parole. Non avevo nessuna risposta. Nonna Maria però è rimasta sempre nel mio cuore, come l’immagine di Dio che ama sempre, ama senza ritorno. Ama per amare. Nonna Maria mi insegnò con il suo gesto che cosa è il perdono, che cosa è la misericordia, che cosa è l’accoglienza di chi è lontano da te per tanti motivi.

Il VANGELO VIVENTE!

* Sr. Maria Rosa Venturelli, missionaria comboniana. Ha lavorato per 12 anni in Zaire (attuale Repubblica Democratica del Congo).

Foto di Brian Odwar da Pixabay

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