Thailandia, Saveriane: Il futuro dipende dalla dignità

di Anna Moccia

Come accaduto in Italia, anche la Thailandia ha riaperto solo recentemente alcune attività dopo un periodo di intenso lockdown che ha contribuito ad abbassare sensibilmente la curva dei contagi. In totale sono 57 i decessi registrati fino ad ora, con un numero di casi poco superiore ai 3000. Sr. Eudoxie, prima missionaria di Maria-Saveriana congolese in Thailandia, opera nella provincia Nonthaburi, alla periferia di Bangkok. È lei a raccontarci come il Paese, secondo quanto conosce, continua ad affrontare l’emergenza Covid-19 e le esigenze della popolazione locale.

«La quarantena durerà fino al 31 maggio – racconta la missionaria -. Dal 24 aprile alcune chiese hanno riaperto, osservando scrupolosamente le indicazioni di prevenzione. Per la ripresa delle altre attività apostoliche aspettiamo la decisione della diocesi. Noi continuiamo con la catechesi online. I sacramenti del battesimo e della cresima sono rimandati a giugno, sempre se la situazione continua a migliorare. Le scuole riapriranno a luglio ma i negozi e i mercati hanno già ripreso nel rispetto delle misure di prevenzione. Ringraziando Dio la situazione è sotto controllo ma il traffico aereo non ha ancora ripreso. Alcune compagnie hanno annunciato la ripresa dei voli interni per fine mese. Anche qui si sente forte la crisi economica perché la Thailandia è un Paese turistico. Non essendoci turisti, tante persone sono senza lavoro, soprattutto i tassisti, le persone che lavorano nei ristoranti o che lavorano a giornata e che, dovendo rimanere a casa, hanno difficoltà ad affrontare questa situazione di emergenza».

«Come missionarie Saveriane in questa comunità – continua Sr. Eudoxie – anche noi osserviamo questo decreto e restiamo a casa. In questo tempo ci dedichiamo a un momento più prolungato di preghiera e offriamo tutta questa situazione e la sofferenza dei nostri fratelli e sorelle al Signore. È lui l’ultimo rifugio che può aiutare l’umanità a liberarsi da questo virus. Poi ci dedichiamo a preparare i materiali in lingua tailandese, a rivedere i nostri programmi, e abbiamo appena aperto la catechesi online. Io e un’altra sorella che avevamo la catechesi in parrocchia continuiamo le attività online, tramite Zoom o Google Meet, una volta a settimana in gruppo o individualmente. Una di noi ha anche dato la sua disponibilità per un supporto di ascolto telefonico. Chi ha bisogno chiama e può trovare una persona con cui confrontarsi».

L’incontro e la prossimità con la gente caratterizzano l’azione pastorale delle missionarie di Maria-Saveriane, nei villaggi del nord, in parrocchia o nelle baraccopoli. «Al momento – racconta – le attività missionarie in “prima linea”, a contatto diretto con la gente, sono sospese. Non ci sono uscite per andare a visitare le persone che vivono nelle baraccopoli o nei villaggi. La realtà della Thailandia è contrastante: ci sono alcuni ricchissimi e altri molto poveri. Ma la miseria non è soltanto materiale, può essere anche a livello psicologico, di mentalità, quando si vive una vita senza speranza. C’è però sete di trascendenza e questo si vede nella religiosità, che per noi è il bisogno primario. Se parliamo dei bisogni materiali, ci sono tantissime persone che vivono nelle baraccopoli in Thailandia (solo a Bangkok se ne trovano più di 2.000), dove la dignità e le condizioni di vita sono disumane. Ci sarebbe bisogno di una maggiore promozione della dignità umana e anche della giustizia sociale. Dare un posto, uno spazio vivibile, anche a loro, perché negli slum si vive di tutto. Alcuni genitori si “sposano” con più persone e si dimenticano dei bambini, ci si dà alla droga, all’alcol e alla prostituzione. Il governo ha cercato in vari modi di aiutare le persone che si trovano in difficoltà. Anche la Chiesa, con il suo servizio Caritas, non si è fermata nell’assistenza ai poveri. E i padri Saveriani, che vivono in una delle baraccopoli di Bangkok, hanno lanciato un appello grazie a cui hanno raccolto aiuti materiali, come cibo e prodotti per l’igiene. Preparano i materiali e poi lo distribuiscono ai responsabili dei diversi quartieri».

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  1. Giulia Gelormini ha detto:

    Bel post
    Passa nel mio blog se ti va 😉

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