La transizione ecologica di Gaël Giraud

di Alda Pagliano

Se vi state ancora chiedendo cosa abbia procurato la crisi del 2008, se “guadagnare di più” e “crescita sempre maggiore” non sono i vostri imperativi, questo è il libro che vi guiderà nel mondo della finanza internazionale, in un modo tutto nuovo, originale. “Transizione ecologica” (Editrice Missionaria Italiana, 289 pp , euro 16) ci propone un cambio di paradigma: la crescita economica sta in piedi solo con lo sviluppo –umano, tecnologico, istituzionale, culturale – della società nella sua interezza. Bisogna passare dall’individualismo radicale all’innovazione culturale e istituzionale, pensandola come opportunità per creare posti di lavoro e diminuire dipendenza energetica.

“Tutto quanto volete che gli uomini facciano a voi, anche voi fatelo a loro”.

(Mt 7,12)

L’origine privata di certi debiti pubblici, la trappola della liquidità, il dilemma delle banche centrali e le difficoltà dell’euro come moneta unica sono solo alcuni dei punti interrogativi che trovano risposta in modo approfondito tra le pagine del libro di Giraud. Ma non per questo bisogna confonderlo con un banale manuale di economia: si scopre leggendo, come il principio di sussidiarietà, menzionato nell’art 5 del Trattato di Maastricht, in realtà risalga a San Tommaso d’Aquino e soprattutto sia stato proposto da papa Leone XIII già nell’enciclica Rerum Novarum del 1891, o come la prima formulazione dell’imperativo categorico kantiano “Agisci solo secondo quella massima che tu puoi volere, al tempo stesso, che divenga legge universale” sia a sua volta radicata nella regola d’oro evangelica “Tutto quanto volete che gli uomini facciano a voi, anche voi fatelo a loro” (Mt 7,12).

Come emerge dalla prefazione di Mauro Magatti, ciò che rende così unico ed eccezionale questo libro è proprio la singolarissima combinazione che costituisce la persona dell’autore: Gael Giraud è economista, matematico, esperto di finanza e gesuita. Il linguaggio semplice rende accessibile a tutti quel mondo oscuro che è la finanza internazionale; l’interpretazione della crisi del 2008 è a trecentosessanta gradi, tenendo insieme aspetti tecnici, istituzionali e culturali. Infine, Giraud ci guida in modo brillante attraverso quel cambiamento che è indispensabile per arrivare a superare la concezione iperindividualistica e ipertecnicizzata che si è affermata nei due decenni che hanno portato al 2008.

“Se può esistere qualcosa di individuabile come “il” valore fondamentale di un bene, non sono certo i mercati finanziari che permettono di scoprirlo”.
Le Scritture ci invitano a prenderci cura del creato: “Dio vide che era cosa buona” (Gen 1) e questo libro apre completamente gli occhi su come il nostro modo di vita, di produzione e di consumo non siano compatibili con il rispetto della creazione, e ci propone una svolta culturale che prelude ad un nuova economia, in grado di tornare ad essere al servizio dell’uomo.

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