La testa, le mani e il cuore per la missione. Storie dal Congo

di Sr. Maria Rosa Venturelli *

Nella missione di Isiro

Nei quartieri popolari della missione c’era acqua morta, che qua e là infettava tutti quanti, per le miriadi di insetti, virus e quant’altro poteva esserci dentro. Era acqua di color marrone, densa, profonda. Erano rigagnoli d’acqua, gonfiati dalle piogge intense. Mentre durante i nove mesi di secca si passava regolarmente a piedi o in bicicletta, nei solchi profondi dei canaloni secchi, tra zanzare pungigliose.

C’erano due zone particolarmente affollate di case e piene di persone che, ogni volta che dovevano attraversare quei canaloni d’acqua, non sapevano bene come e cosa fare. Queste due zone non erano collegate fra loro e con il centro, proprio a causa di quest’acqua profonda. Allora abbiamo programmato con i Giovani della Luce dei lavori manuali durante il fine settimana. Questo faceva parte del vivere il messaggio cristiano, realizzato con le mani per il bene e il benessere dei poveri e degli anziani. Faceva parte del Kerigma e dell’annuncio del Vangelo che i Giovani della luce vivevano e noi con loro.

Bisognava abbattere degli alberi con un tronco di diametro grande e resistente alle piogge. Dopo avere studiato le varie possibilità, con i ragazzi decidemmo di abbattere due grossi alberi. Ci vollero giorni, ma fu una vittoria quando i tronchi caddero vigorosamente a terra. Preparammo per bene i tronchi, tagliati alla giusta distanza necessaria, perché servissero da ponte, e con grosse funi li trasportammo nel luogo melmoso. Una catena umana spingeva il tronco, mentre si cantava, si gridava e si chiacchierava per trovare forza nei compagni di lavoro. Fu un lavoro estenuante ma fecondo. I due tronchi fecero da ponte sicuro e alla seguente stagione delle piogge, la gente passò felice senza imbrattarsi di fango e senza riempirsi di punture di zanzare sibilline. Le meno felici furono le zanzare stesse. Allo stesso modo, dove c’era una sorgente di acqua naturale, si costruì una specie di muratura e si mise una tubatura, affinché si potesse raccogliere acqua fresca e trasparente, proveniente direttamente dalla sorgente, senza essere contaminata dal terreno circostante.

Nella missione di Viadana

Un altro impegno sociale dei Giovani della Luce fu la costruzione di latrine e docce per l’ospedale vicino e per gli anziani e i lebbrosi soli, che vivevano attorno alla missione. Bisognava scavare una fossa profonda con le pale e i picconi, rotonda, e sopra vi si collocavano delle assi, formando una specie di quadrato, con tronchi resistenti, lasciando aperta una apertura nel centro. E il WC era perfetto.

Poi ogni anno bisognava svuotare la fossa e questo era un lavoro pesante e poco ricercato. Il luogo poi veniva circondato da pali, a cui si attaccavano delle vivaci stoffe colorate, tipiche del luogo, per nascondere al pubblico il posto riservato per i propri bisogni. In genere queste latrine si costruivano fuori dal cortile, in mezzo agli alberi della foresta, in luoghi non visibili dai sentieri o dalle carreggiate principali.

I ragazzi costruirono anche le docce per le famiglie e le persone lebbrose. Era la stessa tecnica e lo stesso stile. Solo il pavimento di assi era diverso, c’erano delle aperture a strisce per lo scolo dell’acqua. Ogni volta che bisognava farsi la doccia, ciascuno portava un secchio d’acqua nella doccia-tenda, avvolta da stoffe colorate e tutto era perfetto. I servizi essenziali per la pulizia della persona erano pronti da usare. La gente fu molto riconoscente ai nostri ragazzi e ragazze, che furono un esempio vivente di dedizione agli altri, in nome di Gesù.

Un giorno con le suore, sistemammo anche la doccia di casa. Sistemammo un grosso contenitore, un fusto in rame che serviva per trasportare la benzina, sopra il tetto del bagno. L’acqua scendeva tramite  una manovella che veniva tirata dall’interno del bagno e attraverso un tubo che avevamo posizionato in un foro del fusto di rame. Ma la cosa bellissima è che avevamo messo il grosso fusto di rame al sole, così l’acqua si scaldava e nel pomeriggio del sabato era bollente per fare una bellissima doccia/sauna. Mai visto niente di simile prima nella missione! La bellezza e il benessere personale aguzzano l’ingegno, dicevamo noi ridendo.

I Giovani della Luce si formavano così, usando le mani, la testa e il cuore. Mentre io scoprivo tante cose nuove, tecniche di lavoro che mai avrei sognato di imparare.

Maria-Rosa-Venturelli

* Sr. Maria Rosa Venturelli, missionaria comboniana. Ha lavorato per 12 anni in Zaire (attuale Repubblica Democratica del Congo). Autrice di Terra e Missione

Crediti foto: Kailash Kumar/Collezione Essentials/Getty Images

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