La Conferenza ecclesiale dell’Amazzonia, un kairos sinodale

di Mauricio López *

Quando penso al processo di nascita della Conferenza ecclesiale dell’Amazzonia, la prima cosa che mi viene in mente è l’immagine dei fiumi, la convergenza dei diversi affluenti che iniziano con piccoli corsi d’acqua, percorrono lunghe distanze, danno vita; e quella vita poi si espande nella sua espressione più potente, fino a quando non lascia il posto ai grandi fiumi.
Questo cammino è sicuramente il risultato della rivelazione dello Spirito, la divina Ruah, attraverso il Concilio Vaticano II, l’insegnamento della Chiesa in America Latina, la vita di tanti martiri, dei membri della Chiesa, incarnati nel mezzo della realtà: amando e soffrendo per i dolori della sua gente e di questo territorio, ma anche facendone parte, abbracciandolo con le sue luci e le sue ombre.
In questo modo siamo progrediti come suoi affluenti d’acqua, collegati alla rete ecclesiale panamazzonica Repam, che ha iniziato il suo percorso formale sei anni fa, anche se per più di 10 anni lo abbiamo tessuto, a poco a poco, a partire dalle voci della vita e della dimensione territoriale della Chiesa.

(Foto di Julio Caldeira IMC. Vista del fiume Putumayo, limite naturale tra Ecuador, Colombia e Perù)

La “periferia” che illumina il “centro”

Riteniamo che il Sinodo dell’Amazzonia sia stato un impulso vitale nel cambio di prospettiva, in cui la “periferia” diventa il “centro”, senza l’intenzione di prenderne il posto; lo illumina senza smettere di essere una “periferia” ma accompagnando il “centro” a guardare con occhi diversi e ad aprire possibilità “di novità”. Questo è stato il percorso del Sinodo, dai molteplici e più diversi ascolti territoriali, fin dalla preparazione – che ha raccolto le voci dei popoli e delle comunità della Chiesa in Amazzonia -, al discernimento che ha prodotto il Documento finale, con oltre 150 proposte concrete che non possiamo accantonare, e poi con l’Esortazione Apostolica del Papa “Querida Amazonia”, con i suoi quattro sogni: sociale, culturale, ecologico ed ecclesiale.
La Conferenza ecclesiale dell’Amazzonia può essere intesa solo come risultato di questo processo, come una ricchezza di vita ma anche come una risposta concreta – alla luce della rivelazione di Dio – a una realtà ferita, colpita, in cui i popoli e le comunità soffrono situazioni di ingiustizia, in cui il progetto del Regno e il sogno di Dio “affinché tutti possano avere vita e vita in abbondanza” sono distanti o minacciati, in contrasto con tanti altri luoghi in cui la bellezza della diversità culturale è vissuta appieno, a partire dal mistero della presenza di questo Dio come “seme della Parola”, un Cristo incarnato in questa diversità, che sente sempre più che il futuro è minacciato.
Questa Conferenza ecclesiale è, quindi, frutto di un intreccio di percorsi, possibilità, vite, incontri e persino discrepanze. A poco a poco, l’intenzione è stata purificata, cioè stiamo scoprendo con più delicatezza e cura ciò che Dio ha significato per noi, non solo negli ultimi anni, ma in questi decenni. Diventiamo sempre più consapevoli della sua voce, della sua parola, di ciò che ci sta rivelando. E abbiamo iniziato a camminare per tessere la via del Regno, a cui stiamo aggiungendo nuove mani.

Intrecciare insieme

Sebbene sia più difficile costruire quando si è in tanti, è necessario farlo insieme. Questa conferenza ecclesiale dell’Amazzonia è proprio questo! Esistono molte proposte emerse dal Sinodo amazzonico che non possono essere realizzate isolatamente dalle giurisdizioni ecclesiastiche o dalle chiese locali; inoltre, la Repam non può svolgere attività che potrebbero compromettere la sua identità di rete, di piattaforma rapida con servizi specifici.
Ci sono molti sviluppi rivelati dallo Spirito, che ci supera per dimensioni e istituzionalità, che richiedono una visione a lungo termine, sostenuta nel tempo. Questo è esattamente ciò che farà la Conferenza ecclesiale dell’Amazzonia, che ci chiede di purificare l’intenzione di coloro che rifiutano la “metanoia”, ossia un autentico cambiamento. Ci sono alcune posizioni conservative, così come posizioni che evitano il cambiamento per difendere una singola visione; senza dare spazio allo Spirito Santo. Questo è ciò che stiamo vivendo al Sinodo. La Chiesa è diversa, come dice la prima lettera ai Corinzi con l’immagine del corpo, di ciascuna parte in complementarità (cfr 1 Cor 12, 12-31).
Questa conferenza è un invito alla novità senza precedenti, per andare anche oltre a ciò che riteniamo essenziale negli ultimi anni: il cammino del Sinodo. È tempo che i nuovi otri diano spazio al nuovo vino, mantenendo e prendendosi cura di tutti quegli altri processi che completano e convergono. Questa Conferenza ecclesiale dell’Amazzonia dialogherà con la Repam, la Clar (la Conferenza dei religiosi e delle religiose), la Caritas, le Chiese locali, con altre istituzioni, e farà parte del Celam, collegato in modo organico ma con autonomia.

Un organismo di spessore

Penso che sia molto chiaro che il Sinodo sta aprendo nuove strade e ci chiede il coraggio di intraprendere nuovi cammini. Questa Conferenza lo esprime: è una Conferenza, non è una Commissione. Pertanto, ha uno spessore in termini di identità organica, peso proprio, capacità di promuovere processi di fronte a ciò che il Sinodo ci ha dato come frutti. In questo senso, presta attenzione a quell’identità.
D’altra parte, è ecclesiale. Non è solo una struttura episcopale. Ricordo che la Costituzione Apostolica Episcopalis Communio invita i pastori ad andare a volte avanti, a volte a metà, a volte dopo il popolo, riconoscendo nel “sensus fidei” presente nel Popolo di Dio la capacità di rivelazione di Dio attraverso il loro modo di credere.
In questo senso, ora si aprono percorsi per una condizione di uguaglianza, che si evolverà anche a livello strutturale, organico e statutario, in modo che vi sia una partecipazione più ampia.

Ecclesialità senza precedenti

L’ecclesiale all’interno della Conferenza si esprime con una presenza senza precedenti di tre rappresentanti delle popolazioni indigene e delle principali istituzioni della regione e del territorio. Ci sono anche rappresentanti laici, come il Segretariato esecutivo della Repam, della vita consacrata, attraverso la presidenza della Clar, con vescovi delegati delle sette conferenze episcopali dei territori amazzonici (nel caso del Brasile con due delegati), di Caritas America Latina e Caraibi e delle presidenze degli organismi ecclesiali regionali Celam e Repam, che hanno accompagnato questo processo.
Cerchiamo di abbracciare ed assumere la proposta della diversità del Sinodo amazzonico, offrendo un veicolo concreto in questo periodo in cui la pandemia sta distruggendo così tante vite, in particolare quelle delle popolazioni native più vulnerabili, poiché molti interessi economici particolari sfruttano il territorio e minacciano la vita dei leader della comunità. Oggi, più che mai, questa Chiesa che si è impegnata ad essere un’alleata, ha bisogno di equipaggiarsi, di avere una canoa per navigare in quest’acqua, attraversare le correnti dei fiumi della grande Amazzonia.

Foto di Julio Caldeira IMC. Da destra: il segretario esecutivo Mauricio López cardinale Claudio Hummes Patricia Gualinga, Leader indigena
(Foto di Julio Caldeira IMC. Da destra: il segretario esecutivo Mauricio López cardinale Claudio Hummes Patricia Gualinga, Leader indigena)

Voce profetica

Questa Conferenza vuole offrire questo: sarà un processo graduale che cerca di abbracciare le novità del Sinodo amazzonico, attraverso proposte stimolanti, complesse ed enormi, come, ad esempio, l’Amazzonia University, o sviluppando una proposta per un rito amazzonico, in dialogo con le rispettive istanze del Vaticano, nel monitoraggio delle esperienze e dei nuovi processi intorno alla ministerialità, valorizzando una voce profetica di incidenza e mobilitando le strutture della Chiesa.
Dobbiamo dedicare tempo e spazio affinché questa Conferenza possa maturare. È stato ora compiuto un primo passo, quello di affermazione come Chiesa del Territorio, nella sua più ampia diversità, e con la presenza di organizzazioni della Santa Sede. Questa proposta verrà ora portata a Papa Francesco e ai rispettivi organi per la loro approvazione. A poco a poco, si cercherà di darle struttura e di renderla una vera risposta di vita e speranza nel mezzo di questa pandemia che segna un prima e un dopo, un punto di riferimento umanitario globale. Attraverso questa esperienza, che crediamo essere un segno di speranza e di vita, si potrà anche essere un simbolo per altri biomi, per altre regioni e altre realtà, di una vera sinodalità.

* Mauricio López,Segretario esecutivo della Rete Ecclesiale Panamazzonica REPAM

Foto copertina: Guilherme Cavalli/CimiTraduzione dal portoghese a cura di Anna Moccia

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