Donna economia. Dalla crisi a una nuova stagione di speranza

di Patrizia Morgante

Quando si scrive una recensione di un libro, non si riconosce facilmente il confine tra ciò che è dell’autrice e ciò che, invece, è l’interpretazione di chi lo legge. Forse non si può evitare questa ‘confusione’ perché meravigliosamente umana. D’altronde chi scrive un libro sa che lo offre ai lettori e lettrici che, in qualche modo, lo ‘riscriveranno’.

Donna economia di Alessandra Smerilli (Edizioni San Paolo 2020, pp. 192, euro 16,00) ha in copertina una casa con dentro persone, natura, grafici, cuore, mondo. OIKOS NOMIA, la cura della casa, la cura della casa comune; una cura che non è prerogativa biologica delle donne, dotate di ‘naturale’ senso materno; ma è appannaggio di tutti e tutte; anche se lo sguardo sull’economia continua a essere maschile, come criterio neutro generale.

Sr. Alessandra Smerilli, una donna, una religiosa salesiana (attenzione all’educazione, vi dice qualcosa?), un’economista ci aiuta con questo testo a fare nostra una diversa narrazione dell’economia e sull’economia. Vediamo come…

Cosa ha perso l’economia senza uno sguardo delle donne e sulle donne?

  • La società nei secoli ha spesso osteggiato, se non impedito, lo studio dell’economia alle donne
  • La visione nelle teorie economiche è spesso declinata al maschile, sviluppata da uomini per una società in cui il 50% sono donne
  • L’accesso al mercato per le donne è più difficile proprio per il loro genere di appartenenza; e quando sono inserite nel mercato lo sono a condizioni svantaggiose rispetto agli uomini
  • Il lavoro svolto dalla donne proprio nell’ambito della cura non è conteggiato nel PIL1, non è misurato, quindi non riconosciuto
  • Gli indicatori con i quali misuriamo l’economia sono indicatori pensati al maschile e non considerano la prospettiva e l’orizzonte valoriale delle donne e i loro bisogni

Non è un libro femminista, ma vuole chiaramente illuminare sul bisogno di inclusione dei generi nel pensare, misurare, orientare l’economia, la gestione della casa comune. Il riferimento alla Laudato Si’ è del tutto intenzionale.

Sr Alessandra è parte di un movimento internazionale molto ampio, legato al concetto dell’economia circolare e civile, dove a prevalere non è solo la produzione scriteriata di beni materiali, ma dove si valorizza, e si tenta di riconoscere con indicatori precisi (qualità di vita, rapporto tra tempo di lavoro e tempo libero, il patrimonio culturale e artistico, soddisfazione delle relazioni sociali) il contributo prezioso dei beni relazionali. I beni relazionali sono l’amicizia, le relazioni di solidarietà, le interazioni sociali, le relazioni di cura.

Questa è l’Economy of Francesco: l’iniziativa di Papa Francesco di coinvolgere i giovani imprenditori per sognare un’economia più giusta e umana.

Il libro consta di due parti significative e intense, frutto di un attento lavoro di ricerca e sintesi di un mondo complesso e articolato come quello economico-finanziario. La visione che accompagna la riflessione è interdisciplinare e non parcellizzata, anzi tenta una sintesi interessante: parlando di economia l’autrice si sente debitrice dalla filosofia (il concetto di Eudianomia di Aristotele), dalla psicologia (quali motivazioni spingono una persona a cooperare o ad assumere comportamenti di responsabilità verso persone che non conosce), dalla sociologia (il ruolo della norma sociale, il rapporto con i beni comuni), dal Magistero della Chiesa e dal Vangelo.

Nella prima parte prova a delineare diverse teorie economiche legate al concetto di cooperazione.

Cooperare nella vita è naturale o appreso culturalmente? Cooperazione e competizione sono in contrapposizione? La cooperazione vale lo stesso come valore se non sono tutti a cooperare?

Tutto prende le mosse dal famoso dilemma del prigioniero strutturato da Tucker negli anni ’50. Due persone hanno commesso un reato, ma il giudice non ha le prove; così mette i due presunti colpevoli in due sale separate e fa a entrambi la stessa proposta:

  • Se entrambi confessano avranno 5 anni di carcere ciascuno
  • Se entrambi non confessano avranno 1 anno di carcere ciascuno
  • Se uno confessa e l’altro no: chi confessa sarà libero e chi non confessa farà 20 anni di carcere

Non sapendo cosa farà l’altro, cioè in assenza di una negoziazione, tutta la scelta si gioca sul tipo di razionalità che metterà in campo ciascun agente.

Dalla proposta del giudice, la seconda opzione appare quella più vantaggiosa per entrambi ma quella più rischiosa per chi sceglie di cooperare (in caso l’altro non cooperasse 1 anno diventerebbero 20).

Il maggiore pay off individuale (guadagno risultante dalla mia azione) è la scelta di non cooperare quando l’altro collabora (terza opzione). Questa sembra essere la scelta più razionale in termini di guadagno personale.

L’attenzione di Sr Alessandra nel cercare di rispondere a questo dilemma è focalizzata sulla domanda: quale razionalità l’agente sceglie di adottare? Una razionalità individuale che, coerentemente, si concentra sul massimo risultato personale o una we rationality che tiene conto dell’effetto che la mia scelta avrà sull’altro e sul contesto, e non solo su di me?

In una logica di interconnessione, la we rationality risponde meglio alla realtà nella quale ci muoviamo.

Scegliere la we rationality è un rischio perché l’altro potrebbe attuare non usando lo stesso criterio e approfittare al massimo della situazione. In una società ci saranno sempre i free riders: coloro che non cooperano ma godono di pay off alti, proprio perché ci sono altri che agiscono con la logica del ‘noi’.

Cosa ci spinge ad agire secondo la razionalità del noi? Dipende dal frame al quale facciamo riferimento. Il frame è l’insieme dei valori e dei criteri che muovono la mia vita. Questi frame sono culturalmente malleabili, pertanto il ruolo dell’educazione a una cultura del noi è fondamentale per cambiare l’economia.

Nella seconda parte l’autrice sviluppa i diversi aspetti di un’economia fondata sulla produzione di beni materiali ma anche di beni relazionali.

Questa è la proposta per cercare di ridurre i drammatici effetti di un’economia sempre più diseguale, dove la forbice tra chi ha troppo e chi non ha niente si amplia sempre più; dove il numero di persone arricchite nei paesi emergenti aumenta velocemente insieme alla scomparsa della classe media nei paesi più sviluppati. Dall’ultimo rapporto Oxfam sulla distribuzione della ricchezza è chiaro che essa è sempre più concentrata nelle mani di pochi. Questo ha conseguenze economiche e sociali ma anche politiche: chi detiene ricchezza, detiene potere di manipolare e decidere per una nazione intera, influenzandone le scelte e impedendone lo sviluppo se mette in pericolo il benessere di pochi.

Il primo passo è cambiare il modo di misurare la ricchezza: il prodotto interno lordo aumenta anche con l’acquisto di armi e psicofarmaci. Un PIL alto dice che la nazione è in uno stato di benessere economico ma non dice nulla del benessere integrale delle persone, che includono tutte le loro dimensioni.

John Fitzgerald Kennedy diceva nel 1968: “Il PIL (ndr prodotto interno lordo) misura tutto, tranne ciò che rende la nostra vita degna di essere vissuta”».

Ci sono tentativi di nuovo parametri, sia a livello di OCSE sia in Italia. Nel nostro paese abbiamo il coefficiente BES, benessere equo e sostenibile. Ma in quanti lo conoscono?

Si parla anche del paradosso della felicità: l’alto reddito non garantisce proporzionalmente la soddisfazione nella vita; anzi si arriva a un punto in cui a reddito alto il livello di felicità si abbassa. Si è consapevoli della difficoltà di misurare il grado di felicità e benessere personale nella vita, ma non si può non considerare che una nazione bene-stante lo deve essere tenendo conto di tutta la persona umana. Per questo si parla di sviluppo umano integrale.

Sr. Alessandra si fa voce di vari esperimenti in atto nel mondo, anche in risposta al cambio climatico e in conseguenza della richiesta di nuovi stili di vita che emergono proprio dalla Laudato Si’.

Concludo con una provocazione: se lavorassimo tutti un po’ meno per far lavorare tutti e per avere tempo libero da dedicare alla creatività e alla cura delle relazioni e dei beni comuni? Lo dice Jennifer Nedelsky!

Spero di avervi fatto venire voglia di leggere questo libro! Io l’ho fatto al parco, guardando dei giovani che giocavano a pallacanestro, dove il gioco di squadra rende forte il singolo.

Chi è Alessandra Smerilli?

Religiosa delle Figlie di Maria ausiliatrice, è professoressa di economia politica alla Pontificia facoltà di scienze dell’educazione Auxilium di Roma. Ha studiato alla scuola di economia della East Anglia university di Norwich, nel Regno Unito ed è stata ricercatrice alla Facoltà di economia della Sapienza a Roma. Nel 2019 il Santo Padre l’ha nominata consigliere di Stato della Città del Vaticano.

1 “Se tutto il lavoro di cura non retribuito svolto dalle donne in tutto il mondo fosse appaltato a un’unica impresa, questa avrebbe un volume d’affari annuo di 10.000 miliardi di dollari, pari a 43 volte quello della Apple” (pag. 108 del libro)

Lascia un commento