Una conversione della pastorale missionaria

Il Covid-19 ci ha posto davanti a tante domande, ha gettato nell’incertezza i nostri piani presenti e futuri, ma anche il nostro modo di agire come Chiesa. Come ripensare la pastorale missionaria? La riflessione di Isaias Marcano

di Isaias Marcano *

Parlare della conversione della pastorale missionaria non vuol dire elaborare un trattato teologico, né una ricerca strategica della missione. In realtà tale conversione implica “l’abbandono del comodo criterio pastorale del si è fatto così, ed essere audaci e creativi nel ripensare gli obiettivi, le strutture, lo stile e i metodi evangelizzatori delle proprie comunità” (EG 33). Essa coinvolge gli aspetti di natura teologica – ecclesiologica e contestuale; dunque, la conversione missionaria e pastorale richiama «l’organizzazione della Chiesa nei diversi contesti che necessitano di servirsi degli elementi di cui essa per divino consiglio dispone» (Rerum Ecclesiae, Pio XI). E “per svolgere questo compito, è dovere permanente della Chiesa di scrutare i segni dei tempi e di interpretarli alla luce del Vangelo” (CVII, GS). Una conversione simile comporta una continua ricerca nella storia, saper individuare i segni messianici, cioè quegli eventi che ci aiutano ad intuire la possibilità di un cambiamento, consapevoli che i segni dei tempi possono cambiare secondo la realtà storica del tempo.

La lettura dei segni dei tempi esige un monitoraggio, cioè una finestra di osservazione costantemente aperta, in ricerca di un nuovo paradigma missionario e pastorale nella storia che il tempo ci pone davanti.

Saper leggere i segni dei tempi

Oggi come oggi, ad esempio, il Covid-19 ci ha posto davanti a tante domande, che ci spronano a ripensare la pastorale missionaria: “Bisogna infatti conoscere e comprendere il mondo in cui viviamo, le sue attese, le sue aspirazioni e il suo carattere spesso drammatico” (GS). Il Covid-19 ha gettato nell’incertezza i nostri piani presenti e futuri, ma anche il nostro modo di agire come Chiesa. Ci capita di sentire molti dei nostri amici che dicono “ho perso il lavoro” e, quando attraversiamo le strade di Roma, vediamo i ristoranti vuoti, poca gente per strada, gli alberghi senza prenotazioni. Ci chiediamo che ne sarà di chi lavora nel settore della ristorazione, o in quello del turismo? In Mozambico, ad esempio, molte persone stanno vivendo in grande difficolta a motivo della povertà. Manca di tutto, dal cibo all’acqua potabile. È vero che alcuni di questi problemi c’erano già prima del Covid-19, ma questa pandemia ha incrementato la difficolta di quelli che già si trovavano in situazioni difficili.

Dobbiamo riconoscere che questa realtà non è solo italiana o mozambicana, ma è anche presente in molte altre nazioni. Si tratta di una situazione globale che ha bisogno di una risposta anch’essa globale per restituire all’umanità intera quella normalità e gioia di vivere che abbiamo smarrito in questi mesi di isolamento sociale. E “la sfida urgente di proteggere la nostra casa comune comprende la preoccupazione di unire tutta la famiglia umana nella ricerca di uno sviluppo sostenibile e integrale, poiché sappiamo che le cose possono cambiare. Il Creatore non ci abbandona, non fa mai marcia indietro nel suo progetto di amore, non si pente di averci creato” (LS.13).

Una missiona rivolta a tutta l’umanità

La pastorale missionaria dovrebbe muoversi nella stessa direzione, saper interagire con tutte le persone – uomini e donne delle diverse classi sociali. La missione è dunque rivolta a tutta l’umanità nelle diverse realtà socioculturali, politiche, religiose e economiche. Per questo urge la conversione della pastorale missionaria. Essa richiede una creatività e un ascolto e, innanzitutto, un saper lasciarsi guidare dall’azione dello Spirito Santo che ha guidato tutta la vita terrena di Gesù. Gesù stesso gli ha affidato i suoi discepoli e la guida della Chiesa nel tempo e nella storia.

“La missione è risposta, libera e consapevole, alla chiamata di Dio. Ma questa chiamata possiamo percepirla solo quando viviamo un rapporto personale di amore con Gesù vivo nella sua Chiesa” (Papa Francesco, GMM). È necessario pertanto ascoltare le diverse voci delle persone che oggi si trovano in difficoltà a motivo della mancanza di lavoro e vivono nelle incertezze del futuro, è necessaria una pastorale di accompagnamento sociale, capace di rendersi presente e ascoltare il grido di tutti. Infatti, possiamo dire che “le gioie e le speranze, le tristezze e le angosce degli uomini d’oggi, dei poveri soprattutto e di tutti coloro che soffrono, sono pure le gioie e le speranze, le tristezze e le angosce dei discepoli di Cristo, e nulla vi è di genuinamente umano che non trovi eco nel loro cuore” (GS).

* Laico della Diocesi di Quelimane (Mozambico), residente a Roma, ha conseguito una Licenza in Missiologia (specializzazione in pastorale missionaria) all’Università Urbaniana, un Dottorato in Scienze Sociali all’Angelicum e un Post-doctorate al Saint Mary College (Moraga, California).

Crediti foto: lentolo/Collezione Essentials/Getty Images

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