35 anni fa il martirio di Ezechiele Ramin. Il fratello: «Vedeva nei più poveri la carne di Cristo»

Il 24 luglio 1985 a Cacoal, in Rondonia, l’assassinio del missionario comboniano Ezechiele Ramin. Ai giovani diceva: «Abbiate un sogno, il sogno di rendere felice tutta l’umanità»

di Anna Moccia

Sono passati 35 anni dalla morte di padre Ezechiele Ramin, “Lele”, il giovane comboniano “martire della carità” assassinato nel 1985 in Brasile a causa del suo impegno in favore dei piccoli agricoltori e degli indios Surui, nativi della Rondonia, nella loro lotta contro i latifondisti locali. Nell’intervista a Terra e Missione Antonio Ramin, fratello di padre Ezechiele, ricorda le motivazioni profonde della scelta missionaria e il suo impegno “per rendere felice tutta l’umanità”.

La scelta missionaria

«Ci sono diversi avvenimenti che hanno segnato la scelta missionaria di Ezechiele – racconta Antonio Ramin-. Sicuramente la sensibilità religiosa che si respirava in famiglia ha posto le premesse. Poi c’è stato il suo percorso iniziale in Azione Cattolica e nel movimento giovanile Mani Tese, sorto negli anni ’60 per opera degli istituti missionari, che superava la rigidità degli schemi cattolici e affrontava i temi dei Paesi del Terzo Mondo e della liberazione dell’uomo nella sua totalità. Anche i campi di lavoro estivi avevano contribuito a far maturare in questo giovane sentimenti di mondialità. Ha quindi creduto che la scelta di seguire Gesù Cristo, tramite i missionari comboniani, potesse avere più chance a favore della libertà delle minoranze e dei popoli oppressi. E così è stato, tant’è che una volta giunto nella realtà dell’Amazzonia, in Rondonia, ha appoggiato fin da subito l’episcopato sudamericano, che aveva scelto l’opzione per i poveri. Si è messo dalla parte dei contadini e degli indios e li ha difesi fino alla morte, avvenuta il 24 luglio 1985».

I poveri, la carne di Cristo

«Pensando al ricordo di Ezechiele – continua Antonio Ramin – mi commuove molto questa sua profondità spirituale: il suo non è stato un colpo di testa, non è stato soltanto un impegno sociale. Così come la sua uccisione non è dovuta all’intemperanza giovanile, come per tanto tempo l’hanno fatta apparire. Ezechiele non cercava la morte ma ha portato fino in fondo il suo modo di essere prete. Le motivazioni religiose erano molto più grandi rispetto ad altre motivazioni effimere del momento. Vedeva in tutti, sopratutto nei più poveri, la carne di Cristo».

Il sogno di Ezechiele

«Abbiate un sogno. Abbiate un bel sogno. Seguite soltanto un sogno. Una vita che segue un sogno si rinnova di giorno in giorno. Sia il vostro un sogno che miri a rendere liete non soltanto tutte le persone, ma anche i loro discendenti. È bello sognare di rendere felice tutta l’umanità. Non è impossibile». Queste parole – che padre Ezechiele scrisse nel 1981 alla classe di una scuola di Troia, in provincia di Foggia – costituiscono ancora oggi un faro che illumina le nuove generazioni di tutto il mondo.

Lettera di Ezechiele Ramin
Lettera a Maria de Biase, Troia, 4 novembre 1981

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