Dai Monti Carpazi al Mar Baltico. “L’anello della nuzialità”

Storie di vita missionaria in Polonia. Dalle vacanze spirituali sui Monti Carpazi alla cerimonia dello Sposalizio del mare

di sr. Maria Rosa Venturelli*

La Polonia è una grande pianura che si estende tra i Monti Carpazi al sud e il Mar Baltico al nord. Per la gente poter avere la possibilità di passare qualche giorno in montagna e poi anche qualche giorno al mare, è il massimo delle vacanze estive o invernali.

Anche noi un giorno siamo andate sui Monti Carpazi, per incontrare un gruppo di famiglie che facevano le “vacanze spirituali”, poiché appartenevano al Movimento cattolico OÀSA, un movimento cristiano di origine polacca. In italiano si chiama “Luce e vita”. È nato dall’intuizione di un santo sacerdote, Franciszek Błaniczki, oggi Servo di Dio.

Due/tre settimane di vacanze spirituali guidate, mezza giornata di preghiera/lectio divina e mezza giornata di svago sui monti. All’inizio OASA è nata come un’esperienza estiva spirituale per i giovani. Poi si è sviluppata con altre tipologie. C’è l’OASA per i piccoli, per i giovani, per le famiglie, per gli adulti. La prima esperienza con p. Franciszek nacque nel 1969, poi si codificò in un Movimento ecclesiale nel 1976. Il gruppo che noi visitammo era formato da trenta coppie, con circa 45 tra bimbi e ragazzini.

In genere i gruppi sono guidati da una coppia, così detta coppia madre, che organizza il tutto, aiutati da un sacerdote o da una suora, per quanto riguarda la parte formativa, biblica, spirituale.
Attualmente l’OASA è uno tra i più importanti Movimenti cattolici in Polonia, diffuso anche in Italia e in altri Paesi. Le persone che si impegnano nel gruppo hanno durante l’anno incontri formativi settimanali per vivere il Vangelo nella radicalità.

Anche san Giovanni Paolo II veniva dall’esperienza della OASA. Infatti le Giornate Mondiali della Gioventù sono nate dalla sua esperienza con questo Movimento giovanile. Da anni lui era amico di p. Błaniczki e insieme hanno progettato e lanciato l’esperienza giovanile mondiale, quando Karol Wojtyła salì sul trono pontificio. Mi ha detto un giorno il Postulatore della Causa di Franciszek: «Se durante le GMG migliaia di persone si convertono, cambiano la loro vita, di più – tanti, tanti giovani offrono la loro vita a Gesù Cristo, come si può chiamare questo fenomeno se non un miracolo? Per riconoscere Padre Błaniczki beato, secondo me, basterebbe questo».

Nel libro «Alzatevi! Andiamo!» Wojtyła parla ad un certo punto della famosa canzone «Barka» conosciuta da tutti i polacchi. Quel canto dei giovani OASA aveva accompagnato Wojtyła «fuori della patria, quando lo salutarono mentre stava salendo sull’aereo in partenza per il Conclave ai primi di ottobre del 1978». Il significato profondo di questo canto aveva sostenuto Karol quando fu posto di fronte alla decisione presa dal conclave. E poi, lungo tutto il pontificato. «Ascoltarlo mi riportava ogni volta – scriveva Giovanni Paolo II – ai miei incontri da vescovo con i giovani. Una grande esperienza che ho portato con me a Roma. Anche qui ho cercato di trarne frutto, moltiplicando le occasioni d’incontro con i giovani. Le Giornate mondiali della gioventù sono nate da quell’esperienza».

Un altro giorno invece salimmo al Mar Baltico, per far visita a una famiglia delle ragazze che venivano ai nostri incontri vocazionali: Dorota, a Danzica. E lì contemplammo la bellezza del mar Baltico e lo stretto rapporto vitale che queste popolazioni del nord hanno con il mare.
Lo sposalizio del mare”, che anche molte città marinare italiane conoscono, come Venezia.
In polacco si chiama: Zaślubiny Polski z morzem. Questa tradizione nacque come una cerimonia nazionalista tenuta per celebrare la riconquista dell’accesso al Mar Baltico da parte della Polonia, accesso perduto nel 1793, con le spartizioni della Polonia fra le potenze europee di quel tempo.
La cerimonia fondante fu tenuta il 10 febbraio 1920 a Puck dal generale Józef Haller. E si svolge ogni anno in diverse città polacche adagiate su questo mare.

Venne gettato in mare un anello dicendo: “Siamo venuti qui, al mare, dopo un duro sforzo e sanguinosa guerra. Vediamo che il nostro sforzo non è stato sprecato. Giuriamo che non si lascerà mai di gettare questo anello fra le tue onde, o mare nostro, onde, ti sposerò, perché sei sempre stato e sempre sarai nostro”.

Cosa c’è di più bello che pensare alla mia consacrazione missionaria?
All’inizio il mio anello fu gettato dal Signore in una cittadina modenese, a Vignola. Nel corso degli anni ho gettato un anello in Congo, un altro anello in Polonia, un altro anello oggi a Roma. Questi popoli sono nel mio cuore per sempre, insieme con il Dio che mi ha scelta per questa missione nella Chiesa. Il simbolo di questo anello è rimasto infisso nel mio cuore profondamente.
Grazie!

* Sr. Maria Rosa Venturelli, missionaria comboniana. Ha lavorato per 12 anni in Zaire (attuale Repubblica Democratica del Congo) e 10 anni in Polonia. Autrice di Terra e Missione

Lascia un commento