Per essere pietre vive

«Ma voi, chi dite che io sia?» (Mt 16,15). Commento al Vangelo del 23 agosto, XXI domenica del tempo ordinario, a cura di Don Pierluigi Nicolardi*

Dal Vangelo secondo Matteo (Mt 16,13-20)
In quel tempo, Gesù, giunto nella regione di Cesarèa di Filippo, domandò ai suoi discepoli: «La gente, chi dice che sia il Figlio dell’uomo?». Risposero: «Alcuni dicono Giovanni il Battista, altri Elìa, altri Geremìa o qualcuno dei profeti».
Disse loro: «Ma voi, chi dite che io sia?». Rispose Simon Pietro: «Tu sei il Cristo, il Figlio del Dio vivente».
E Gesù gli disse: «Beato sei tu, Simone, figlio di Giona, perché né carne né sangue te lo hanno rivelato, ma il Padre mio che è nei cieli. E io a te dico: tu sei Pietro e su questa pietra edificherò la mia Chiesa e le potenze degli inferi non prevarranno su di essa. A te darò le chiavi del regno dei cieli: tutto ciò che legherai sulla terra sarà legato nei cieli, e tutto ciò che scioglierai sulla terra sarà sciolto nei cieli».
Allora ordinò ai discepoli di non dire ad alcuno che egli era il Cristo.
Parola del Signore

A questo punto del cammino, mentre la sua missione si fa sempre più chiara e delineata, Gesù si ferma con i suoi discepoli e cerca di fare una sorta di verifica. «La gente chi dice che sia il Figlio dell’uomo?». La moltiplicazione dei pani e dei pesci aveva fatto sorgere strane speranze nelle folle. Gesù era visto come un profeta, un guaritore; la sua messianicità stava per essere fraintesa con una visione politico-sociale.

Di qui l’esigenza di chiarire rispetto al sentire comune. Non si tratta di una verifica per calibrare, per così dire, l’azione pastorale; Gesù ha urgenza di far conoscere il Padre, di annunciare il Regno e di manifestare la verità. «Chi è il Figlio dell’uomo?».

Davanti all’evidente travisamento delle folle, Gesù oppone un’altra domanda: «Ma voi, chi dite che io sia?». Questa volta egli si rivolge ai suoi discepoli, a coloro che non solo hanno ascoltato le parabole, ma hanno anche accolto la loro interpretazione autentica dallo stesso Gesù (cf. Mt 13,11). Quella domanda, così diretta, sembra quasi mettere con le spalle al muro i discepoli di ogni tempo, anche noi. E va in una doppia direzione:

  1. Personale: «Per te, chi sono?». Sembra che Gesù voglia chiedere a ciascuno che posto ha nella nostra vita; per te, che sono salito in croce, che ti amo e ti perdono, che collocazione ho nella tua vita?
  2. Comunitaria: «Per voi, chi sono?»; non basta una risposta personale. Gesù esige che l’intera comunità dei discepoli si interroghi sul valore della sua presenza in mezzo a loro. Oggi a noi comunità cristiana chiede di comprendere che posto gli abbiamo riservato: nell’universo dei progetti pastorali, delle strategie della nuova evangelizzazione… dov’è Gesù?

È chiaro che da questa risposta dipende l’autenticità del discepolato e del vivere comunitario.

La risposta di Pietro non tarda: «Tu sei il Cristo, il Figlio del Dio vivente». È una professione di fede solenne e matura che tuttavia Gesù riconosce in capo non al discepolo, ma al Padre: «né carne né sangue». Gesù comprende bene che la risposta del discepolo è frutto della docilità allo Spirito. Ed è per questo che affida a Simone la grande responsabilità di essere pietra, di essere quella roccia sulla quale edificare la comunità ecclesiale. Simone diventa pietra viva edificata su una pietra ben più salda, Cristo stesso.

Nella sua prima lettera, Pietro ha piena consapevolezza che sua fede è salda e rocciosa solo perché poggiata su Cristo: «Stringendovi a lui, pietra viva, rigettata dagli uomini, ma scelta e preziosa davanti a Dio, anche voi venite impiegati come pietre vive per la costruzione di un edificio spirituale, per un sacerdozio santo, per offrire sacrifici spirituali graditi a Dio, per mezzo di Gesù Cristo» (1Pt 2,4-5).

Poniamoci di fronte al Figlio dell’uomo e facciamo risuonare anche per noi quella domanda: «Per te/per voi, chi sono?». Sorretti dal Padre, anche noi saremo pietre vive, scelte e preziose, che edificano la Chiesa e il Regno.

Don Pierluigi Nicolardi

* Presbitero della diocesi di Ugento – S. Maria di Leuca, Amministratore Parrocchiale di «S. Antonio da Padova» in Tricase (Le), Direttore dell’Ufficio Diocesano per la Famiglia e AE di zona AGESCI «Lecce Ionica». Autore di Terra e Missione

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