Conferenza ecclesiale dell’Amazzonia, card. Hummes: “Verso le periferie per costruire nuovi cammini”

La Conferenza ecclesiale dell’Amazzonia è il frutto diretto del recente Sinodo speciale per la regione panamazzonica svoltosi lo scorso ottobre in Vaticano. Dal bollettino della Rete Ecclesiale Panamazzonica (REPAM), l’intervista al neo presidente dell’organismo, il card. Claudio Hummes

di Joelma Viana*

Secondo l’estratto del comunicato, la proposta dei Padri sinodali di “un organismo episcopale che promuova la sinodalità tra le Chiese della regione, che aiuti a delineare il volto amazzonico di questa Chiesa e che continui il compito di trovare nuovi cammini per la missione evangelizzatrice” ( DF, 115), e la richiesta di Papa Francesco, insieme ai suoi quattro sogni per questo territorio e per tutta la Chiesa, nella sua esortazione post-sinodale Querida Amazzonia, “che i pastori, i consacrati, le consacrate e i fedeli laici dell’Amazzonia si impegnino nella sua applicazione” (QA, 4) ha trovato una risposta nell’Assemblea per il progetto di costituzione della Conferenza ecclesiale dell’Amazzonia, che si è tenuta virtualmente nei giorni 26 e 29 giugno 2020.

Nell’intervista rilasciata al Bollettino REPAM, il cardinale Cláudio Hummes, eletto presidente della Conferenza ecclesiale dell’Amazzonia, ha fornito maggiori dettagli sul nuovo organismo.

Il cardinale Cláudio Hummes
Crediti Foto: Julio Caldeira

In cosa consiste la Conferenza ecclesiale amazzonica?

“Il Documento finale del Sinodo per l’Amazzonia propone la creazione di un organismo episcopale nel territorio panamazzonico che assuma l’applicazione del Sinodo. In considerazione di questo, la creazione della Conferenza ecclesiale dell’Amazzonia è stata recentemente elaborata durante un’assemblea virtuale. Il suggerimento del nome e della sua natura viene dallo stesso Papa Francesco. In quest’assemblea virtuale è stato approvato uno Statuto canonico, è stata eletta una presidenza ed è stato costituito un Comitato esecutivo. Tutto questo è già stato trasmesso al Papa, perché è lui, attraverso i Dipartimenti competenti, che deve riconoscere ed erigere canonicamente questa Conferenza. Attendiamo ora l’approvazione del Papa. La conferenza si chiama “ecclesiale” e non “episcopale”, perché partecipano non solo i vescovi, ma anche altre persone, compresi laici, donne, indigeni. Questo gli conferisce una caratteristica sinodale molto esplicita. “Sinodale” nel senso che deve procedere non dall’alto verso il basso, ma andare all’incontro, uscire verso le periferie, ascoltare e ascoltare ancora e ancora, insieme alle comunità locali, per costruire i “nuovi cammini” della Chiesa nel territorio. Sarà la prima conferenza di questo tipo nella Chiesa”.

Quali sono i compiti della Conferenza Episcopale e come funzionerà?

La natura stessa della Conferenza, come spiegato sopra, definisce le sue funzioni. Deve andare incontro alle comunità locali, ascoltare e costruire con loro la via del futuro della missione della Chiesa in Amazzonia. Oltre alla presidenza, avrà un segretario esecutivo e il Comitato esecutivo, che coordinerà i lavori con la presidenza. Nello specifico, la conferenza può costituire commissioni panamazzoniche, ad esempio per a) l’inculturazione; b) la difesa del territorio e la promozione dei diritti dei popoli presenti; c) l’istruzione (scuole, università); d) la formazione del clero; d) la conservazione delle culture originarie delle popolazioni indigene; e) il dialogo interreligioso e interculturale; f) e altro. La REPAM, a sua volta, continuerà il suo servizio di fare rete e far funzionare come rete l’intera Chiesa dell’Amazzonia, in vista di una sinodalità crescente, servizio che ora svolgerà insieme alla nuova Conferenza”.

Al numero 48 della “Querida Amazônia” si evidenzia che “l’equilibrio planetario dipende dalla salute dell’Amazzonia”. Questo consiste nel lavorare su un’ecologia integrale. Cosa farà la Conferenza per promuovere la cura dell’ambiente in Amazzonia?

“I popoli originari hanno da secoli curato al meglio l’ambiente amazzonico, mettendo in pratica il loro ideale di “bem viver”, che può raggiungere la sua pienezza nelle beatitudini del Vangelo. “Vivere bene” significa vivere in armonia con se stessi, con gli esseri umani, con la natura e con l’Essere supremo. Tutto è interconnesso. Il grido dei poveri e il grido della terra è lo stesso grido, un grido socio-ambientale. La Chiesa al Sinodo si è dichiarata “alleata” dei popoli autoctoni anche nel promuovere la cura dell’ambiente, difendendo il territorio da tutti coloro che devastano, degradano, depredano e se ne vanno con le valigie piene, lasciando solo distruzione e una maggiore povertà”.

Altre questioni nel Documento finale del Sinodo mettono in luce l’inculturazione e il ruolo delle donne. Come intende approfondire questo dibattito a partire dalla Conferenza?

L’inculturazione è al centro del processo post-sinodale. San Giovanni Paolo II ha insegnato che l’inculturazione è indispensabile, che si tratta di “un cammino lungo, che accompagna tutta la vita missionaria” e che, per realizzare l’inculturazione, “comunità ecclesiali in formazione [in terra di missione], potranno esprimere progressivamente la loro esperienza cristiana in modi e forme originali, consone alle proprie tradizioni culturali, purché sempre in sintonia con le esigenze oggettive della stessa fede” (RM, 52 e 53). In questo processo, è molto importante che, nel caso delle popolazioni indigene, ci siano ministri indigeni ordinati per aiutare a guidare e costruire questa inculturazione. Per quanto riguarda il ruolo delle donne nella Chiesa, il Sinodo ha sottolineato con forza che è necessario portare avanti la questione e, poiché la stragrande maggioranza delle comunità missionarie amazzoniche sono guidate da donne, ha accolto con favore la proposta di elevare questo ministero femminile a un ministero consolidato, come quelli del lettorato e dell’accolitato, per dargli maggiore stabilità ed enfasi pastorale. La nuova Conferenza ecclesiale dell’Amazzonia dovrebbe prendere a cuore queste decisioni sinodali.

* Joelma Viana è membro del team di comunicazione della REPAM e gestisce la Rete di notizie dall’Amazzonia (Brasile)

** Traduzione dal portoghese a cura di Anna Moccia

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