Con le parole e con le opere

La parabola di questa domenica (Mt 21, 28-32) parla dei due figli invitati a lavorare nella vigna del padre, che hanno un comportamento molto diverso. «Chi dei due ha compiuto la volontà del padre?» Commento al Vangelo del 27 settembre a cura di Don Pierluigi Nicolardi*

Anche in questa domenica, XXVI del Tempo Ordinario, ci troviamo nel quinto discorso del Vangelo di Matteo, quello escatologico. Gesù racconta ancora una parabola che ha a che fare con gli ultimi tempi che sono simili a un uomo che ha due figli. Dietro questa maschera letteraria dei due figli è ancora velata la polemica tra coloro che ritengono di essere salvati solo per adesione formale alla fede e chi, diversamente, ravvedendosi dalla propria condotta, vive una profonda conversione.

Nella parabola il primo figlio risponde negativamente all’appello del padre; egli non sente il desiderio e la necessità di lavorare nella vigna, ma poi si ravvede e fa quanto il padre chiede. L’altro figlio, al contrario, risponde prontamente al padre, ma non fa quello che dice.

«Chi dei due ha compiuto la volontà del padre?», chiede Gesù? Per vivere autenticamente la fede e ottenere la salvezza (la volontà del Padre, infatti, è la salvezza) non basta una adesione formale alla fede. La semplice professione di fede non sostenuta dalla carità operosa non fa breccia nel cuore del padre della parabola; per entrare nella Vita, piuttosto, è doveroso che ci sia una conversione del cuore, quella conversione capace di muoverci verso Dio e verso gli altri con passione e tenacia. Anche nel discorso della montagna Gesù sottolinea questo aspetto: «Non chi dice “Signore, Signore” entrerà nel regno dei cieli» (Mt 7,21).

La fede è adesione totale; è professione di fede, ma anche conversione del cuore, lavoro operoso nella vigna di Dio. San Giacomo, nella sua lettera, a chi opponeva il primato della sola professione di fede, ricorda: «Che giova, fratelli miei, se uno dice di avere la fede ma non ha le opere? Forse che quella fede può salvarlo? Se un fratello o una sorella sono senza vestiti e sprovvisti del cibo quotidiano e uno di voi dice loro: “Andatevene in pace, riscaldatevi e saziatevi”, ma non date loro il necessario per il corpo, che giova? Così anche la fede: se non ha le opere, è morta in se stessa. Al contrario uno potrebbe dire: Tu hai la fede ed io ho le opere; mostrami la tua fede senza le opere, ed io con le mie opere ti mostrerò la mia fede» (Gc 2,14-18).

Professiamo con la bocca, allora, crediamo con cuore rinnovato e operiamo il bene con mani pure.

Don Pierluigi Nicolardi

* Presbitero della diocesi di Ugento – S. Maria di Leuca, Amministratore Parrocchiale di «S. Antonio da Padova» in Tricase (Le), Direttore dell’Ufficio Diocesano per la Famiglia e AE di zona AGESCI «Lecce Ionica». Autore di Terra e Missione

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