Amazzonia, prima assemblea plenaria della Ceama a un anno dal Sinodo

Conclusa la prima assemblea della Ceama, uno dei frutti del Sinodo. Un ulteriore passo per accogliere la grande diversità della Chiesa in Amazzonia

di Redazione

A un anno dal primo anniversario della chiusura del Sinodo, la Conferenza Ecclesiale dell’Amazzonia – CEAMA – ha svolto la sua prima assemblea plenaria il 26 e 27 ottobre. All’incontro, che si è svolto in modalità virtuale, hanno partecipato 250 persone, tra laici, religiosi, religiose, sacerdoti e vescovi. La Conferenza ecclesiale dell’Amazzonia concretizza la proposta di “creare un organismo episcopale che promuova la sinodalità tra le Chiese della regione, aiuti a delineare il volto amazzonico di questa Chiesa e continui il compito di trovare nuovi cammini per la missione evangelizzatrice”(DF 115).

La Ceama fa parte di un processo iniziato nel 2007 con la Conferenza di Aparecida e culminato con il Sinodo. Tanti i passi che hanno consentito di raggiungere questo obiettivo, come si legge nel comunicato stampa diffuso a conclusione dell’incontro: “L’incontro di Papa Francesco con i vescovi a Rio de Janeiro nel 2013, la creazione della REPAM nel 2014, la convocazione del Sinodo per l’Amazzonia nell’ottobre 2017, la visita di Papa Francesco a Puerto Maldonado nel gennaio 2018, dove abbiamo iniziato un ampio e ricco processo di ascolto, l’Assemblea sinodale dell’ottobre 2019, l’esortazione post-sinodale Querida Amazzonia del febbraio 2020, che accoglie il Documento finale del Sinodo e ne chiede l’applicazione (cfr QA 2-4), sono passi decisivi che ci hanno permesso di raggiungere questa assemblea”.

“Il virtuale non è stato un impedimento per celebrare e condividere fede e vita – dichiarano gli organizzatori -, per pensare a proposte che promuovano l’evangelizzazione in Amazzonia. Attraverso momenti di preghiera, interventi, risorse multimediali e lavoro in piccoli gruppi, abbiamo intrecciato sinodalmente alcuni degli impegni prioritari e più urgenti del Sinodo, avviando così un processo che ci conduce verso un piano pastorale complessivo. Seguendo le priorità del Sinodo e della Querida Amazonia, abbiamo iniziato lavorare su 20 nuclei tematici prioritari. Sentiamo che è tempo di dialogare, di incarnarsi, di decolonizzare.
Non manca l’incoraggiamento di Papa Francesco, “che si sente felice per la continuità di questo processo amazzonico post-sinodale”.

L’organismo mira a coinvolgere i laici, le donne, i popoli indigeni, i meticci, gli afro-discendenti, nell’azione della Chiesa. Si legge nel comunicato: “È il tempo di servire, difendere, comunicare, influenzare, resistere, essere una Chiesa che accoglie le vittime della pandemia”. L’intento è quello di formare comunità che sappiano celebrare l’Eucaristia, con una forte consapevolezza missionaria e ministeriale di tutti i suoi membri: laici, seminaristi, ministri, vita consacrata, sacerdoti e vescovi.

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