La parabola delle vergini e la lampada che fa luce alla nostra vita

Il commento a cura di don Pierluigi Nicolardi* alla parabola delle dieci vergini, dove Gesù paragona i cristiani a cinque vergini sagge e cinque stolte.

Dal Vangelo secondo Matteo (Mt 25,1-13)

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli questa parabola:
«Il regno dei cieli sarà simile a dieci vergini che presero le loro lampade e uscirono incontro allo sposo. Cinque di esse erano stolte e cinque sagge; le stolte presero le loro lampade, ma non presero con sé l’olio; le sagge invece, insieme alle loro lampade, presero anche l’olio in piccoli vasi. Poiché lo sposo tardava, si assopirono tutte e si addormentarono.
A mezzanotte si alzò un grido: “Ecco lo sposo! Andategli incontro!”.

Allora tutte quelle vergini si destarono e prepararono le loro lampade. Le stolte dissero alle sagge: “Dateci un po’ del vostro olio, perché le nostre lampade si spengono”. Le sagge risposero: “No, perché non venga a mancare a noi e a voi; andate piuttosto dai venditori e compratevene”.
Ora, mentre quelle andavano a comprare l’olio, arrivò lo sposo e le vergini che erano pronte entrarono con lui alle nozze, e la porta fu chiusa. Più tardi arrivarono anche le altre vergini e incominciarono a dire: “Signore, signore, aprici!”. Ma egli rispose: “In verità io vi dico: non vi conosco”.
Vegliate dunque, perché non sapete né il giorno né l’ora».

Cosa simboleggiano le lampade e l’olio nella parabola delle dieci vergini?

Anche questa domenica, XXXII del Tempo Ordinario, il vangelo ci presenta una parabola, quella delle vergini sagge e delle vergini stolte. L’evangelista Matteo riporta la parabola nel quinto discorso, quello escatologico; in questa sezione le parabole raccontate da Gesù hanno lo scopo di farci comprendere come sarà il compimento del Regno.

E proprio nelle parabole escatologiche c’è un filo conduttore: il Regno si compirà in un grande banchetto di nozze. Fa riflettere – ma anche sorridere – il fatto che talvolta alcuni ci presentino “la fine del mondo” come una sorta di grande guerra, una battaglia esemplare tra bene e male, l’Armageddon.

Gesù ci invita a guardare in un’altra prospettiva. Anzitutto non ci sarà una fine, bensì un compimento; il nostro mondo va verso il fine, che è l’incontro con Dio. E quest’incontro avrà i tratti e il gusto di una festa di nozze. La battaglia contro il male e il peccato – che pure è una componente della vita cristiana – la dobbiamo vivere mentre siamo ancora pellegrini; ricorda san Paolo: «Ho combattuto la buona battaglia, ho terminato la mia corsa, ho conservato la fede. Ora mi resta solo la corona di giustizia che il Signore, giusto giudice, mi consegnerà in quel giorno» (2Tm 4,7-8).

Non solo i profeti (cf. Is 25,6-10), ma la stessa Apocalisse riporta l’immagine del banchetto nuziale; la voce della folle immensa, infatti, prorompe di gioia e canta:

«Alleluia.
Ha preso possesso del suo regno il Signore,
il nostro Dio, l’Onnipotente.
Rallegriamoci ed esultiamo,
rendiamo a lui gloria,
perché son giunte le nozze dell’Agnello;
la sua sposa è pronta
,
le hanno dato una veste
di lino puro splendente» (Ap 19,6-8).

La vita cristiana, allora, altro non è che un tempo di attesa dello Sposo, come per le vergini della parabola; l’attesa non deve essere oziosa, né imprudente. Anzi, proprio perché non conosciamo né il giorno né l’ora, dobbiamo portare con noi non solo le lampade, simbolo della nostra fede, ma anche l’olio perché esse non si spengano.

Il giorno del nostro battesimo è stato detto ai nostri genitori: «Ricevete la luce di Cristo. A voi, genitori, e a voi, padrino e madrina, è affidato questo segno pasquale, fiamma che sempre dovete alimentare. Abbiate cura che il vostro bambino, illuminato da Cristo, viva sempre come figlio della luce; e perseverando nella fede, vada incontro al Signore che viene, con tutti i santi, nel regno dei cieli».

Come le vergini, in attesa di andare incontro al Signore che viene, perseveriamo e alimentiamo la lampada della nostra fede.

Don Pierluigi Nicolardi

* Presbitero della diocesi di Ugento – S. Maria di Leuca, Amministratore Parrocchiale di «S. Antonio da Padova» in Tricase (Le), Direttore dell’Ufficio Diocesano per la Famiglia e AE di zona AGESCI «Lecce Ionica». Autore di Terra e Missione

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