Padre Maccalli: «La prigionia mi ha reso un missionario “contemplattivo”»

Il missionario Sma Padre Pierluigi Maccalli, nell’intervista rilasciata a Terra e Missione, racconta il lungo cammino di ricerca interiore durante i due anni prigionia e l’intimo legame della vita contemplativa con la missione.

di Anna Moccia

«La preghiera mi ha molto sostenuto ed è stata la mia forza durante la prigionia». Sono parole che toccano anima e cuore quelle di padre Pierluigi Maccalli, il missionario della Società delle Missioni Africane (Sma), originario di Madignano, in provincia di Cremona, liberato lo scorso 8 ottobre dopo due anni di prigionia vissuti tra Niger e Mali.

Nell’intervista rilasciata a Terra e Missione, padre Pierluigi parla della sua lunga prigionia nel deserto, del tempo passato con il rosario che si era costruito con un piccolo pezzo di corda e dell’importanza della vita contemplativa per la fecondità della missione: «Il mio fondatore amava dire che si è missionari dal profondo del cuore. Il cuore cammina per le strade del mondo. Ma anche dalla clausura Santa Teresa del Bambin Gesù era il cuore che pompava amore per ogni missionario e per ogni parte del mondo».

Intervista video a Pierluigi Maccalli

«Quando avevo i piedi incatenati mi dicevo: il Vangelo non è incatenato, continua a camminare per le strade dell’Africa e del mondo. La mia forza era pompare energia a tutti quei piedi dei missionari che portano fisicamente il Vangelo nel mondo. Ma anche a tutti quei cristiani che con la preghiera sostengono l’annuncio del vangelo».

Padre Pierluigi ci spiega di aver vissuto sulla sua pelle due tipi di missione: «nella prima, che ho svolto andando nei villaggi ed è stata anche molto gratificante, ho potuto vivere a contatto con le comunità che sono nate e che stanno crescendo; durante il tempo di prigionia mi sono, invece, sentito un missionario “contemplattivo”. All’inizio pensavo che mi avessero rubato due anni di missione, ora mi rendo conto che Dio ha reso molto fecondo questo tempo di prigionia, molto di più di quanto io avessi potuto fare con i progetti che stavo portando avanti».

Il missionario, un “contemplativo in azione”

Un richiamo a quanto già nel 1990 San Giovanni Paolo II aveva scritto nella sua Lettera enciclica Redemptoris missio, descrivendo il missionario come un “contemplativo in azione” (RM 91). Un monito a non perdere mai di vista la dimensione contemplativa della vita e a coltivare quello spirito di preghiera senza il quale non si dà autentica azione da cristiano. «Se il nostro andare, il nostro fare e il nostro progettare non sono sostenuti da un tempo di preghiera, è inutile: non siamo missionari ma solo degli assistenti sociali».

La fede nel Crocifisso risorto diventa la chiave di lettura del suo lungo calvario, durato più di due anni.  «Nella missione non si riceve solo positività ma anche negatività, che va però trasformata. Sono convinto che la croce sia la chiave di lettura per poter capire questa vicenda. Dalla croce si risorge e la croce è sempre quell’incrocio di legno, verticale e orizzontale, che ci permette di essere in comunione con Dio e con i fratelli».

Padre Pierluigi Maccalli Chiesa dei Santi Martiri di Selva Candida (Roma)
Foto: Padre Pierluigi Maccalli al termine della celebrazione, nella Chiesa dei Santi Martiri di Selva Candida (Roma)

Foto e video di Anna Moccia – © tutti i diritti riservati

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