Terza domenica di Avvento: gioiosi testimoni della luce

La terza domenica di Avvento ci presenta la testimonianza di Giovanni Battista ed è segnata dal tema della gioia. Per questo è chiamata domenica Gaudete. Commento a cura di don Pierluigi Nicolardi

di don Pierluigi Nicolardi*

La liturgia di questa domenica è caratterizzata da due importanti elementi, la gioia e la figura di san Giovanni Battista.

Avvento, la gioia della domenica Gaudete

  1. Come da tradizione, la terza domenica di Avvento è segnata dalla gioia; essa è chiamata domenica Gaudete. C’è un imperativo che viene dalla parola di Dio, in particolare dalla prima lettera di S. Paolo ai Tessalonicesi; egli esorta la comunità cristiana a essere sempre lieta, a rallegrarsi nell’attesa del Signore. Il Natale è alle porte, la nostra redenzione è vicina ed è per questo che dobbiamo imparare a gioire, saper scorgere la gioia che viene dal Signore. Paolo VI, nell’esortazione Gaudete in Domino, scrive:

«Nessuno è escluso dalla gioia portata dal Signore. La grande gioia annunciata dall’Angelo, nella notte di Natale, è davvero per tutto il popolo, per quello d’Israele che attendeva allora ansiosamente un Salvatore, come per il popolo innumerevole di tutti coloro che, nella successione dei tempi, ne accoglieranno il messaggio e si sforzeranno di viverlo. Per prima, la Vergine Maria ne aveva ricevuto l’annunzio dall’angelo Gabriele e il suo Magnificat era già l’inno di esultanza di tutti gli umili».

La grande gioia che ci sta dinanzi ci raggiunge come caparra, anticipazione di quanto vivremo a breve nell’incontro con il Signore che viene. Neemia – a proposito del giorno del Signore – scrive: «questo giorno è consacrato al nostro Signore; non siate tristi; perché la gioia del Signore è la vostra forza» (Ne 8,10).

Vivere l’Avvento come Giovanni Battista

  1. Il secondo elemento che caratterizza questa domenica è S. Giovanni Battista. La liturgia ha introdotto già domenica scorsa il precursore attraverso il Vangelo di Marco, ora ci riporta nuovamente la sua figura non solo come colui che prepara la via, ma anche come testimone. Quello della testimonianza è un elemento importante nel Vangelo di Giovanni; secondo gli studiosi, infatti, il quarto Vangelo è paragonabile ad una sorte di grande processo inscenato contro l’imputato Gesù. Ci sono diversi accusatori, le tenebre che si oppongono alla luce, diversi personaggi che entrano in scena (scribi, farisei, sommi sacerdoti, la stessa folla): tutti tengono sotto giudizio Gesù. Ma egli ha anche i testimoni a favore della difesa; primo tra tutti il Battista:

«Egli venne come testimone
per rendere testimonianza alla luce,
perché tutti credessero per mezzo di lui.
Egli non era la luce,
ma doveva render testimonianza alla luce» (Gv 1,7-8).

Giovanni, prima di ogni altra cosa, prima di essere precursore, battista, predicatore, è il testimone. Egli è venuto, anzitutto, a dare testimonianza alla luce, a essere segno della presenza del Salvatore. Questo dato ci indica due cose:

• Il Battista ha piena consapevolezza di sé: non è lui colui che deve venire. Non è un profeta, non è il messia. Solo testimone. Non è la Parola, ma la voce. Non è lo Sposo, bensì l’amico (cf. anche Gv 3,27-28) – ritorna infatti la citazione della legge del levirato. Perché ha piena coscienza della sua identità, Giovanni ha anche ben presente la sua missione: preparare la via a chi deve venire. Anzi, preparare la via a chi è già in mezzo a noi (cf. Gv 1,26). Gesù – il suo Regno – è già in mezzo a noi e si rivela, rivelando anche il volto del Padre.

• Il Battista, essendo testimone, è segno del Messia e dunque ha la maturità di scomparire. Egli deve rendere testimonianza alla luce, ma non è la luce; dunque non può fare ombra, non può eclissare il Sole che sorge dall’alto (cf. Lc 1,78). Giovanni è colui che deve diminuire mentre cresce il Messia (cf. Gv 3,30).

Questo quadro ci suggerisce quale deve essere l’atteggiamento del cristiano e della stessa comunità; è molto interessante che il testo indichi il luogo della predicazione di Giovanni: Betania, al di là del Giordano. Betania significa “casa della testimonianza”. Il testo sembra voler suggerire alla comunità cristiana che deve diventare ed essere casa della testimonianza, luogo nel quale diventare segno del Messia, senza oscurarne la luce.

La comunità cristiana – e ogni singolo cristiano – deve essere segno e testimone del Signore, astro che riflette la luce del Sole senza eclissarlo, nella consapevolezza che tutto e tutti dobbiamo indicare l’Agnello, così come ci ha insegnato il Battista (cf. Gv 1,36).

Dal Vangelo secondo Giovanni Gv 1,6-8.19-28

Venne un uomo mandato da Dio:
il suo nome era Giovanni.
Egli venne come testimone
per dare testimonianza alla luce,
perché tutti credessero per mezzo di lui.
Non era lui la luce,
ma doveva dare testimonianza alla luce.

Questa è la testimonianza di Giovanni, quando i Giudei gli inviarono da Gerusalemme sacerdoti e levìti a interrogarlo: «Tu, chi sei?». Egli confessò e non negò. Confessò: «Io non sono il Cristo». Allora gli chiesero: «Chi sei, dunque? Sei tu Elia?». «Non lo sono», disse. «Sei tu il profeta?». «No», rispose. Gli dissero allora: «Chi sei? Perché possiamo dare una risposta a coloro che ci hanno mandato. Che cosa dici di te stesso?». Rispose: «Io sono voce di uno che grida nel deserto: Rendete diritta la via del Signore, come disse il profeta Isaìa».

Quelli che erano stati inviati venivano dai farisei. Essi lo interrogarono e gli dissero: «Perché dunque tu battezzi, se non sei il Cristo, né Elia, né il profeta?». Giovanni rispose loro: «Io battezzo nell’acqua. In mezzo a voi sta uno che voi non conoscete, colui che viene dopo di me: a lui io non sono degno di slegare il laccio del sandalo
Questo avvenne in Betània, al di là del Giordano, dove Giovanni stava battezzando.

Don Pierluigi Nicolardi

* Presbitero della diocesi di Ugento – S. Maria di Leuca, Parroco di «S. Antonio da Padova» in Tricase (Le), Direttore dell’Ufficio Diocesano per la Famiglia e AE di zona AGESCI «Lecce Ionica». Autore di Terra e Missione

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