IV domenica di Avvento: Il sì di Maria, piena di grazia

Il Vangelo di questa domenica, IV del tempo di Avvento, pone al centro l’annuncio dell’angelo Gabriele a Maria, l’invito a fare spazio nel suo cuore alla presenza di Dio. Commento a cura di don Pierluigi Nicolardi

di don Pierluigi Nicolardi*

Il Vangelo di questa domenica, IV del tempo di Avvento, pone al centro l’annuncio dell’angelo Gabriele a Maria. La liturgia della Parola, nel suo complesso, guarda anche oltre al segno della Vergine e, soprattutto nella prima lettura, ci fornisce la chiave interpretativa di questa domenica.

IV Domenica di Avvento, il Re Davide e la fanciulla di Nazareth

Il contesto nel quale si muove la prima lettura è la proclamazione di Davide Re di Israele (il Regno di Israele sarà unito solo a Salomone, successore di Davide); Davide costruisce la reggia in legno di cedro e porta sulla parte alta di Gerusalemme (il monte di Sion) l’Arca dell’Alleanza, sistemata nella tenda del convegno.

Davide – colto certamente dal buon proposito di dare degna collocazione all’arca, ma anche da buona dose di orgoglio – esprime l’intenzione di voler costruire un tempio di cedro per custodire l’Arca. Natan è entusiasta della proposta di Davide e lo incoraggia: «Va’, fa’ quanto hai in cuor tuo, perché il Signore è con te» (2Sam 7,3), ma Dio nella notte parla a Natan dissuadendolo dall’incoraggiare il re. Il motivo di ciò è pedagogico; Davide si è macchiato di tanti peccati e Dio non vuole che sia lui a costruirgli una dimora. Le parole di Dio al profeta le possiamo interpretare sue due livelli:

  1. Livello storico. Non sarà Davide a costruire il tempio, bensì il figlio Salomone. Dopo il rifiuto e l’annuncio giunti per mezzo delle parole del profeta, Davide predisporrà ogni cosa perché il tempio possa essere costruito dal figlio. Le parole di Dio destinate a Natan, allora, identificano Salomone nel “discendente uscito dalle viscere di Davide”. 
  • Livello messianico. Le parole di Natan hanno un orizzonte più ampio rispetto a Salomone e al tempio di Gerusalemme. Il discendente nato dalle viscere è il Messia promesso da Dio e atteso dal popolo, quel Messia che il Nuovo Testamento riconosce in Gesù, figlio di Maria, promessa sposa di Giuseppe, discendente della casa di Davide (cf. Lc 1,26). Il vangelo di Matteo riporta una genealogia di Gesù che ha come capostipite Abramo, ma al centro Davide (cf. Mt 1). Le parole di Natan «Il Signore ti annuncia che farà a te una casa» (2Sam 7,12) riportano l’annuncio profetico al di là della costruzione del tempio. Dio elegge il Messia stesso quale “luogo” nel quale egli incontra gli uomini, né la tenda di Davide né il tempio di Salomone. È il Cristo (il Messia) la vera dimora di Dio tra gli uomini. Lo stesso annuncio di Gabriele ha accenni alla profezia di Natan: «Questi sarà grande e sarà chiamato Figlio dell’Altissimo, e il Signore Dio gli darà il trono di Davide, suo padre. Egli regnerà sulla casa di Giacobbe in eterno, e il suo regno non avrà mai fine» (Lc 1,32-33). Natan dice, infatti: «Quando i tuoi giorni saranno compiuti e tu riposerai con i tuoi padri, io innalzerò al trono dopo di te la tua discendenza, il figlio che sarà uscito da te, e stabilirò saldamente il suo regno. Egli costruirà una casa al mio nome e io renderò stabile per sempre il trono del suo regno. Io sarò per lui un padre ed egli mi sarà figlio» (2Sam 7,12-14). Il rapporto tra Dio e il messia sarà nuovo, rispetto al passato; egli non sarà solo il consacrato, colui che è eletto da Dio, ma la nuova relazione è di paternità: «Io sarò per lui un padre ed egli mi sarà figlio».

Maria, porta dellAvvento

La liturgia della Parola, però, ci suggerisce anche un’ulteriore tipologia, dopo quella tra Salomone e Gesù-Messia; si tratta della relazione che insiste tra la dimora di Dio – l’arca/tempio – e Maria, che la tradizione della Chiesa chiama foederis arca, ossia Arca dell’Alleanza. Al pari dell’Arca dell’Alleanza, anche Maria viene coperta dall’ombra dell’Altissimo; nei testi dell’Antico Testamento si dice che, quando Dio parlava con Mosè, sulla tenda del Convegno si posava la nube, la kabōd, la gloria, ossia la nube che era il segno visibile della presenza di Dio.

Maria è l’Arca della Nuova Alleanza, colei sulla quale si posa il peso della gloria di Dio e la avvolge. Ed è per questo che è chiamata dall’angelo col nome nuovo: «Kecharitōmenē», piena di grazia. Proprio questo nome, associato al saluto kaire, gioisci, provoca il turbamento in Maria; lei, che ben conosceva le Scritture, comprende che le parole dell’Angelo hanno una portata più ampia di un saluto, ave.

Nell’Antico Testamento kaire/ave era il saluto dei grandi annunci, delle grandi vocazioni, ma anche l’esortazione rivolta dai profeti alla città di Sion (cf. Zc 9,9; Sof 3,14). Maria è descritta dall’evangelista come la nuova Sion, il luogo dentro il quale finalmente Dio avrebbe stabilito la sua dimora con gli uomini.

L’annuncio dell’angelo invita Maria a fare spazio nel suo cuore alla presenza di Dio; è lo stesso invito che posto anche a noi: allarghiamo il cuore per essere noi stessi tempio di Dio, dimora di Dio con gli uomini.

Dal Vangelo secondo Luca (Lc 1,26-38)

In quel tempo, l’angelo Gabriele fu mandato da Dio in una città della Galilea, chiamata Nàzaret, a una vergine, promessa sposa di un uomo della casa di Davide, di nome Giuseppe. La vergine si chiamava Maria. Entrando da lei, disse: «Rallègrati, piena di grazia: il Signore è con te».

A queste parole ella fu molto turbata e si domandava che senso avesse un saluto come questo. L’angelo le disse: «Non temere, Maria, perché hai trovato grazia presso Dio. Ed ecco, concepirai un figlio, lo darai alla luce e lo chiamerai Gesù. Sarà grande e verrà chiamato Figlio dell’Altissimo; il Signore Dio gli darà il trono di Davide suo padre e regnerà per sempre sulla casa di Giacobbe e il suo regno non avrà fine».

Allora Maria disse all’angelo: «Come avverrà questo, poiché non conosco uomo?». Le rispose l’angelo: «Lo Spirito Santo scenderà su di te e la potenza dell’Altissimo ti coprirà con la sua ombra. Perciò colui che nascerà sarà santo e sarà chiamato Figlio di Dio. Ed ecco, Elisabetta, tua parente, nella sua vecchiaia ha concepito anch’essa un figlio e questo è il sesto mese per lei, che era detta sterile: nulla è impossibile a Dio».

Allora Maria disse: «Ecco la serva del Signore: avvenga per me secondo la tua parola». E l’angelo si allontanò da lei.

Don Pierluigi Nicolardi

* Presbitero della diocesi di Ugento – S. Maria di Leuca, Parroco di «S. Antonio da Padova» in Tricase (Le), Direttore dell’Ufficio Diocesano per la Famiglia e AE di zona AGESCI «Lecce Ionica». Autore di Terra e Missione

Vuoi tenerti aggiornato sulle ultime notizie?
Iscriviti alla Newsletter di Terra e Missione

Lascia un commento