Lasciare tutto per seguire Gesù

“Il Signore passa nella ferialità delle nostre esistenze, ci chiama sempre. Bisogna essere capaci di ascoltare la sua voce e pronti a lasciare tutto per seguirlo”.  Commento a cura di don Pierluigi Nicolardi* su Mc 1,14-20

In questa terza domenica del Tempo Ordinario, che già dallo scorso anno pastorale per volere di papa Francesco è dedicata alla centralità della Parola di Dio nella vita della Chiesa (cf. Francesco, Motu proprio Aperuit illis), riprendiamo l’ascolto del Vangelo secondo Marco.

L’evangelista, dopo aver riportato gli episodi del battesimo di Gesù e delle tentazioni nel deserto, introduce la prima predicazione di Gesù con una importante annotazione temporale: «Dopo che Giovanni fu arrestato» (cf. Mc 1,14). Questa nota dell’evangelista ci fa comprendere come Gesù, dopo il battesimo e il tempo di solitudine nel deserto, con l’arresto e la fine della predicazione del Battista senta l’urgenza di dare inizio al suo ministero pubblico; e infatti le prime parole di Gesù sono proprio: «Il tempo è compiuto» (v. 15).

Egli non solo è cosciente che è maturo il tempo per la propria predicazione, ma avverte la sua presenza nel mondo come segno stesso del compimento; quando annuncia che «il regno di Dio è vicino» egli sta affermando che il regno è già compiuto con la sua presenza, è lui il regno che stiamo attendendo che esprime già i segni del compimento, seppur in attesa della manifestazione definitiva.

Questa “escatologia realizzata” (il già compiuto ma non ancora pienamente manifesto) è il motivo per il quale S. Paolo, proprio nella seconda lettura di questa domenica, afferma: «Il tempo si è fatto breve; d’ora innanzi, quelli che hanno moglie, vivano come se non l’avessero; quelli che piangono, come se non piangessero; quelli che gioiscono, come se non gioissero; quelli che comprano, come se non possedessero; quelli che usano i beni del mondo, come se non li usassero pienamente: passa infatti la figura di questo mondo!» (1Cor 7,29-31).

S. Paolo non vuole sminuire la vita presente ma invita a vivere nel presente già gli effetti della vita futura, che è già stata inaugurata con la predicazione del Regno di Dio da parte di Gesù. E proprio perché il tempo è compiuto è necessario mettersi in cammino dietro il maestro; Gesù, infatti, passa nel quotidiano delle esistenze di Simone e Andrea, Giacomo e Giovanni e li chiama a seguirli perché possano essere «pescatori di uomini» (v. 17).

È significativo che la chiamata dei primi discepoli avvenga in un contesto di quotidianità; il Signore passa nella ferialità delle nostre esistenze, ci chiama sempre. Solo dobbiamo essere attenti, capaci di ascoltare la sua voce e pronti nel lasciare tutto e seguirlo.

Dal Vangelo secondo Marco (Mc 1,14-20)

Dopo che Giovanni fu arrestato, Gesù andò nella Galilea, proclamando il vangelo di Dio, e diceva: «Il tempo è compiuto e il regno di Dio è vicino; convertitevi e credete nel Vangelo».

Passando lungo il mare di Galilea, vide Simone e Andrea, fratello di Simone, mentre gettavano le reti in mare; erano infatti pescatori. Gesù disse loro: «Venite dietro a me, vi farò diventare pescatori di uomini». E subito lasciarono le reti e lo seguirono.

Andando un poco oltre, vide Giacomo, figlio di Zebedèo, e Giovanni suo fratello, mentre anch’essi nella barca riparavano le reti. E subito li chiamò. Ed essi lasciarono il loro padre Zebedèo nella barca con i garzoni e andarono dietro a lui.

Don Pierluigi Nicolardi

* Presbitero della diocesi di Ugento – S. Maria di Leuca, Parroco di «S. Antonio da Padova» in Tricase (Le), Direttore dell’Ufficio Diocesano per la Famiglia e AE di zona AGESCI «Lecce Ionica». Autore di Terra e Missione

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