Povertà: male o valore? Riflessione di Wenceslas Kiaka, sj

A Bukavu, nel Sud-Kivu, nell’est della Repubblica Democratica del Congo, alcuni anni fa il Centro spirituale Amani ha iniziato a considerare la questione della povertà: come combatterla? «Attraverso la creazione di ricchezza, che porti un vantaggio per le persone e dia loro la possibilità di fare più bene agli altri»

P. Wenceslas Kiaka, sj*

La più grande povertà-male non è quella materiale, finanziaria o economica, ma la povertà mentale: quando le persone, partendo dalle esperienze vissute, dall’educazione o dai colpi ricevuti nella vita, giungono a non credere più in sé stesse, a non credere più che la vita può essere diversa, che possono venirne fuori, prendersi meglio a carico; quando finiscono per perdere la speranza nel futuro, la fiducia in sé stesse, nei loro talenti e capacità.

Abbiamo pensato che se si vuole lottare contro le varie forme di povertà-miseria, si deve prima e in modo particolare affrontare questa forma di povertà che degrada di più le persone: la povertà mentale. E questo, attraverso la lotta contro l’ignoranza e la coscientizzazione delle menti e dei cuori. Al Centro spirituale Amani stiamo per organizzare delle formazioni in questo senso, soprattutto a favore di quanti lavorano nelle istituzioni o nelle opere della Chiesa – scuole, centri sociali, centri sanitari, ecc… – per aiutarli a formarsi alla lotta cristiana, attiva ed efficace, contro la povertà mentale e contro le sue molteplici conseguenze su loro stessi e attorno a loro.

Ci siamo infatti resi conto che molte persone che lavorano nelle istituzioni ecclesiali, a volte per molti anni, non sono riuscite a migliorare in modo significativo e duraturo la qualità della loro vita. Alcuni ricevono un buono stipendio, ma continuano ad annaspare in enormi difficoltà, incapaci di prendersi cura seriamente di sé stessi e della propria prole, garantendole un futuro migliore.

La povertà-virtù

Il problema nasce a volte dalla percezione che abbiamo del denaro, della ricchezza e dei loro scopi. Per alcune persone, anche cristiani, il denaro e la ricchezza sono a priori dei mali e bisogna tenerli a distanza. Di conseguenza, bisogna diffidarne il più possibile. Nel loro modo di vedere, Dio ama la povertà. Ma gli piace davvero la povertà? Sì, Dio ama la povertà, ma non la povertà-male: piuttosto la povertà-virtù, quella che consiste nel vivere nella totale fiducia nella provvidenza divina e, di conseguenza, nel vivere spogli, liberi rispetto ai beni del creato, accontentandosi del necessario. Tale povertà è un valore da perseguire, perché, ad esempio, orienta alla ricerca dell’unico necessario; rende più possibile l’equa distribuzione dei beni della nostra casa comune e favorisce la buona conservazione e promozione della natura.

Tuttavia, Dio detesta le forme di povertà-male, fisiche, materiali, economiche, psicologiche, intellettuali o morali, che ancor oggi opprimono così tanti uomini e donne. Dio non ci ha creati per vivere poveri della povertà-miseria, ma per vivere in comunione con Lui, per conoscere il suo amore e per sperimentarne i benefici. Dio in suo Figlio Gesù Cristo che, da ricco che era, si è fatto povero per arricchirci con la sua povertà-virtù (cf. 2 Co 8,9), ci aiuta a liberarci dalle miserie che ci opprimono e che minano lo slancio a cooperare all’azione della sua grazia.

È impegno importante di ogni battezzato combattere efficacemente contro le proprie miserie, o per eliminarle completamente, o per ridurle, o anche per imparare a convivere con quelle che non si può né eliminare né ridurre, ma di cui si può fare un percorso di liberazione per sé e gli altri.

Povertà e talenti

È una preoccupazione che abbiamo qui al Centro spirituale Amani. Non possiamo aiutare tutti a lottare contro le forme di povertà-male, ma possiamo cominciare con qualcuno: aiutarli a capire che Dio li vuole nelle migliori condizioni di vita possibili, che essi possono contribuire a creare, sviluppare e far fiorire in una dinamica di fede, apertura, fiducia in Dio, ma anche di capacità di mettere in atto i talenti, tutto ciò che il Signore ha seminato in loro come ricchezza, come potenziale per contribuire a migliorare le loro condizioni di vita, e che questo è possibile per loro e anche per tante altre persone, attraverso un modo di percepire la vita, di concepire il lavoro e di avere un diverso rapporto con il denaro.

Molte persone, e noi stessi nella nostra giovinezza, abbiamo una percezione del denaro come di un bene di consumo: pensiamo che quando abbiamo del denaro, sia per darlo al fine di ricevere in cambio servizi o beni; è una merce di scambio, e di scambio di servizi e di beni in vista del consumo. Di conseguenza, quando si hanno dei soldi, c’è come una sorta di passione nel volerli utilizzare per avere questo e quel servizio, questo o quel bene.

Questa è una percezione passiva e non autentica, che non riflette il senso e il significato del denaro, specialmente nella prospettiva cristiana. Una persona cresciuta in questa logica sarà meno propensa ad investire, perché per lei i soldi vanno spesi. Invece, il denaro non è solo un bene di consumo, ma anche un bene di produzione, un bene per creare ricchezze, altri beni e servizi per migliorare la qualità di vita delle persone e, quindi, un bene con cui possiamo fare molti altri beni, per la salvezza di tutti.

Questo, non nella semplice logica di distribuire elemosine, ma valorizzando le capacità, i talenti e il lavoro delle persone. Abbiamo così compreso che è più vantaggioso aiutare le persone a migliorare la loro percezione, il loro rapporto con il denaro e il loro rapporto in generale con i beni materiali, e anche il loro rapporto con Dio: capire come l’apertura a Dio, la fiducia in Dio, nella sua benevola Provvidenza ci arricchisce e ci fa sperimentare un benessere integrale.

Gesù non è venuto per salvarci con una salvezza solo spirituale e morale, ma anche con una salvezza totale che tocca tutte le dimensioni della persona umana, salvezza che comporta anche il miglioramento del benessere materiale e sociale. Questo ci fa sognare e ci mostra che la povertà-male, in tutte le sue forme, non è una fatalità; è sempre possibile, con l’aiuto della grazia di Dio, combatterla, uscirne: abbiamo le armi di Dio, le armi del Vangelo e abbiamo anche tante potenzialità in noi stessi, intorno a noi, con le quali, se le usiamo correttamente, potremo migliorare molto nella nostra vita personale e sociale e contribuire ad aiutare gli altri a migliorare la loro vita.

Crediti foto: Natee127/Collezione Essentials/Getty Images

Padre Wenceslas Kiaka gesuita

* Padre Wenceslas Kiaka, gesuita originario della Repubblica Democratica del Congo. Da dieci anni dirige il Centro di spiritualità Amani (pace, in swahili), situato sulle rive del Lago Kivu, a Bukavu, nel Sud Kivu, nell’est del suo Paese. Formatore in spiritualità, rimane al contempo molto attento alle iniziative locali capaci di portare un vero benessere alla popolazione e un futuro migliore a tutta la nazione

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