Sud Sudan, padre Renato Kizito Sesana: “L’attacco a padre Cristian frutto di motivazioni tribali”

di Giampiero Valenza

Il presidente del Sud Sudan Salva Kir Mayardit “sa” che la motivazione dell’attacco subito da padre Christian Carlassare “è una motivazione tribale”. A dirlo, sulla sua pagina Facebook, è il missionario comboniano Renato Kizito Sesana parlando dell’attentato che padre Christian ha avuto a Rumbek, in Sud Sudan, per colpa di due uomini armati.

“Se chi ha eseguito questa vergognosa azione l’ha fatta per intimidire la Chiesa, si è sbagliato – aggiunge – Il vescovo è stato eletto come leader, e le autorità della Stato dei Laghi lo sosterranno e non permetteranno che pochi criminali disturbino i programma delle autorità ecclesiastiche”.

Padre Christian Carlassare, le cui condizioni ora sono stabili, non è accettato come vescovo di una diocesi popolata a stragrande maggioranza da Dinka, perché ha lavorato per 16 anni fra i Nuer. “Ha assimilato la loro lingua e la loro cultura, e in qualche modo era stato contagiato, è diventato Nuer e per questo tribalismo per contatto le élite Dinka non lo vogliono a capo della loro diocesi – spiega -. Ciò che dovrebbe essere ragione di merito (la condivisione di vita con la gente, come hanno fatto altri grandi e quasi sconosciuti missionari comboniani che hanno operato in Sud Sudan, padre Giorgetti, padre Santandrea, padre Tessitore, per citare solo alcuni che ho conosciuto) diventa motivo di accusa. Senza capire una cosa elementare della spiritualità missionaria: Padre Christian come è diventato Nuer con i Nuer è pronto a diventare Dinka con i Dinka”.

Mons. Christian Carlassare, missionario comboniano in sud Sudan
Padre Christian Carlassare, missionario comboniano e vescovo della diocesi di Rumbek (Sud Sudan), è stato ferito da due uomini armati. Ora è in condizioni stabili.

Per padre Renato “è altrettanto chiaro per chi conosce il Sud Sudan che i responsabili di questa situazione in cui il tribalismo è diventato parte della struttura sociale del paese sono proprio le élite militari che lo governano, e i principali esponenti sono proprio lo stesso Presidente, Dinka, e il suo oppositore Riek Machar, Nuer, oggi ufficialmente primo vicepresidente del Sud Sudan, parte del Revitalised Transitional Government of National Unity, risultato di negoziati imposti dalla comunità internazionale”.

Secondo il missionario comboniano “sono proprio i due personaggi, entrambi cristiani battezzati Salve Kiir nella chiesa cattolica (Salva sta per Salvatore) davanti ai quali due anni fa Papa Francesco si è inginocchiato e ha baciato i piedi implorando la pace per il loro popolo”. “Loro – come mi scrive un amico sud sudanese di una etnia minoritaria – che hanno garantito avrebbero lavorato per la pace e che invece da quando sono rientrati a Juba hanno continuato a fomentare divisione ed odio, studiandosi come due belve feroci che stanno solo aspettando il momento opportuno per saltare al collo dell’altro e sferrare l’attacco finale. E’ la sola pace che conoscono, l’uccisione del nemico”.

“Sono loro due i primi responsabili dell’odio tribale che pervade tutto il paese”, accusa padre Renato “e che causano sofferenze enormi alla gente comune”. “Da cristiani non disperiamo mai della possibile conversione delle persone – conclude – Ma questi leader non possiamo blandirli, non possiamo pretendere che siano uomini politici, man che meno statisti. Se vogliamo che si convertano, che fatti criminosi come quello di cui è stato vittima padre Christian e moltissimi altri che non vengono mai agli onori delle cronache non si ripetano, dobbiamo gridar loro in faccia che sono solo dei feroci criminali”.

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