Clausura e missione ad gentes. Testimonianza delle monache Benedettine di Catania

Le monache Benedettine dell’adorazione perpetua del SS. Sacramento di Catania vivono la sintesi armoniosa tra la Regola di San Benedetto e la missione dell’adorazione. “Non siamo isolate dal mondo, ma raccolte in preghiera per essere nel mondo”.

C’è uno stretto legame tra clausura e missione, anche se apparentemente possono sembrare realtà molto diverse, forse antitetiche. Innanzitutto ogni battezzato è investito anche del compito della missione, di testimoniare con la vita e l’impegno nella società in cui è inserito la propria fede. Dunque, con le accezioni che ci sono proprie, pure noi cristiane consacrate alla vita monastica contemplativa.

In quanto Benedettine dell’adorazione perpetua del SS. Sacramento ci sentiamo interpellate a vivere in primo piano la nostra vocazione battesimale e monastica. Facciamo nostri e portiamo nell’orazione gli echi di gioia e di sofferenza del mondo, come il nardo profumato che, versato ai piedi di Gesù, si espande per tutta la casa.
Siamo Benedettine per vocazione, adoratrici per missione. Non isolate dal mondo, ma raccolte in preghiera per essere nel mondo.

La spiritualità delle Benedettine dell’Adorazione Perpetua del SS. Sacramento è caratterizzata dalla centralità del mistero pasquale che trova, nell’Eucaristia, l’apice della vita ecclesiale e di ogni singolo credente, e la monaca, donna e cristiana, si inserisce, con la propria consacrazione, all’interno del mistero salvifico dell’Agnello immolato per la redenzione del mondo. Fortemente significativa è anche la devozione alla Vergine Maria, venerata come Abbadessa e Superiora di tutte le comunità dell’Istituto.

La Fondatrice, madre Mectilde de Bar (1614-1698), una mistica della Lorena che ben si inserisce nella spiritualità d’oro del ‘600 francese, ha saputo innestare nell’antico e glorioso ceppo benedettino il carisma dell’Adorazione vissuta in spirito di riparazione per gli oltraggi e le dimenticanze che il Signore riceve nel Sacramento del suo Amore.

La Regola di San Benedetto (480-547), che tanto impulso ha dato alla vita religiosa dell’alto medioevo e alla quale si ispirano ordini e congregazioni successive e di tutti i tempi, è osservata fedelmente dalle monache di madre Mectilde che, scandendo la loro giornata nei ritmi di preghiera e di lavoro, fanno della loro vita un’incessante offerta a Dio per tutti gli uomini, soprattutto per i più soli, i lontani, i dimenticati. Lungo la giornata, comprese le ore notturne, c’è sempre una monaca in adorazione davanti al tabernacolo, ma è tutta la vita a diventare adorazione.

La dimensione prettamente contemplativa, favorita dalla clausura costituzionale, non esclude quella attiva che si esplica nel lavoro quotidiano della cura del monastero, dell’artigianato, della gestione di attività culturali o di accoglienza. Ma è soprattutto la ricerca comunitaria del primato della carità che diventa la contemplazione in atto e l’attività in contemplazione. Il monito della Regola a non anteporre nulla all’amore di Cristo diviene forza e stimolo per l’edificazione di quella pax benedettina che da sempre, lungo i secoli, ha caratterizzato la vita dei “cercatori di Dio”, ossia dei monaci e delle monache.

Ecco il nostro intimo rapporto con la dimensione missionaria insita in ogni cammino di sequela Christi che, nello specifico di noi contemplative, ci pone nel cuore della Chiesa come presenza amante oltre che orante.
È la grande intuizione di santa Teresa di Lisieux, la contemplativa dichiarata patrona delle missioni; lei che non è mai uscita dal suo Carmelo tuttavia raggiungeva le lontane terre di missione con la preghiera e l’offerta della sua vita.

In quanto contemplative preghiamo tanto per le missioni abbracciando tanti nostri fratelli e sorelle con opere concrete e con la preghiera sin nelle più lontane periferie esistenziali o geografiche.

Ad esempio ci torna arricchente la corrispondenza epistolare con il missionario comboniano padre Francesco Laudani, che sin dagli albori del suo impegno a favore dei pigmei del Congo, ci ha coinvolte tramite lettere circolari, materiale fotografico e racconti di presenza quando torna in Italia per momenti di riposo. Il suo paese di origine, Biancavilla, è infatti poco distante dalla nostra città, Catania, consentendogli a volte di venirci a trovare.
Inoltre c’è pure uno scambio di notizie ed esperienze con le Missionarie laiche comboniane.
Una monaca della nostra comunità si è inoltre impegnata a pregare giornalmente per una suora missionaria comboniana.
I figli e le figlie di san Daniele Comboni sono racchiusi nel nostro Tabernacolo insieme a tante altre congregazioni i istituti missionari.
Non soltanto i missionari, ma tutti i fratelli e sorelle che nelle terre di missione vengono evangelizzati, aiutati, riconosciuti e rispettati nella loro dignità umana e quali figli di Dio.

Grazie ai missionari possiamo arrivare anche noi, spiritualmente, in terre lontane e vicine nella gioiosa consapevolezza di essere un’unica grande famiglia planetaria, senza barriere, limitazioni, pregiudizi e ostilità. Tutti fratelli e sorelle muniti di un unico passaporto: il Vangelo e la croce di Cristo.

Essere in adorazione è ascoltare Dio e gli altri, è scoprire una missione di comunione che sollecita ad accogliere tutti, a donarci in unione a Cristo unico pane, unico vino, per la fame e la sete del mondo.

Benedettine del SS. Sacramento di Catania

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