Missionarie Scalabriniane, diario da Lesbo #3

“Vogliamo essere quella mano tesa per far capire ai migranti che non sono soli”. Da Lesbo il racconto delle Suore Missionarie Scalabriniane

Tristezza, ansia, preoccupazione. Questi sono i sentimenti che si registrano nel campo profughi di Lesbo tra la nutrita comunità afghana. Sono molti i rifugiati arrivati da quel Paese e le notizie che sono arrivate relative al ritorno dei Talebani hanno spento i loro sorrisi.

In questi giorni, qui, c’è un problema molto grande ed è legato alle famiglie che sono rimaste in Afghanistan e con le quali è impossibile comunicare. «Non sappiamo cosa ne sarà di noi e cosa ne sarà di loro», dicono i rifugiati.

Molti sono i rifugiati che vengono dall’Asia e dal Medio Oriente. Sono a Lesbo con la speranza di poter trovare una nuova vita in Europa. Tra loro c’è un ragazzo che ha lasciato i suoi tre fratelli in Iran. Suona la chitarra magnificamente: ha imparato in un campo di accoglienza. È la testimonianza della voglia di fare e del nuovo cammino che vogliono percorrere. La chitarra per lui è un’espressione artistica che può diventare un’opportunità di riscatto. È in gente come lui a cui crediamo perché per lui è una chance nuova.

Nella scuola di pace promossa dalla Comunità di Sant’Egidio i ragazzi studiano e vivono insieme. Hanno tutti storie diverse ma, alla fine, sono tutti vogliosi di riempire la vita di speranza. Noi Suore Scalabriniane siamo qui con loro e per loro: l’aiuto che diamo vuole essere un po’ quella mano tesa per far vedere loro che non sono soli.

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