“Effatà”, apriti. Commento al Vangelo del 5 settembre

Dal Vangelo secondo Marco, capitolo 7, versetti dal 31 al 37

di sr. Maria Rosa Venturelli

In quel tempo, Gesù, uscito dalla regione di Tiro, passando per Sidone, venne verso il mare di Galilea in pieno territorio della Decapoli. Gli portarono un sordomuto e lo pregarono di imporgli la mano. Lo prese in disparte, lontano dalla folla, gli pose le dita negli orecchi e con la saliva gli toccò la lingua; guardando quindi verso il cielo, emise un sospiro e gli disse: “Effatà”, cioè: “Apriti!”. E subito gli si aprirono gli orecchi, si sciolse il nodo della sua lingua e parlava correttamente. E comandò loro di non dirlo a nessuno. Ma più egli lo proibiva, più essi lo proclamavano e, pieni di stupore, dicevano: “Ha fatto bene ogni cosa: fa udire i sordi e fa parlare i muti!”.

Sono tante le occasioni in cui Gesù guarisce. In questo caso il miracolo consiste in un orecchio chiuso che si apre all’ascolto della voce di Dio, una lingua legata che si scioglie per dire la Parola di salvezza. L’udito e la parola sono due facoltà che fondano il rapporto interpersonale e il rapporto con Dio; Pensiamo alla famosa preghiera ebraica: il famoso shema’ Israel, ascolta Israele.

Il nostro testo mette in evidenza alcune caratteristiche del guarire operato da Gesù. Innanzitutto Gesù guarisce nel cammino, poi in piena zona pagana: questo ci dice che è nelle nostre zone di infedeltà, le nostre zone pagane, è qui che possiamo accostarci a Gesù per essere guariti interiormente.

Come in tanti altri casi evangelici, sono altri a condurre a Gesù i bisognosi di guarigione e a pregarlo di guarirli. Sono tutti coloro che hanno già sperimentato che straordinario incontro sia quello con il Signore Gesù. Ciascuno/a di noi ha quindi una grossa responsabilità davanti ai fratelli e alle sorelle: portarli da Gesù, intercedere per loro, stare loro vicino come faceva Gesù.

Questa è la fonte di ogni missionarietà vissuta bene nel profondo del cuore e nella comunità cristiana

Mi chiedo: Quante persone ho incontrato nella mia vita, che mi hanno fatto incontrare il Signore Gesù, mi hanno fatto sperimentare la sua accoglienza e la sua bontà?

Oggi le penso per nome e ringrazio Dio di averle incontrate.

Vediamo poi che Gesù guarisce “lontano dalla folla”, Gesù non desidera essere oggetto di propaganda. I segni e i gesti di guarigione che Lui compie sono dei segni messianici di cui parlava già il profeta Isaia nella Sacra Scrittura. E per sfuggire a chi lo cerca solo per motivi umani, Gesù si ritira da solo a pregare il Padre.

A volte è necessario ritirarsi in disparte, riservandosi momenti di raccoglimento e di preghiera.

Mi chiedo: quante volte nella mia giornata o settimana, io mi fermo per riflettere, pensare, capire che decisioni devo prendere? Oppure sono iperattivo/a e non ho capacità di riflessione, interiorizzazione, discernimento spirituale?

Sovente nelle guarigioni Gesù opera toccando, stabilendo un contatto fisico con colui o colei che guarisce, portando a un vero incontro che coinvolge la persona tutta intera.

Questo mi riporta al contatto ancestrale che ogni donna prova con il suo bambino/a…un contatto fisico strettissimo, di alleanza totale e profonda, che non si romperà mai. È una alleanza eterna quella tra la madre e il figlio suo. È la stessa alleanza con Dio, di chi ha vissuto la sua guarigione interiore.

Mi chiedo: come vivo il mio rapporto interiore con il Dio Creatore che mi ha dato il soffio della vita? E come riesco a far gustare questa alleanza alle persone che incontro?

E poi c’è un dettaglio finale importante. La folla, testimone dell’accaduto, non riesce a trattenere lo stupore e ripete unanime: «Ha fatto bene ogni cosa».

Oggi al termine della mia faticosa, difficile o serena giornata riuscirò a dire queste parole:

“Il Signore con me, oggi, ha fatto bene ogni cosa”!

Buona domenica con il Signore Gesù!

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