Scelte di vita e vocazione. Come accompagnare i giovani in cammino

L’importanza di percorrere un cammino di discernimento, che aiuti la persona a comprendere la propria vocazione, è una dimensione fondamentale della missione della Chiesa. Come aiutare i giovani in una società che cambia continuamente?

di Suor Assunta Scopelliti*

Tutti siamo chiamati a seminare amore, tuttavia la Chiesa mediante i suoi pastori dà il mandato ad alcuni e ad alcune, impegnati nella pastorale giovanile e vocazionale, di promuovere itinerari vocazionali specifici per aiutare i giovani a scoprire lo stato di vita più adatto a ciascuna di loro.

L’obiettivo è quello di aiutarli a percorrere la strada, salvaguardando sempre la libertà della persona, per accompagnare ciascuno a raggiungere il proprio nucleo interiore più profondo, a essere autentico, in modo da poter liberamente compiere le scelte che ritiene più adeguate per sé e consone alla propria coscienza.

Per approfondire questo argomento sento che devo fare i conti con la realtà di oggi in questa nostra società occidentale che cambia continuamente. Una società consumistica e globalizzata sta distruggendo la parola umanità. Non è tempo di raccolto, ma di semina. Dobbiamo imparare a seminare ciò che è autentico e combattere ciò che distrugge l’umano.

Questo apostolato richiede di curare l’ascolto e l’attenzione con ogni singola persona, dando molto tempo all’ascolto. Gli strumenti che la tecnica ci mette a disposizione non possono mai sostituire l’incontro personale.  Solo a partire dal dato di realtà del presente la persona può scegliere quale obiettivo raggiungere e quale sentiero percorrere.

Se il punto di partenza, infatti, è falso si rischia di non camminare affatto e di vivere nella dimensione dell’illusione, per poi trovarsi al termine della vita con nulla o quasi di realizzato. Per non correre il rischio di camminare nell’irrealtà, è assai utile porre i propri piedi nel punto di partenza corretto: la conoscenza di sé come presupposto per il discernimento vocazionale.

Il nostro compito è anzitutto risvegliare l’entusiasmo personale di quanti a noi si avvicinano, e ravvivare la consapevolezza di essere chiamati a svolgere la propria missione nella comunità. Questo richiede prima di tutto l’ascolto alla voce dello Spirito Santo, che non fa mai mancare la sua presenza feconda.

Dal sito vocazione.org leggiamo: “La vita è un grande dono che il Signore ci fa per arrivare a realizzare noi stessi. Visto che Lui ci ha creati e ci conosce per nome, chi meglio del Signore sa come farci e sbocciare? La Vocazione è il progetto che Dio ha pensato perché ognuno di noi arrivasse alla sua pienezza. Solo nel rapporto con Dio possiamo scoprirla perché in gran parte dipende da Lui che ce la rivela, prima di tutto con la chiamata, che è Sua iniziativa, poi dotandoci di qualità per realizzare la missione specifica che ci affida. A noi resta solo la risposta, che dipende totalmente dalla nostra libertà e generosità. La vocazione si manifesta spesso attraverso dei segni che è importante saper ascoltare e interpretare”.

Le scelte perciò non sono a partire dal proprio tornaconto o dalla gratificazione dei propri desideri, ma dal bene comune. Questo è un valore tipicamente evangelico. La realizzazione di sé non sta nel mettersi al centro, ma nel servire. Possiamo anticipare che anche la scelta dello stato di vita altro non è che l’aver inteso che, per come ciascuno è, la vita matrimoniale o quella religiosa è il modo più idoneo per amare.

Durante questo percorso emergono tutte quelle dimensioni che fanno sì che questa comprensione non avviene tutta d’un tratto, quasi fosse una illuminazione interiore improvvisa. Al contrario, essa richiede un cammino lento e progressivo, nel quale la persona raggiunge ciascuno sia un essere unico e irripetibile, con doti, limiti e potenzialità che costituiscono la sua forma. Prendere coscienza di chi si è e di come si è spalanca la porta della libertà: è solo a partire dal dato di realtà del presente che la persona può scegliere quale obiettivo raggiungere e quale sentiero percorrere. Solo così si riesce a capire che la vita è un grande dono che il Signore ci fa per arrivare a realizzare noi stessi. Finisco con le parole di Papa Francesco:

“In una cultura che vuole i giovani isolati e ripiegati su mondi virtuali, facciamo circolare questa parola di Gesù: Alzati!. “Alzati” significa anche “sogna”, “rischia”, “impegnati per cambiare il mondo”, riaccendi i tuoi desideri, contempla il cielo, le stelle, il mondo intorno a te. Alzati e diventa ciò che sei!”. 

* Suor Assunta Scopelliti, nata a Palma di Montechiaro (Ag) nel 1948, è missionaria del Sacro Cuore di Gesù – Santa Francesca Cabrini. La sua vita è sempre in movimento, vissuta nelle varie Comunità delle MSC della Provincia Italiana. È stata in missione a Novoaltajsk, in Russia/Siberia asiatica, dal 2004 al 2020. Attualmente vive in Italia, nella Comunità di Codogno, casa per le sorelle anziane, dove svolge il servizio di responsabile e continua con passione apostolica la missione nella pastorale parrocchiale e nella pastorale giovanile.

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