Nella casa di Marta e Maria

I giovani e la vita consacrata oggi. Esperienze e riflessioni sul rapporto tra vocazione missionaria e monastica attraverso lo sguardo di un cuore missionario.

di Sr Laura Oliveira*

Un rapporto speciale con Gesù

Il fondamento evangelico della vita consacrata, secondo l’Esortazione apostolica Vita Consacrata, va cercato nel rapporto speciale che Gesù, nella sua esistenza terrena, stabilì con alcuni dei suoi discepoli, invitandoli ad accogliere il Regno di Dio nella propria vita, a porre la propria esistenza a servizio di questa causa, lasciando tutto ed imitando da vicino la sua forma di vita (1). La vita consacrata, voluta da Gesù stesso, è parte integrante della vita della Chiesa e, pertanto, non potrà mai morire né mancare nella Chiesa. Alla luce di queste premesse, nasce questa riflessione circa il rapporto tra la vita monastica e la vita religiosa apostolica, entrambe in intima relazione con la missione della Chiesa nel mondo.

Innanzitutto, proviamo a rivisitare le due forme di vita, raccogliendo dalle indicazioni del Magistero gli elementi essenziali che le caratterizzano, per poi coglierne il punto d’incontro attraverso lo sguardo missionario.

Il cammino di ogni vita consacrata, nella prospettiva della fede e della chiamata vocazionale, è tendere alla santità. Il consacrato è chiamato ad essere luce che brilla sul monte, attraverso le preghiere che salgono a Dio come incenso o sulle strade del mondo, illuminando ogni angolo delle più oscure periferie, soprattutto in quest’epoca di rapidi cambiamenti. Nella misura in cui il/la consacrato/a vive una vita unicamente dedita al Padre, afferrata da Cristo, animata dallo Spirito, egli/ella coopera efficacemente alla missione del Signore Gesù, contribuendo al rinnovamento del mondo.

Vita monastica, una città sul monte

La vita monastica si configura con uno stile proprio, che è profezia e segno per la Chiesa e l’intera umanità, sviluppando una straordinaria efficacia apostolica e missionaria. Le comunità contemplative, nel silenzio del claustro, non propongono una realizzazione più perfetta del Vangelo ma, attuando le esigenze del Battesimo, costituiscono un’istanza di discernimento e convocazione a servizio di tutta la Chiesa (2).

Il mondo e la Chiesa, afferma Papa Francesco, hanno bisogno di voi, come “fari” che illuminano il cammino dell’umanità del nostro tempo. Voi continuate a stare nel mondo, senza essere del mondo presentando al Signore i suoi timori e le sue speranze, le sue gioie e le sue sofferenze. “Quanta efficacia apostolica si irradia dai monasteri attraverso la preghiera e l’offerta! Quanta gioia e profezia grida al mondo il silenzio dei chiostri(3)!

La missione: dimora di Dio tra gli uomini

Dall’altra parte, la vita religiosa apostolicaè una testimonianza splendida e varia, nella quale si rispecchia la molteplicità dei doni elargiti da Dio ai fondatori che, aperti all’azione dello Spirito Santo hanno saputo interpretare i segni dei tempi e rispondere in modo illuminato alle esigenze via via emergenti(4). Oggi, in questo “andate” di Gesù, sono presenti gli scenari e le sfide sempre nuovi della missione evangelizzatrice della Chiesa. Tutti siamo chiamati a questa nuova “uscita” missionaria (5), dove la missione sia centrata in Gesù Cristo, in un impegno sempre crescente verso i poveri. In ogni epoca il consacrato continua a specchiarsi nel Signore Gesù, alimentando nella preghiera una profonda comunione di sentimenti con Lui, affinché tutta la sua vita sia pervasa dallo spirito apostolico e tutta l’azione missionaria sia compenetrata di contemplazione (VC 9). Infatti, la vita non ha una missione, ma la vita è missione sulla terra.

Nella casa di Marta e Maria

La vita missionaria sarà tanto più feconda, quanto più sarà unita al Signore. Qui possiamo cogliere il punto di incontro tra le due forme di vita: Marta e Maria che abitano nella stessa casa.

Nella vita quotidiana, infatti, ci troviamo spesso di fronte alla sfida di far abitare armoniosamente, nella stessa casa, Marta e Maria. Di vivere “una vita di orazione e contemplazione che non ci renda indegne dell’apostolato, e un apostolato che non ci impedisca la contemplazione(6), come scrisse Serafina Farolfi, fondatrice del XIX secolo. Ella seppe unire la contemplazione all’azione, assumendo per l’Istituto nascente la Regola di Santa Chiara, in una forma di vita eucaristica-missionaria. L’ideale e la spiritualità di Madre Serafina possono sintetizzarsi nel binomio azione-contemplazione, che ciascuna Clarissa Francescana Missionaria del Santissimo Sacramento è chiamata ad incarnare nella sua esistenza.

A tal proposito, la Lumen Gentium, al n. 46 afferma che “i religiosi pongano ogni cura, affinché per loro mezzo la Chiesa abbia ogni giorno meglio da presentare Cristo ai fedeli e agli infedeli: sia nella sua contemplazione sul monte, sia nel suo annuncio del regno di Dio alle turbe, sia quando risana i malati e gli infermi e converte a miglior vita i peccatori, sia quando benedice i fanciulli e fa del bene a tutti, sempre obbediente alla volontà del Padre che lo ha mandato”.

Pertanto, il punto di partenza e di arrivo, per un vero e fecondo rapporto tra vita contemplativa e vita missionaria, è proprio Gesù che, contemplando il volto del Padre sul monte, si trasfigura (Lc 9, 29) e poi, con l’unzione dello Spirito, annunzia ai poveri un lieto messaggio (cfr. Lc 4, 18).

La chiamata missionaria, propria di ogni battezzato e affidata in modo particolare ad ogni persona nella vita religiosa apostolica, non può sottrarsi dal rapporto intimo con il Padre che invia in missione. Essere pellegrini e forestieri nelle periferie del mondo comporta anche abitare il confine più intimo della contemplazione: “Se non ci formiamo lo spirito ai piedi del Tabernacolo, la nostra missione riesce dannosa, anziché utile”.

A noi è chiesta l’umiltà per accogliere la propria piccolezza perché senza di Lui, non possiamo far nulla. Se non alimentiamo il nostro cuore con il calore dell’amore e della tenerezza del Signore, non sarà possibile infiammare il cuore degli altri (7). Siamo chiamati, dunque, a vivere la contemplazione anche in mezzo all’azione e ci santifichiamo nell’esercizio responsabile e generoso della nostra missione (8).

“Il Signore sia sempre con voi ed Egli faccia che voi siate sempre con Lui” (9).

Sr Laura Oliveira, Clarissa Francescana Missionaria

* Sr Laura Oliveira, Clarissa Francescana Missionaria del Santissimo Sacramento. Consigliera Generale, collabora nell’ambito della missione, formazione ed offre orientamenti per gli esercizi spirituali, in particolare negli ultimi anni in Guinea Bissau e Senegal. È impegnata nell’animazione del Centro missionario d’Istituto, per “Portare i Misteri” nelle periferie del mondo.


(1) Cfr. Giovanni Paolo II, Esortazione apostolica post-sinodale Vita consecrata. La vita consacrata e la sua missione nella chiesa e nel mondo Vita Consacrata, 14
(2) Cfr. Vultum Dei Quaerere, 4
(3) Vultum Dei Quaerere, 5
(4) Cfr. Giovanni Paolo II, Esortazione apostolica post-sinodale Vita consecrata. La vita consacrata e la sua missione nella chiesa e nel mondo, n. 9
(5) Evangelii Gaudium, 20
(6) Madre Serafina Farolfi, fondatrice Suore Clarisse Francescane del SS. Sacramento, nel 1989, Bertinoro
(7) Cfr. Gaudete Et Exsultate, 151
(8) Cfr. Gaudete Et Exsultate, 26
(9) Benedizione di S. Chiara 16 (FF 2858)

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