Oltre il buio, vegliare nella speranza. Commento missionario al Vangelo della domenica

Vangelo e commento della XXXIII domenica del tempo ordinario. «Il cielo e la terra passeranno, ma le mie parole non passeranno».

Dal Vangelo secondo Marco (Mc 13, 24-32)

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli:
«In quei giorni, dopo quella tribolazione,
il sole si oscurerà,
la luna non darà più la sua luce,
le stelle cadranno dal cielo
e le potenze che sono nei cieli saranno sconvolte.
Allora vedranno il Figlio dell’uomo venire sulle nubi con grande potenza e gloria. Egli manderà gli angeli e radunerà i suoi eletti dai quattro venti, dall’estremità della terra fino all’estremità del cielo.
Dalla pianta di fico imparate la parabola: quando ormai il suo ramo diventa tenero e spuntano le foglie, sapete che l’estate è vicina. Così anche voi: quando vedrete accadere queste cose, sappiate che egli è vicino, è alle porte.
In verità io vi dico: non passerà questa generazione prima che tutto questo avvenga. Il cielo e la terra passeranno, ma le mie parole non passeranno.
Quanto però a quel giorno o a quell’ora, nessuno lo sa, né gli angeli nel cielo né il Figlio, eccetto il Padre».

Commento al Vangelo di domenica 14 novembre a cura di sr. Marta Arosio, Missionarie dell’Immacolata – Pime

Il sole si oscura, la luna non dà più luce, le stelle cadono, lo sconvolgimento invade i cieli e la terra. Quello che Gesù descrive ai suoi discepoli è uno scenario apocalittico. Non c’è più luce sulla terra, né quella del sole che riscalda, né quella della luna che tiepidamente rischiara i nostri cammini notturni, neppure le stelle possono più indicare ai viandanti il loro cammino, la strada sicura, la via del ritorno a casa.

È uno scenario disastroso, cupo, denso di terrore, di aspirazioni cadute, di speranze offuscate, di riferimenti distrutti. Come quello di oggi, dove la guerra al potere ha il sopravvento sulla dignità della vita umana, dove l’uomo, che si crede padrone, genera disastri ambientali, crisi umanitarie, armi di distruzione di massa. Di fronte a tutto ciò, l’uomo sembra destinato a perdersi senza più speranza, a cadere in una crisi profonda, una crisi di senso.

È allora che ciò che sembra essere la fine del mondo fa spostare lo sguardo dell’uomo verso il fine del mondo, il fine dell’esistenza. Quando tutto sembra spegnersi, quando l’angoscia e la sofferenza invadono il cammino, quando la morte si avvicina è allora che l’uomo rivolge a se stesso e a Dio la domanda fondamentale: qual è il senso della vita? Quale il fine della mia esistenza in questo mondo?

Sono domande profonde, che risucchiano l’anima, che, nelle situazioni più disperate, sembrano chiudere le porte in faccia persino alla speranza. Il Vangelo di oggi ci dice, invece, di non disperare, di saper cogliere proprio lì, dentro l’inimmaginabile sconvolgimento, il segno di una vita che rinasce, una vita che sa portare frutto al di là della sua apparenza fragile, sofferente, distrutta.

Osservate il fico, i suoi teneri rami, le sue prime foglie… da questo sapete che l’estate si avvicina. Prima di mettere le sue foglie il fico ha le sembianze di un albero sterile, nudo, morto. Tuttavia, la forza vitale della linfa che scorre silenziosa e nascosta dal tronco ai rami fa sì che questi si facciano teneri e germoglino e mettano foglie e portino frutto, il dolcissimo frutto dei fichi maturi.

Quante volte nelle nostre esperienze abbiamo assistito a questi “miracoli di vita dalla morte” a questi “raggi di luce dal buio”, alla trasformazione lenta e silenziosa del cuore delle persone che con perseveranza, senza smettere di sperare hanno continuato a lottare per la loro sopravvivenza, per il bene della loro famiglia, della loro vita fino a che “l’albero non ha portato i suoi frutti maturi”? Quante volte anche noi abbiamo sperimentato dopo un’ardua salita la bellezza di un paesaggio mozzafiato e guardandoci indietro abbiamo ringraziato della forza incredibile avuta per raggiungere la cima.

Avere occhi nuovi per vedere anche nel buio, continuare a lottare “sperando contro ogni speranza” questo è il messaggio del Vangelo di questa domenica, occhi nuovi che la Grazia di Dio è in grado di dare a colui e colei che li cerca, nel buio. Perché proprio lì il Figlio dell’uomo verrà, invierà i suoi angeli, chiamerà i suoi eletti dai quattro venti, da ogni angolo della terra per farli entrare nella sua gloria. Lo sconvolgimento diventerà qualcosa di sconvolgente, la crisi diventerà occasione di rinascita.
Il presente, l’oggi della nostra vita, qualunque esso sia è già gravido di speranza. Egli, il Signore della nostra vita è vicino, ci è vicino, è alle porte e dice: “Ecco io sto alla porta e busso!”

In ogni vita c’è un sasso d’inciampo, una fatica da affrontare, un dolore da accogliere, una sofferenza da portare. Nel Vangelo leggiamo “il cielo e la terra passeranno, ma le mie parole non passeranno”. Anche se gli astri si spegnessero, anche se la morte sopraggiungesse, nulla potrà distruggere la Parola che ci è stata data in Gesù Cristo, Parola d’amore, di speranza, di Vita. Gesù è risorto da morte per ridare luce e vita, per consentire all’uomo di partecipare alla sua vita e divenire linfa nel mondo, per portare nuovi germogli e nuovi frutti. Nessuno sconvolgimento sarà più veramente distruttore perché Egli è alle porte, Egli è vicino.

Il Signore ci doni occhi nuovi, capaci di vedere oltre il buio, di vegliare nella speranza, di cogliere i segni di vita che già preparano l’estate dove gusteremo i frutti maturi.

Buona domenica a tutti.

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