Un futuro per le mamme di Goma e per i loro bambini

La missione salesiana in Congo: il vicario del rettore maggiore dei Salesiani posa la prima pietra per la costruzione di un centro per bambini e ragazze vulnerabili

di Redazione

“Che questa pietra di costruzione e benedizione sia una pietra di costruzione del regno di Dio”. Questo l’augurio di don Stefano Martoglio, vicario del rettore maggiore dei Salesiani, alla comunità Ngangi di Goma, nella Repubblica Democratica del Congo, in occasione della cerimonia di benedizione e di posa della prima pietra per la costruzione di un centro di accoglienza e formazione per bambini e ragazze vulnerabili.

Tra i presenti alla celebrazione, che si è svolta in scorsa settimana: don Tryphon Kalimira, vicario dell’Ispettoria “Maria Santissima Assunta” dell’Africa Centrale (AFC), don Aurélien Mukangwa, delegato ispettoriale per la delegazione “San Giuseppe” delle opere orientali (AFC-EST), don Jean-Pierre Muhima, direttore della comunità salesiana di Ngangi, ed altri salesiani di Don Bosco, insieme a giovani e loro familiari.

Durante l’emozionante cerimonia don Martoglio ha invitato le ragazze, che frequentano i corsi di taglio e cucito e per parrucchiere del “Foyer Anuarite” dell’opera “Don Bosco Ngangi” di Goma, ad unire le loro preghiere per il progredire sereno e spedito dei lavori di costruzione di questo centro, di cui esse saranno le prime beneficiarie.

Grande attesa e fiducia per la realizzazione di questo progetto edilizio, nonostante il fatto che il compimento di quest’opera richiederà certamente un grande impegno economico.

Dopo la cerimonia, il vicario del rettor maggiore ha proseguito la sua giornata di attività prendendo parte al consiglio della delegazione San Giuseppe, tenutosi presso la “Maison Marguerite” di Goma, sede della delegazione e luogo di rinascita per molte mamme e bimbi già a partire dal 2009.

A “Maison Margherita”, dal nome della madre di don Bosco, vengono accolte ragazze “vulnerabili”, vittime di violenza sessuale, ragazze madri abbandonate e ragazze di strada, associate ai gruppi armati, accusate di stregoneria o semplicemente in difficoltà, che, grazie all’impegno dei Salesiani, possono ricominciare e riprendere in mano la propria vita.

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