A servizio del Regno. Commento missionario al Vangelo della domenica

“Per Gesù regnare è servire, amare, perdonare, dare la propria vita, morire al nostro posto”. Commento al Vangelo di domenica 21 novembre a cura di sr. Maria Rosa Venturelli*

21 novembre 2021, XXXIV domenica del Tempo ordinario (Anno B)

Dal Vangelo secondo Giovanni (Gv 18, 33-37)

In quel tempo, Pilato disse a Gesù:
«Sei tu il re dei Giudei?».
Gesù rispose: «Dici questo da te, oppure altri ti hanno parlato di me?».
Pilato disse: «Sono forse io Giudeo? La tua gente e i capi dei sacerdoti ti hanno consegnato a me. Che cosa hai fatto?».
Rispose Gesù:
«Il mio regno non è di questo mondo; se il mio regno fosse di questo mondo, i miei servitori avrebbero combattuto perché non fossi consegnato ai Giudei; ma il mio regno non è di quaggiù».
Allora Pilato gli disse:
«Dunque tu sei re?».
Rispose Gesù: «Tu lo dici: io sono re. Per questo io sono nato e per questo sono venuto nel mondo: per dare testimonianza alla verità. Chiunque è dalla verità, ascolta la mia voce».

Solennità di Cristo Re

È la festa di Cristo Re. È la domenica che conclude l’anno liturgico. Cristo Gesù è l’Alfa e l’Omega, il Principio e la Fine, o meglio il Compimento di tutte le cose.

Il Signore Gesù è il re dell’universo, è il re di tutti e di ogni persona. Lui è il mio re: Colui che mi ha conquistata dando tutto sé stesso, colui che mi ha liberata; mi ha fatto sua, per vivere in una libertà e pienezza uniche, colui che mi chiama e mi onora di poter essere un membro attivo, una persona importante nel suo regno, che è la vita, è la Chiesa, è l’umanità, è il regno dei cieli.

Paolo VI diceva: “Io non finirei mai di parlare di Lui”.
Accogliere Gesù come “Signore e Re” significa prendere la decisione più grande della propria vita.
È sapere in concreto che Lui è abbastanza grande per salvarci e cambiare la nostra situazione di povertà, di bisogno, di peccato. È poter dire: Gesù è il mio Signore, colui al quale affido la mia vita.

Affidarci in polacco si dice “ufam tobie”. È come un verbo al passivo. “Mi abbandono alla tua fedeltà, Signore!” come dice il salmo 51. La Sua fedeltà nella mia quotidiana e concreta vita di ogni giorno.

Oggi è anche la giornata dedicata alle sorelle claustrali, ricordando la presentazione di Maria al tempio. La cosiddetta giornata “Pro Orantibus”, istituita da Pio XII nel 1953. Perché? Perché nell’offerta di Maria a Dio, si riconosce l’ideale della vita consacrata a Lui.

Siamo così chiamati in questa domenica all’adorazione e alla contemplazione di Gesù, Re e Signore dell’universo; abbiamo la possibilità di dare un senso vero alla nostra esistenza in quanto Gesù ci coinvolge nella sua opera e nella sua missione perché nel mondo – cominciando dal nostro ambiente – ci sia l’amore, la fraternità, la pace, la salvezza spirituale e umana di tante persone che incontriamo.

Come farlo? Per Gesù regnare è servire, è amare, è perdonare, è dare la propria vita, è riscattare, è rigenerare a vita nuova, è ricreare le persone, è morire al nostro posto.

Che cosa significa per noi celebrare e vivere questa festa di Cristo Re?
Vogliamo vivere questo rapporto profondo e personale con Gesù: è Colui che mi ha dato e mi dà tutto. Cristo è il mio tesoro e la mia gioia. Posso così vivere la mia esistenza e le mie giornate con Lui, in Lui e per Lui.

Di fronte alle sfide, ai drammi esistenziali del nostro tempo, Papa Giovanni Paolo II diceva: “Una Persona ci salverà: Cristo stesso. Il nostro programma di vita si incentra in Cristo, da conoscere, amare, imitare, per vivere con lui la vita trinitaria e trasformare con lui la storia”. (NMI, n29).

Siamo chiamati ad essere i collaboratori di Cristo, i costruttori del suo regno, i portatori della verità di Gesù, dei valori profondi del suo Vangelo, del suo stile e delle sue scelte di vita. Perché il mondo sia “umano”, ha bisogno di essere “cristiano”, cioè secondo il Cuore di Cristo, il suo regno, nella novità dell’amore.

Infine in questo passo del Vangelo Gesù ci insegna anche ad essere coraggiosi. Non dobbiamo aver paura di gridare a tutti la nostra fede, di dire apertamente di amare Gesù, non dobbiamo aver paura di andare contro corrente, non dobbiamo aver paura di trovarci soli, perché vogliamo essere coerenti, non dobbiamo accettare i compromessi che si allontanano da Lui e ci avvicinano troppo a mondo.

Buona domenica a voi tutti nel Signore Gesù, il nostro Re e Salvatore!

Sr. Maria Rosa Venturelli, missionaria comboniana

* Sr. Maria Rosa Venturelli, missionaria comboniana. Ha lavorato per 12 anni in Zaire (attuale Repubblica Democratica del Congo) e 10 anni in Polonia. Autrice di Terra e Missione

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