Recuperare la dimensione contemplativa della nostra missione

Santa Chiara nei suoi Scritti, richiamando il tema dello specchio, invita alla contemplazione quotidiana cercando non la nostra immagine, ma quella di “Colui che è figura della divina sostanza”. Riflessione a cura di Sr Laura Oliveira*

La manifestazione del volto di Dio ricorre spesso nella Sacra Scrittura e, in particolare, nei salmi come espressione di un’esperienza spirituale unica e intensa dell’uomo che cerca Dio e sta alla Sua presenza. “Mi sazierò della tua immagine”, dice il salmista. La contemplazione del volto di Dio ci sazia e ci salva: “fa splendere il tuo volto” (Sal 31, 17) e noi saremo salvi (Sal 80, 4).

Per approfondire l’argomento circa la dinamica “dell’essere desiderante”, che brama contemplare il volto di Dio e dissetare l’anima all’Unico e Sommo Bene, si propone de seguito un approccio secondo la spiritualità clariana, attraverso l’immagine dello specchio.

Di Santa Chiara si dice che fu “nobile di nascita, più nobile per grazia; vergine nel corpo, purissima di spirito; giovane di età, matura per saggezza; costante nel proposito, ardente ed entusiasta nell’amore a Dio; piena di sapienza e di umiltà; Chiara di nome, più chiara per vita, chiarissima per virtù” (1Cel VIII,18: FF 351). E riguardo alle Povere Dame di San Damiano, Tommaso da Celano scrisse: “hanno meritato di elevarsi alle altezze della contemplazione, ed è in questa che esse imparano ciò che devono fare ed evitare, e gustano la felicità di stare nell’intimità con Dio, perseverando il giorno e la notte nelle lodi e preghiere (1Cel VIII,20: FF 352).

Chiara, nella sua sensibilità femminile, guidata dallo Spirito, propone ad Agnese di Praga, di portare ogni giorno l’anima nello specchio senza macchia – Gesù – e di scrutare in esso continuamente il suo volto, perché possa così adornarsi tutta all’interno e all’esterno (4LAg 15-16: FF 2902).

Scrive Chiara ad Agnese: “Mira, in alto, la povertà di Colui che fu deposto nel presepe, al centro dello specchio, la santa umiltà, ch’Egli sostenne per la redenzione del genere umano. E, in basso, contempla l’ineffabile carità per la quale volle patire sul legno della croce” (4LAg 19-23: FF 2904).

L’immagine è bellissima: contemplare in alto, al centro, in basso, ovvero, in tutte le direzioni, senza lasciarsi sfuggire nulla. Contemplare il mistero della salvezza umana che si realizza nell’Incarnazione, Passione, Morte e Resurrezione di Gesù per diventare un altro Cristo. Contemplare per acquisire lo stesso aspetto, la somiglianza del Verbo incarnato, che è lo specchio senza macchia. È su di Lui che l’essere desiderante, attratto dalla divina bellezza, fissa lo sguardo, è Lui che contempla, è da Lui che si lascia trasformare.

Possiamo domandarci: che cos’è lo specchio, se non un oggetto che riflettendo i raggi luminosi, rispecchia ciò che ha davanti a sé? Quando ci guardiamo nello specchio, senza dubbio, è la nostra immagine che cerchiamo di vedere. La dinamica della contemplazione indicata da Santa Chiara, ci chiede un passo in più: guardare tutta la superficie dello specchio e cercare non la nostra immagine, ma quella di “Colui che è figura della divina sostanza” (3LAg 13: FF 2888).

Chiara ci presenta l’immagine dello specchio come segno di una Presenza, per parlare del movimento interiore dell’anima che si addentra nello specchio dell’eternità per trovare l’immagine giusta, perfetta. Pertanto, invita ad Agnese (e ciascuno di noi) a collocare gli “occhi davanti allo specchio dell’eternità, a collocare l’anima nello splendore della gloria” (Cfr. 3LAg 12: FF 2888).

Possiamo affermare che per Santa Chiara la contemplazione è uno stato di vita, di costante conformazione a Cristo. Una contemplazione che si concretizza nella gioia di cercarlo, trovarlo, di adornarsi interamente di Lui, in un rapporto filiale con Dio e come madre e sorella nella comunità.

Pertanto, l’esercizio della contemplazione, sotto la azione dello Spirito Santo, plasma il cuore della persona e la spinge a lasciarsi trasformare nell’immagine del trascendente, “a immagine e somiglianza di Dio” (Gen 1, 26-27). Secondo Paolo, Cristo è immagine del Dio invisibile generato prima di ogni creatura (cfr. Col 1,15) e “quelli che egli da sempre ha conosciuto, li ha anche predestinati a essere conformi all’immagine del Figlio suo” (Rm 8,29).

Allora, la misura giusta dell’uomo è quella del Figlio, alla quale deve conformarsi. Gesù è l’immagine perfetta di Dio perché “chi vede me, vede colui che mi ha mandato” (Gv 12, 45).

Per ciascuno di noi l’invito è quello di guardare dentro lo specchio con uno sguardo lungimirante, profondo, per scrutare, per commuoversi, per relazionarsi, per lasciarsi trasformare nell’immagine del Figlio Unigenito. “In questo specchio poi rifulgono la beata povertà, la santa umiltà e l’ineffabile carità, e questo tu potrai contemplare, con la grazia di Dio, diffuso su tutta la superficie dello specchio” (4LAg 18: FF 2903).

Chiediamo al Signore la grazia di non esitare quando lo Spirito esige da noi che facciamo un passo avanti […]. Lasciamo che lo Spirito Santo ci faccia contemplare la storia nella prospettiva di Gesù risorto (Gaudete et exsultate 139). Recuperare “uno spirito contemplativo, che ci permetta di riscoprire ogni giorno che siamo depositari di un bene che umanizza, che aiuta a condurre una vita nuova” Evangelii Gaudium 264).

Sr Laura Oliveira, Clarissa Francescana Missionaria

* Sr Laura Oliveira, Clarissa Francescana Missionaria del Santissimo Sacramento. Consigliera Generale, collabora nell’ambito della missione, formazione ed offre orientamenti per gli esercizi spirituali, in particolare negli ultimi anni in Guinea Bissau e Senegal. È impegnata nell’animazione del Centro missionario d’Istituto, per “Portare i Misteri” nelle periferie del mondo.

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