“Apocalypse now?” Non è la fine ma il fine. Commento missionario al Vangelo della domenica

La Parola di Dio in quest’inizio d’Avvento è carica di speranza e di gioia. Non è la fine che è annunciata, ma il suo fine: il perché siamo al mondo, in questo mondo, con tutto quello che accade. Commento al Vangelo di domenica 28 novembre a cura di padre Dario Dozio, missionario SMA.

Dal Vangelo secondo Luca (Lc 21,25-28.34-36)

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli:
«Vi saranno segni nel sole, nella luna e nelle stelle, e sulla terra angoscia di popoli in ansia per il fragore del mare e dei flutti, mentre gli uomini moriranno per la paura e per l’attesa di ciò che dovrà accadere sulla terra. Le potenze dei cieli infatti saranno sconvolte.
Allora vedranno il Figlio dell’uomo venire su una nube con grande potenza e gloria.
Quando cominceranno ad accadere queste cose, risollevatevi e alzate il capo, perché la vostra liberazione è vicina.
State attenti a voi stessi, che i vostri cuori non si appesantiscano in dissipazioni, ubriachezze e affanni della vita e che quel giorno non vi piombi addosso all’improvviso; come un laccio infatti esso si abbatterà sopra tutti coloro che abitano sulla faccia di tutta la terra. Vegliate in ogni momento pregando, perché abbiate la forza di sfuggire a tutto ciò che sta per accadere, e di comparire davanti al Figlio dell’uomo».
Parola del Signore.

Commento audio al Vangelo

Prima domenica d’Avvento: tempo bellissimo, carico di speranza, di attesa, di gioia. E il pensiero corre già al Natale. Invece ecco un brano di Vangelo a dir poco tragico, come un film “after day”, pieno di catastrofi, sconvolgimenti, angosce… Insomma: peggio di qualsiasi previsione sui cambiamenti climatici. Se poi penso che nel nostro mondo oggi sono in corso almeno 35 conflitti armati; migliaia di disperati aspettano ammassati ai confini dell’est europeo o sulle spiagge del mediterraneo; la quarta ondata della pandemia galoppa velocemente; e tutti i drammi piccoli o grandi che leggiamo sui quotidiani… perché anche il Signore viene a farci paura con questa pagina di vera apocalisse?

Appunto: apocalisse. Cioè rivelazione (letteralmente: “togliere il velo”). Perché sulla nostra vita è sceso come un velo che ci impedisce di vedere chiaro, quasi una spinta continua contro la speranza e la gioia di vivere. Il Signore oggi viene ad aprirci gli occhi, a togliere questo velo (apocalisse!). Perché lui vuole vederci felici, vivere in pienezza. La Parola di Dio in quest’inizio d’Avvento allora è carica di speranza e di gioia. Non è la fine del mondo che è annunciata, ma il suo fine: il perché siamo al mondo, in questo mondo, con tutto quello che accade.

Il problema è nella vista: come vedere la storia e noi stessi. Perché siamo miopi. Così il Signore ci invita con forza a cambiare sguardo, cambiare mentalità. Noi vediamo facilmente le nostre paure, il male che fa tanto rumore. Ma la realtà è un’altra. La verità è che Dio è presente nella nostra vita e ci ama. Il mondo non è oggetto da possedere, usare e abusare… fino a distruggerlo. No! Il mondo è un dono bellissimo e noi possiamo vivere da figli e da fratelli. Apocalisse è capire che la nostra felicità non è nell’accumulare, possedere, sfruttare, far quello che si vuole. Così distruggiamo tutto. La buona notizia (Vangelo) è che siamo chiamati a vivere da fratelli e sorelle. Questo è possibile perché siamo figli di un Dio che è padre e ci ama. Ecco la missione: vivere da fratelli perché figli.

Il fine (non la fine!) della nostra vita e di questo mondo allora è qualcosa di meraviglioso: è l’incontro con lo sposo. La Bibbia infatti termina con l’Apocalisse, dove si parla delle nozze tra Dio e l’umanità e il grande desiderio è: “Vieni Signore Gesù”. È quello che diciamo ogni volta nell’Eucarestia, “nell’attesa che si compia la beata speranza e venga il nostro Salvatore”.

“Allora vedranno il Figlio dell’uomo”. Così Gesù ha voluto indicare sé stesso: il Figlio dell’uomo. Cioè anzitutto uomo, che è immagine e somiglianza di Dio. Gesù ci rivela il volto di Dio, ma rivela anche chi è veramente l’uomo: immagine di Dio. Vedere l’uomo è vedere Dio: Dio nello straniero, nell’emigrato, nell’oppresso, nel carcerato, nel malato… Ed è in queste situazioni, anche le più dolorose, che noi oggi incontriamo il Cristo: “ciò che avete fatto a ognuno di questi ultimi l’avete fatto a me.”

Il vero pericolo è quando davanti al male noi pieghiamo la testa, ci rassegniamo, diciamo che non c’è nulla da fare, ci adattiamo in totale indifferenza: fan tutti così! No, dice Gesù. Non arrendetevi, drizzatevi: questo è il momento giusto per alzate la testa. Perché la nostra liberazione è vicina, è lì, in quelle cose. Il male è vinto dove uno ha la forza di non farlo, di non piegarsi, ma di star dritto, testimone della verità. Come ha fatto Gesù, come hanno fatto i martiri. Come fanno tutte le persone oneste che vincono il male con l’amore.

Questo è vivere in pienezza: fare come il Figlio dell’uomo, amare fino donare la propria vita. Testimoniare che l’amore è più forte di tutto è vivere già ora i cieli nuovi e la terra nuova. Allora: vieni Signore Gesù! Maranatà.

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