Un anno liturgico nel cuore del Vangelo di Luca

Domani 28 novembre 2021 sarà la prima domenica di Avvento e avrà così inizio l’Anno Liturgico C, in cui ci accompagnerà il Vangelo di Luca, da molti chiamato anche il Vangelo della Misericordia. La grande originalità del suo racconto nell’approfondimento a cura di padre Antonio D’Agostino*, missionario comboniano.

Ogni Vangelo è un’immagine, un ritratto di Gesù, fatto non in forma grafica ovviamente, ma in forma di racconto. Al tempo di Gesù si usava spesso la parola Vangelo, a indicare soprattutto l’annuncio di una bella e importante notizia; per esempio, in ambito militare, si riferiva a una importantissima battaglia vinta che finiva per cambiare le sorti della guerra; oppure, annunciava la nascita del figlio dell’imperatore. Nel nostro caso, Luca è intenzionato a scrivere la storia di qualcuno che è in grado di cambiare la vita di coloro che decidono di seguirlo. Questo qualcuno è Gesù di Nazareth, la bella notizia, la più sconvolgente, soprattutto per gli oppressi e gli scartati di sempre.

Come ha lavorato Luca per scrivere questa bella notizia?

Lo dice lui stesso all’inizio del suo Vangelo: “Poiché molti han posto mano a stendere un racconto degli avvenimenti successi tra di noi, come ce li hanno trasmessi coloro che ne furono testimoni fin da principio e divennero ministri della parola, così ho deciso anch’io di fare ricerche accurate su ogni circostanza fin dagli inizi e di scriverne per te un resoconto ordinato, illustre Teòfilo, perché ti possa rendere conto della solidità degli insegnamenti che hai ricevuto” (Lc 1,1-4).

In pratica, Luca ci riferisce che già altri hanno redatto del materiale su quanto è accaduto, e che lui non parte da zero; ha a sua disposizione del materiale, dei documenti, personaggi autorevoli che hanno visto e incontrato Gesù, storie orali che girano nella sua comunità, che ora cercherà di organizzare per poi offrirli a Teofilo. Chi è costui? Al di là se sia o meno un personaggio storico, possiamo immaginarci che il resoconto è per tutti coloro che, come Teofilo, che significa ‘amico di Dio’, vogliono saperne di più.

Ciò significa che Luca ha preparato un resoconto ordinato e ben fondato di ciò che è accaduto, e il motivo è “perché ti possa rendere conto della solidità degli insegnamenti che hai ricevuto”.

Però, attenzione, Luca non è interessato a darci delle informazioni, o delle notizie su Gesù; egli non vuole fare un reportage giornalistico. Luca è interessato a costruire sulla base del materiale che ha a disposizione, un racconto che possa accrescere la fede di Teofilo, e quindi la fede delle comunità cristiane che, da questo momento in poi, avranno a disposizione il suo scritto.

Luca queste cose le dice a Teofilo, e quindi anche a ciascuno di noi, amici e amiche di Dio, e lo fa secondo quanto lui stesso ha imparato e capito e secondo il ritratto di Gesù che vuole comunicare; per questo diciamo che ciò che lui ha scritto è ‘il Vangelo secondo Luca’; e il suo ritratto è sicuramente differente da quello degli altri tre evangelisti, arricchendo così quanto riferito intorno alla vita di Gesù di Nazareth.

L’autore

Abbiamo una sorta di identikit di Luca:

  • è un gentile di Antiochia convertito al cristianesimo;
  • diventa compagno e discepolo di Paolo, accompagnandolo in alcuni viaggi missionari;
  • è una persona colta e sensibile, la sua opera si presenta con netto taglio storico;
  • è presentato come “medico”, anche se non sono rintracciabili altre informazioni su questa sua presunta professione, se non la diretta citazione di Paolo;
  • aveva un temperamento mite, con un animo sensibile. Dante Aligheri lo definirà “Scriba della mansuetudine di Cristo”;
  • sono suoi sia il terzo Vangelo, sia gli Atti degli Apostoli scritti dopo l’anno 80 d.C. probabilmente a Roma;
  • siccome non ha conosciuto Gesù e non è stato perciò un testimone diretto, all’inizio del Vangelo Luca ci informa su come ha proceduto da storico per riunire tutte le informazioni a sua disposizione su Gesù.

Aspetti generali del Vangelo di Luca

• Il cuore del Vangelo di Luca è un grande viaggio, lungo il quale Gesù incontra gli esclusi, ‘gli scartati’ dell’umanità, la debolezza umana, le solitudini, le situazioni di morte, ecc. È un grande viaggio, ma verso dove? Verso Gerusalemme, la capitale della religione giudaica. E a che scopo? Per cambiare il cuore dell’uomo e dichiarare la fine di una certa religione. Proprio per questo sarà ucciso.

• Che immagine ci presenta di Gesù in questo percorso?
Gesù è l’uomo della misericordia che lungo il cammino è pronto a fermarsi, a incontrare la gente, a toccare e a lasciarsi toccare. Qualcuno ha detto che il Gesù di Luca è ‘il ritratto di un uomo dai piedi impolverati’, che mentre cammina verso Gerusalemme si curva a ogni passo sui sofferenti e sugli ultimi della terra. Possiamo affermare che le due grandi e inseparabili dimensioni nella vita di Gesù sono state: la profonda comunione con l’Abbà e la convivenza solidale con la gente che incontrava sul cammino.

• Quello di Luca è anche chiamato il Vangelo sociale, il più sensibile al divario tra ricchi/poveri, il più polemico nei confronti delle classi economicamente superiori; e le persone alle quali Gesù più si rivolge non sono i peccatori ma i poveri, i sofferenti, i malati. Questo significa che Gesù non è venuto per convertire, né per accusare qualcuno, ma per guarire; non è moralista il Vangelo ma una sconvolgente liberazione offerta a tutti. Ancora nel 1967 Papa Paolo VI diceva: “Oggi la questione sociale ha acquistato una dimensione mondiale (…) i popoli della fame interpellano oggi in maniera drammatica i popoli dell’opulenza” (PP,3).

• Quello di Luca è il Vangelo della gioia, della pace messianica, della salvezza, ma anche dell’impegno terreno. Gesù è la bella notizia per il mondo, perché viene a liberarci da tutto ciò che impoverisce la nostra umanità. Infatti, viviamo in una società in cui le persone sono trattate come numeri, senza volto e senza storia; una società dominata dalla logica del profitto, senza cuore e senza patria; una società dell’indifferenza, con un sistema economico “ingiusto alla radice” che promuove una economia che uccide. Ricordiamo le parole di Papa Francesco: Così come il comandamento “non uccidere” pone un limite chiaro per assicurare il valore della vita umana, oggi dobbiamo dire “no a un’economia dell’esclusione e della inequità”. Questa economia uccide. Non è possibile che non faccia notizia il fatto che muoia assiderato un anziano ridotto a vivere per strada, mentre lo sia il ribasso di due punti in borsa. Questo è esclusione. Non si può più tollerare il fatto che si getti il cibo, quando c’è gente che soffre la fame. Questo è inequità. Oggi tutto entra nel gioco della competitività e della legge del più forte, dove il potente mangia il più debole. Come conseguenza di questa situazione, grandi masse di popolazione si vedono escluse ed emarginate: senza lavoro, senza prospettive, senza vie di uscita. Si considera l’essere umano in se stesso come un bene di consumo, che si può usare e poi gettare. Abbiamo dato inizio alla cultura dello “scarto” che, addirittura, viene promossa. Non si tratta più semplicemente del fenomeno dello sfruttamento e dell’oppressione, ma di qualcosa di nuovo: con l’esclusione resta colpita, nella sua stessa radice, l’appartenenza alla società in cui si vive, dal momento che in essa non si sta nei bassifondi, nella periferia, o senza potere, bensì si sta fuori. Gli esclusi non sono “sfruttati” ma rifiuti, “avanzi”. (EG, 53).

• Sia nel Benedetto come anche nel Magnificat viene detto il motivo principale della venuta di Gesù; come il suo nome lo indica egli viene a salvarci da ciò che ci rende malati: il disamore. Amare poco, amare male, non amare.
In aramaico Yeshua, oltre a Salvatore significa anche dilatare, aumentare, ingrandire. Gesù allora viene a ingrandire il cuore affinché ci sia spazio per tutti: per Dio, per i fratelli e le sorelle, per le creature, per la bellezza del mondo, ecc.

• Il Vangelo di Luca annuncia l’abbattimento di tutte le separazioni, come sono i muri, le barriere, le frontiere, le chiusure di ogni tipo, siano esse etniche, sociali, religiose e di genere. Sottolineiamo quanto affermava Papa Giovanni Paolo II nel 1998: “In tutto l’insegnamento di Gesù, come anche nel suo comportamento, nulla s’incontra che rifletta la discriminazione, propria del suo tempo, della donna. Al contrario, le sue parole e le sue opere esprimono sempre il rispetto e l’onore dovuto alle donne” (MD,13).

In altre parole, la salvezza che ci viene donata da Gesù è la capacità di amare con lo stesso cuore di Dio il cui nome è Amore.

• Il Vangelo di Luca cambia il paradigma della vecchia religione basato sul peccato e lo sostituisce con un nuovo paradigma, quello della salute, della vita in pienezza. Luca userà una definizione straordinaria in 6,35, dove si dice che Dio dimostra il suo amore agli ingrati e ai malvagi; vale a dire che Dio non castiga, non punisce e non minaccia, perché è amore, un amore indipendente, unilaterale a prescindere dalla risposta. Ma allora – potremmo pensare – se Dio non punisce, non c’è più religione. E infatti, con Gesù è finito quell’atteggiamento religioso con cui passiamo la giornata cercando di non offendere Dio, dove l’unica nostra preoccupazione è di far contento Dio a forza di osservanze religiose che alla fine si rivelano sterili e inutili.

In altre parole il vangelo di Luca ci aiuta a comprendere che Dio non si merita, ma si accoglie, e accogliendolo ci risana e ci fa fiorire.

Altri capovolgimenti della religione che incontriamo in Luca sono i seguenti:

• la fa uscire dal Tempio per farla entrare nella casa;
• si passa dal sacerdozio maschile alla laicità, dando particolare rilievo e centralità alle donne, le nuove mediatrici;
• da una religione che distingueva tra puro e impuro a una religione che privilegia l’interiorità, il cuore;
• da una religione basata sulla legge a quella dell’amore;
• dalla separazione al superamento di tutte le barriere.

Volendo riassumere in 7 parole la struttura del Vangelo di Luca, diremmo così: GIOIA, POVERI, DONNE, MISERICORDIA, VIAGGIO, LA CASA E LA TAVOLA, OGGI.

Le sfide dei tempi

A conclusione di questa breve introduzione del terzo Vangelo, possiamo affermare che le sfide dei tempi in cui fu scritto il Vangelo di Luca sono molto simili a quelle di oggi: i contrasti delle grandi città, la varietà di etnie e gruppi culturali, la promozione della dignità della donna, i dubbi e lo scetticismo riguardo alla pratica religiosa e all’impegno per una società più giusta.

L’incontro con i missionari del Vangelo ha sconvolto e rivoluzionato la vita dello stesso Luca, accogliendo Gesù, il Messia, come suo Signore e Salvatore. Così, da uomo colto e ricco che era, Luca ha abbandonato tutto e si messo alla sequela di Gesù Cristo per le vie del mondo.

Come Luca ogni discepolo/a di Gesù è chiamato a vivere la sua missione a partire dalla realtà in cui è immerso: vive in mezzo alla gente, conosce i suoi sogni e le sue sofferenze, ascolta le loro voci e le loro grida. La sua missione evangelizzatrice consiste nell’irradiare vita, in mezzo a tanti segnali di morte.

Padre Antonio D'Agostino, missionario comboniano

* P. Antonio D’Agostino è missionario comboniano, attualmente in Italia e impegnato nella Pastorale Giovanile a Padova. Come esperienze di missione all’estero, ha vissuto 10 anni in Africa, tra Uganda e Kenya, e 14 in Ecuador, dove ha anche conseguito la laurea in antropologia.

Crediti foto: PapaBear/Collezione Essentials/Getty Images

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