La voce delle donne afghane e la denuncia di Amnesty

Amnesty International accanto alle donne in Afghanistan oppresse dai talebani. 16 donne afghane si raccontano

di Pietro Rossini, S.X*.

“Da quando i Talebani sono al potere, ho iniziato a nascondermi. Non potevo più fare quello che facevo prima. Adesso non c’è e non ci sarà nessun futuro per me e per altri milioni di donne in Afghanistan”. È la voce dell’attivista afgana Shamail Zarei, una delle donne di cui Amnesty International ha documentato la storia, nel report pubblicato dopo la presa di Kabul, capitale dell’Afghanistan, da parte dei Talebani il 15 agosto 2021.

Donne che stanno vivendo giorni da incubo a causa del deteriorarsi della situazione socio-politica nel loro Paese. Eppure, dopo aver preso il controllo dell’Afghanistan, il portavoce dei Talebani, Zabihullah Mujahid, in conferenza stampa aveva promesso davanti alla comunità internazionale che i diritti delle donne sarebbero stati rispettati.

Amnesty International ha pubblicato nel report le interviste a 16 donne afghane che svolgono professioni diverse. Tutte denunciano gli abusi che i Talebani stanno applicando da quando sono rientrati al potere.

“I Talebani hanno completamente chiuso le porte all’educazione per le donne”, ha detto Manizha Ramizy, assistente insegnante all’università di Kabul. “Nessuna delle mie colleghe può tornare ad insegnare all’università”.

“Le donne non sono private soltanto dell’accesso all’educazione ma anche private della libertà di espressione”, denuncia Elaha Sahel, giornalista.

Sahel ha iniziato a lavorare come giornalista molto giovane, subito dopo la caduta del regime talebano nel 2001. Nei suoi articoli ha trattato temi riguardanti i matrimoni infantili, la condizione delle donne nelle carceri afghane ed il problema delle donne e ragazze senza tetto.

“Quando i Talebani hanno ripreso il potere tutto è cambiato di nuovo”, ha detto Sahel. “Non posso esprimere i miei sentimenti. Tutto sembra sparito come una nube di fumo”.

Le donne, in Afghanistan, non possono più lavorare nelle forze dell’ordine da quando i Talebani hanno ripreso il potere.
“Tutte le donne che lavorano in polizia sono state costrette a rimanere a casa da un giorno all’altro”, dichiara Zala Zazai – donna poliziotto. “Ed altre sono state costrette a scappare a causa della minaccia dei Talebani”.

Amnesty International è un movimento globale per i diritti umani, che comprende oltre dieci milioni di persone in giro per il mondo. La loro missione è quella di promuovere solidarietà tra i popoli a prescindere dalla nazionalità, religione o visioni politiche di appartenenza.

A conclusione del report, l’organizzazione chiede ai talebani di effettuare scelte che riportino le donne afghane al centro della sfera politica, sociale ed economica del paese.

I Talebani hanno vietato alle donne ogni forma di lavoro”, ha detto Roshan Sirrani, ex donna deputata nel parlamento afghano. “Che esse siano insegnanti, dottoresse, giudici o poliziotte, non importa: tutto questo comporterà conseguenze a lungo termine nella nostra società”.

Crediti foto: PapaBear/Collezione Essentials/BetulOzenc

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Pietro Rossini, missionario Saveriano

* Pietro Rossini, SX – Missionario saveriano, originario di Salerno, dopo il Noviziato in Messico, ha concluso il primo ciclo degli studi di Teologia presso lo Sti (Studio teologico Interdiocesano) di Reggio Emilia. Fa parte dell’equipe del portale web e social media della Regione Italiana dei Missionari Saveriani. Attualmente risiede nella comunità dei saveriani a Holliston/MA, Stati Uniti, dove è stato inviato per specializzarsi in scienze della comunicazione e giornalismo.

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