Settimana di preghiera per l’unità dei cristiani. Sotto la luce della stessa stella

Dal 18 al 25 gennaio ricorre la Settimana di Preghiera per l’Unità dei Cristiani, un invito per le Chiese e le confessioni cristiane ad accogliere e integrare l’umanità, “a diventare stella che illumina e può indicare la strada che conduce a Cristo”.

di Fra Giuliano Santoro*

«Perché solo i Magi hanno visto la stella? Forse perché in pochi avevano alzato lo sguardo al cielo». Queste sono le parole di papa Francesco, nell’omelia del 6 gennaio 2018. Tornano alla mente quando vediamo affissa sulle bacheche delle nostre chiese la locandina per la Settimana di preghiera per l’unità dei cristiani del 2022. Su uno sfondo di cielo stellato una frase attira la nostra attenzione: «in oriente abbiamo visto apparire la sua stella e siamo venuti qui per onorarlo (Mt 2,2)».

Quest’anno la Chiesa cattolica italiana ci chiede di pensare all’ecumenismo guardando a quella stella. Essa è oltre i nostri spazi, i nostri gruppi, i nostri Paesi, i muri che ci dividono e ci impediscono di guardarci in faccia. Non solo: la stella ci chiama dall’oltre, attira i nostri sguardi e interroga i nostri percorsi, perché vadano oltre i confini dei nostri limiti esistenziali. «Uomini di scienza, i Re Magi, non esitano ad accettare questo straordinario prodigio e obbediscono alla sua chiamata senza contrapporre la loro scienza alla loro fede»: queste le parole che presentano il tema dell’anno, sottoscritte dai rappresentanti delle Chiese cristiane in Italia.

La stella è la direzione del nostro cammino di vita, che parte dall’oriente: ma dov’è questo luogo? «Un oriente così lontano e così vicino, allora come anche oggi. L’evangelista Matteo non ci ha consegnato il nome del paese esatto della loro provenienza, ma dice semplicemente dall’oriente».

Immaginiamo di camminare con loro: i nostri passi si affiancano a quelli dei magi, e sulla strada i nostri sguardi e i discorsi si incrociano, e ci raccontano della loro terra: l’oriente. È quella terra che, agli occhi dell’uomo d’oggi, è ricca di fascino e di sapienza, che «è divenuta sinonimo di luoghi martoriati, ormai teatro di sofferenze, conflitti e guerre.

Una terra così lontana dal nostro modo di vivere la quotidianità ma anche dal nostro modo di fare Ecumenismo». L’attenzione delle Chiese si rivolge ad oriente, culla della fede ma anche culla del martirio, passato e presente, emblema di un’umanità che quando si divide e non vive per la pace, soffre per l’odio e le lacerazioni delle nostre società. Non tutto, però, è a tinte fosche. Quella terra «porta alla nostra attenzione l’esempio di una fede viva che riesce a superare le differenze che dividono Cristo, unico fondamento della nostra fede».

Il papa nella sua omelia dice anche che «la stella domanda la decisione del cammino, la fatica quotidiana della marcia». È da lì che parte il cammino della Chiesa: «fu in Medio Oriente che la Parola di Dio mise radici e diede i suoi frutti. E fu da questo Oriente che gli apostoli partirono per predicare il Vangelo fino ai confini della terra (cfr. At 1, 8)» (Sussidio CEI, introduzione teologico-pastorale).

Noi ci immettiamo in questo cammino, consapevoli che c’è una comunità di persone raccolte «dal comune battesimo, insieme siamo come piccole stelle che adornano il cielo spirituale della Chiesa di Cristo e l’intero universo. Un grande oikos [nda: casa] capace di accogliere il prossimo non come straniero ma quale fratello e sorella che cerca una famiglia dove trovare sollievo, luce e speranza». Alla fine del cammino anche le nostre comunità (parrocchie, Chiese locali, Chiese domestiche, ecc.) quando sono aperte ad accogliere ed integrare l’umanità in cui siamo immersi, diventano stella che illumina e può indicare la strada che conduce a Cristo.

fra Giuliano Santoro OFM

* Fra Giuliano Santoro è un Frate Minore, attualmente in formazione presso il Convento di Castellaneta (TA). Ha vissuto alcune esperienze di missione in Albania. Svolge attività di animazione missionaria.

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