Il lieto annuncio ai poveri. Commento al Vangelo della domenica

“Annunciare ai poveri il lieto messaggio”: è la storia del fratello, soprattutto se in necessità, a rivelarci l’ordinaria e quotidiana Teofania di Dio nella nostra storia. Meditazione a cura di Sr Vittoria Sechi, cfmss*

Dal Vangelo secondo Luca (1,1-4; 4,14-21)

Poiché molti hanno cercato di raccontare con ordine gli avvenimenti che si sono compiuti in mezzo noi, come ce li hanno trasmessi coloro che ne furono testimoni oculari fin da principio e divennero ministri della Parola, così anch’io ho deciso di fare ricerche accurate su ogni circostanza, fin dagli inizi, e di scriverne un resoconto ordinato per te, illustre Teòfilo, in modo che tu possa renderti conto della solidità degli insegnamenti che hai ricevuto. In quel tempo, Gesù ritornò in Galilea con la potenza dello Spirito e la sua fama si diffuse in tutta la regione. Insegnava nelle loro sinagoghe e gli rendevano lode. Venne a Nàzaret, dove era cresciuto, e secondo il suo solito, di sabato, entrò nella sinagoga e si alzò a leggere. Gli fu dato il rotolo del profeta Isaìa; aprì il rotolo e trovò il passo dove era scritto: «Lo Spirito del Signore è sopra di me; per questo mi ha consacrato con l’unzione e mi ha mandato a portare ai poveri il lieto annuncio, a proclamare ai prigionieri la liberazione e ai ciechi la vista; a rimettere in libertà gli oppressi e proclamare l’anno di grazia del Signore». Riavvolse il rotolo, lo riconsegnò all’inserviente e sedette. Nella sinagoga, gli occhi di tutti erano fissi su di lui. Allora cominciò a dire loro: «Oggi si è compiuta questa Scrittura che voi avete ascoltato».

Loda il Signore, anima mia!
Rende giustizia agli oppressi,
dà il pane agli affamati.
Il Signore libera i prigionieri,
il Signore ridona la vista ai ciechi,
il Signore rialza chi è caduto…  
(Sl 146)

La scelta preferenziale dei poveri

Queste parole riecheggiavano spesso sulle labbra e nel cuore di ogni pio israelita, nell’accorata preghiera dei salmi che veniva recitata assiduamente in tutte le sinagoghe di Israele. Tutti sapevano che il Messia, il Cristo, l’Unto del Signore, quando sarebbe venuto, avrebbe compiuto questi segni straordinari di cura, di solidarietà, di carità verso gli ultimi e i dimenticati della terra. Tutti lo sapevano, e così attendevano il Messia.

E Gesù nella sinagoga di Nazareth, alla presenza di tutti, lì dove era cresciuto e conosciuto, con poche ma chiare parole, proclama e applica a sé il brano di Isaia (Is 61, 1-2) riscuotendo lo stupore e l’ammirazione di chi lo conosceva.

“Lo Spirito del Signore è sopra di me”… Quando lo Spirito soffia, pur pervadendo l’intimo del cuore, non è mai per se stessi, per un dono privato, ma diviene interiormente impetuoso come vento forte che gonfia le vele e spinge le nostre esistenze verso un “oltre”, oltre noi stessi, oltre i circoli viziosi delle nostre comodità, spalancando orizzonti ampi all’incontro con la diversità dell’altro.

“Mi ha mandato”… È così: il dono dello Spirito è sempre un mandato, per una missione, per un invio, per vedere e lasciarsi interpellare dalle necessità dei fratelli. Chi davvero riceve e vive del dono dello Spirito di Dio non può avere occhi indifferenti, orecchi sordi, braccia incrociate davanti alle miserie che incontra: poveri, prigionieri, ciechi, oppressi di ogni ingiustizia.

Questo brano, che segna l’inizio del suo ministero pubblico, ci mostra un Gesù presente “secondo il suo solito” alla preghiera comunitaria del sabato nella sinagoga, a Nazareth. Ma ci insegna allo stesso tempo che non esiste liturgia che non impegni la vita concreta, che non esiste vera meditazione della Parola senza compromissione nel vissuto, che la contemplazione del Volto di Dio porta alla contemplazione del volto del fratello, e che è proprio la storia del fratello, soprattutto se povero e in necessità, a rivelarci l’ordinaria e quotidiana Teofania di Dio nella nostra storia.

Il vero incontro con Dio sconvolge la vita, per poi coinvolgerla nella vita del prossimo!

Chiediamo al Signore oggi di scaldarci il cuore con il fuoco della sua Parola, perché la nostra vita arda sempre più di amore per Lui, e questo amore diventi impegno e sostegno per i fratelli più poveri e bisognosi. 

“Vorrei lenire ogni dolore, tergere ogni lacrima. Vorrei che la vedova e il misero fossero sollevati, vorrei lo dico con tutta semplicità, raccogliere ogni miseria nel mio cuore e non so cosa fare per giovare agli altri senza eccezione di persona” (Venerabile Madre Serafina Farolfi, fondatrice delle suore CFMSS)

* Sr Vittoria Sechi, Clarissa Francescana Missionaria del SS. Sacramento, è attualmente Vicaria Provinciale della Provincia “Immacolata Concezione” Italia-Spagna-Romania

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